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Giulietto Chiesa Crolli accidentali, una spiegazione che lascia troppi buchi neri sull'11

Crolli accidentali, una spiegazione che lascia troppi buchi neri sull'11

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di Giulietto Chiesa - Megachip - 7 luglio 2008
Ci sono in questa storia troppi punti interrogativi per prendere per buone le anticipazioni (ma perchè queste così lacunose anticipazioni? Abbiamo aspettato sette anni, potevamo aspettare ancora qualche mese) fornite dal possiamo dire famigerato NIST (National Institute for Standard and Technologies) in merito alla “famosa” Torre N.7 del World Trade Center.


Torre che è diventata famosa non perché giornali e tv ne abbiano parlato molto, ma perché centinaia di migliaia di pagine web l'hanno analizzata in questi anni sotto ogni profilo possibile, mentre il mainstream , fedele alla versione ufficiale, non l'ha mai menzionata. Ora si dà il caso che la Torre N.7 – un edificio interamente in acciaio alto duecento metri, 47 piani - sia crollata il pomeriggio dell'11 settembre alle ore 17,21, senza essere mai stata colpita da nessun aereo.
E si dà il caso che le risultanze della Commissione d'inchiesta ufficiale del governo americano, il “9/11 Commission Report”, non ne contengano il minimo cenno nelle loro oltre 500 pagine. Forse perché in quell'edificio c'erano gli uffici del Secret Service, il servizio segreto più importante di tutti, quello che sorveglia la sicurezza del Presidente degli Stati Uniti, della CIA, e quelli del Pentagono, e della Direzione per l'Emergenza, proprio quella che avrebbe dovuto proteggere New York da un attacco terroristico.
Vedremo dunque cosa dirà il NIST, non senza rilevare che le risultanze dello stesso istituto per quanto riguarda le Twin Towers e i loro crolli sono state duramente contestate da centinaia di architetti, americani e stranieri, che rilevano con stupore pari a sbalordimento il fatto che mai nella storia dell'architettura mondiale torri in acciaio sono crollate dopo un incendio. E, fatto ancora più incredibile, che siano crollate su se stesse, verticalmente, alla velocità di caduta libera, “come se sotto non ci fosse stato niente”. Mentre in realtà, al di sotto dei due luoghi d'impatto degli aerei, le strutture erano intatte, solidissime.
Del resto lo stesso NIST venne messo in difficoltà dalla testimonianza di uno dei suoi funzionari Kevin Ryan, (subito licenziato, per altro), che affermò come gli esperimenti su modelli, effettuati per spiegare l'inspiegabile, fossero stati condotti inserendo parametri errati, cioè raddoppiando il tempo degli incendi (che in realtà durarono solo una quarantina di minuti) e la quantità di carburante a bordo degli aerei. E nemmeno in quei casi i modellini crollarono.
Adesso i responsabili del NIST ribadiscono che la Torre n.7 crollò per effetto degl'incendi e per null'altro. Ma questa  spiegazione non “spiega” affatto tutto il resto: la velocità di caduta, la caduta perfettamente verticale. Richard Gage, fondatore del gruppo “Architetti e Ingegneri per la verità dell'11/9” dice che tutti gli elementi disponibili conducono a una versione assai più probabile: demolizione controllata.
Ma allora si aprono molte altre domande, tutte senza risposta. L'11 settembre, stando alla versione ufficiale, passerà alla storia non solo come il più grande attentato mai realizzato, ma anche come un evento senza precedenti nella storia dell'architettura, in cui tre edifici in acciaio crollano per effetto del fuoco, in perfetta verticale, e alla velocità di caduta libera. Tutto nello stesso giorno. Tre record assoluti.
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