Archivio Antimafia Duemila

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Giulietto Chiesa Ci vuole un'Europa dei cittadini

Ci vuole un'Europa dei cittadini

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di Giulietto Chiesa - Megachip - 14 giugno 2008
Tre referendum popolari, tre bocciature. L'Irlanda ha detto "no" al trattato che fu firmato dai capi di Stato e di Governo europei il 13 dicembre 2007 nel monastero di Jeronimos, a Lisbona. Esattamente come i francesi dissero "no", insieme agli olandesi, al "Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa", che era stato presentato solennemente a Roma il 18 luglio 2003.



Poichè la differenza tra i due documenti era ed è praticamente nulla, i tre "no" popolari hanno lo stesso significato: una Costituzione Europea fatta in quel modo, con quei contenuti, non va bene, non è vendibile alle opinioni pubbliche, non ha un'anima decente. Per non dire che ha un'anima pericolosa per la democrazia. E quell'anima che ha è meglio mandarla all'inferno per crearne un'altra.

Dico subito che il colpo d'arresto che il referendum irlandese non è cosa che possa entusiasmare chi guarda ai destini del mondo. L'Europa (tutta l'idea europea, quella buona e quella cattiva) ne esce ridimensionata, frenata, indebolita. E, in una situazione di crisi internazionale gravissima, multipla, senza soluzioni all'orizzonte, avremmo avuto bisogno di un'Europa forte, autorevole, in grado di contrastare la politica degli Stati Uniti d'America, e di prendere la guida di alcuni processi planetari (vedi il cambiamento climatico, vedi la crisi energetica, vedi la crisi alimentare) con una impostazione di dialogo, di pace, di rispetto della legalità internazionale.

Direi, in una parola, guardando al quadro internazionale: meno Europa, più pericoli di decisioni irresponsabili da parte di Washington, sia con Bush, che con il suo successore, quale che egli sia.

Ma, ciò detto, bisogna anche dire che non tutti i mali vengono per nuocere e che il colpo all'Europa delle multinazionali, delle banche senza controllo, dei governi che se ne infischiano dei popoli che dovrebbero rappresentare, delle burocrazie che copiano i protocolli dei potenti trasformandoli in leggi che costringono i deboli, dei servizi segreti che obbediscono agli ordini di servizi segreti più potenti e che violano i diritti dell'uomo che sono stati scritti sulle carte fondative comuni: tutto questo è un fatto positivo che potrà essere utilizzato dalle società civili europee per correggere, cambiare, limitare lo strapotere dei forti, e per aumentare il controllo democratico dei deboli.

Si potrà discutere all'infinito sul fatto, anch'esso anomalo, che meno di un milione di irlandesi mettono in scacco i diciotto parlamenti che hanno già ratificato il trattato di Lisbona; o sul fatto che appena la metà degli irlandesi è andata a votare; o sul fatto che quasi nessuno ha letto il documento che era sottoposto a referendum.

Ma tutti questi sono argomenti a doppio taglio e chi li impugna fa più male a se stesso che bene alla sua causa. Perchè si può fare la controdomanda: come mai solo la metà degli irlandesi ha sentito il bisogno di andare a votare, e la maggioranza ha comunque risposto negativamente? Colpa loro? E la maggioranza dei francesi e degli olandesi dove le mettiamo? E perchè i capi di governo hanno deciso di far approvare il documento dai parlamenti (molto meglio controllabili) che non dai popoli, via referendum? Chiunque capisce che lo hanno fatto perchè non volevano che emergesse la lampante verità che questo "processo costituzionale" è una caricatura piena di tronfia e burocratica retorica, lontana le mille miglia dai cittadini del nuovo stato.

Vedo già emergere la soluzione dei potenti: togliamo di mezzo la finzione e rimuoviamo la regola secondo cui ogni riforma deve essere accettata da tutti e 27 i membri. Così, invece di affrontare i veri problemi sul tappeto, si procederà con la regola del "chi ci sta ci sta" e gli altri, come i Curiazi della storia romana antica, saranno costretti a cedere uno ad uno, o lasciati fuori dal processo comunitario.

