Archivio Antimafia Duemila

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Giulietto Chiesa La nostra bandiera non e' Di Pietro

La nostra bandiera non e' Di Pietro

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di Giulietto Chiesa - Megachip -9 luglio 2008

Ottima manifestazione, quella dell'otto luglio. Ci siamo andati anche noi. Perchè non andarci sarebbe stato sbagliato. Perchè a ogni cosa c'è un limite e tutti i limiti sono stati superati dalla feccia che governa il paese. Ma guardiamo le cose con freddezza; non per piangere, ma per capire.

 E, soprattutto, per cercare di capire dove siamo. Siamo nel punto del baratro in cui l'opposizione in Italia è guidata da un populista demagogo come Antonio Di Pietro.

Il quale ha ben capito che il PD non fa alcuna opposizione, e non la farà nemmeno domani, e quindi si propone lui, in prospettiva, come alternativa.

Un bello scontro tra titani: Berlusconi e Di Pietro!

Tutti e due favorevoli al Ponte sullo Stretto, tutti e due favorevoli alla TAV, tutti e due favorevoli alla base di Vicenza, tutti e due favorevoli a tutte le guerre dell'impero, tutti e due capi di partiti personali, che gestiscono l'uno con i denari privati, carpiti al pubblico attraverso attività economiche ampiamente sospette di vari inquinamenti, e in primo luogo dal conflitto d'interessi; l'altro con i denari pubblici recepiti dal finanziamento pubblico dei partiti, dei giornali, etc e incamerati da un partito (l'Italia dei Valori di Di Pietro, intendendosi i suoi personali) in cui non c'è traccia alcuna di democrazia interna.

Un'altra padella e un'altra brace.

Con una parte dei girotondini che corre dietro a Di Pietro, con l'idea di "guidarlo" da qualche parte. E anche Grillo, e anche Travaglio, sembrano pensare che sia utile cavalcarlo, forse per un pò.

Mi fanno venire in mente i "democratici" russi, che abbatterono Gorbaciov e portarono al potere, in trionfo, Boris Eltsin. Anche loro pensavano di "guidare" e invece furono solo delle mosche cocchiere. La Costituzione autoritaria di Russia l'hanno scritta loro.

Dunque torniamo a noi. Di Pietro, non dimentichiamolo, è stato uno degli artefici del "successo" di Veltroni. E' un suo alleato. Se vivessimo in un paese normale la prima cosa che il pubblico di Piazza Navona avrebbe dovuto chiedergli, a gran voce, sarebbe stata di spiegare perchè è entrato nel "pacchetto" di Veltroni. Si è sbagliato? Lo dica. Altrimenti saremo costretti a pensare che ci sta prendendo tutti per i fondelli.
Una cosa è certa: non può essere Di Pietro la nostra bandiera.