Esempio preclaro (ma non l'unico) di questa operazione sarebbe la clausola - per i paesi che dovessero aderire alla ormai terza versione del Trattato Costituzionale (dopo la bocciatura di Roma e di Lisbona) - che obbligherebbe Austria, Finlandia, Malta, Svezia ad abbandonare lo status di paesi neutrali. E perchè mai l'Europa che vogliamo costruire non potrebbe avere al suo interno paesi neutrali? Forse che l'Europa deve identificarsi con la Nato? Ovvio che ci sono forze che questo vogliono e per questo da sempre lavorano. E queste forze sono palesemente al servizio non dell'Europa ma degli Stati Uniti. E sono state queste forze a trascinare per i capelli un'Europa recalcitrante in azioni militari che sono state chiamate "missioni di pace" al di fuori dei confini dell'Unione Europea, per scopi che non erano quelli dell'Europa, per interessi che non coincidevano con quelli europei, e senza alcun dibattito pubblico, nemmeno nei parlamenti nazionali.

Chi ha a cuore l'idea di un'Europa unita non dovrebbe chiedersi se nel voto negativo di irlandesi, francesi, olandesi, non vi sia anche il rifiuto di vedere l'Europa trasformata in una fortezza militare che dovrebbe combattere il terrorismo agli ordini di un paese che ha creato il terrorismo con le proprie forze, i propri servizi segreti, e usa il terrorismo ai suoi fini, come chiunque persona dotata di senno dovrebbe sapere da tempo?

Certo, è vero che quasi nessuno ha letto il documento di centinaia di pagine, e tutti i protocolli annessi, che lo rendono ancora più illeggibile. Ma è forse colpa degli elettori, o non è anch'essa (l'inutile e artificiosa complessità) una trappola per evitare che si metta il naso tra le righe e si scoprano le magagne ancora più gravi? Mi pare di vederli, questi drappelli di potenti funzionari che scrivono i documenti che poi i capi di Stato e di Governo illustreranno (senza averli mai letti) ai mass media, che a loro volta (senza averli mai letti), li metteranno sui teleschermi corredati con schemini semplificati in gran parte sbagliati, e in parte altrettanto grande intenzionalmente falsificati. Si scoprirebbe che questo Trattato, per fortuna nostra per ora respinto, reintroduce la pena di morte. Quella che in Italia e non solo in casa nostra, è stata da tempo cancellata come ipotesi giuridicamente accettabile. Certo non si vede a occhio nudo, ma quei drappelli di cui sopra ce l'hanno rimessa. Con tutte le cautele del caso, naturalmente, in "protocolli aggiuntivi", in "allegati", che però da qualche parte sono dichiarati "parte costituente dei trattati" e quindi hanno valore vincolante per tutti, pari a quello delle norme più importanti, che perfino i capi di Governo hanno letto.

La morte, cioè l'uccisione nella pubblica via, "non viola" i principi se "è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario" (art. 2, paragrado 2 della Carta dei Diritti Fondamentali). E cioè quando? Quando si stia reprimendo "in modo conforme alla legge, una sommossa o un'insurrezione". O per "eseguire un arresto regolare o per impedire l'evasione di una persona regolarmente detenuta". E chi decide cosa sia una sommossa? Ed è così necessario scrivere in un trattato di questo genere norme di questo genere? E se le si scrive, non è perchè, prima o dopo, qualcuno le possa utilizzare?

Ma si va perfino più esplicitamente a fondo, in tutti i sensi. Nell'articolo 2 del protocollo n.6 della Carta dei Diritti Fondamentali, si scrive che "Uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra". E come si definirebbe un "pericolo di guerra imminente"? E quali sarebbero le autorità abilitate a decidere che siamo di fronte a una guerra "imminente"? L'Italia pre-Berlusconi era appena riuscita a togliere queste norme perfino dal codice militare di guerra, e noi ce le vedremmo tornare indietro, via Europa, nel nostro ordinamento, dopo avere deciso democraticamente che non solo non ci servono ma sono pericolose per la nostra incolumità e la nostra sicurezza personale, oltre che per i nostri diritti democratici?

Certo che nessuno, salvo gli gnomi in giacca e cravatta che lavorano negli uffici dell'Unione, ha letto tutto il testo. Perfino il commissario UE McCreevy, parlando a Dublino e caldeggiando il voto positivo degli irlandesi, ha ammesso di non averlo letto, e ha aggiunto che difficilmente una " persona sana o decente lo leggerebbe dalla prima all'ultima pagina". Sfortunatamente questa sarebbe la Costituzione europea, quella che dovrebbe diventare la nostra legge comune. E quella che autorizzerebbe, senza appello, direttive come quella che il 10 giugno scorso, due giorni prima del voto irlandese, che in un colpo solo cancella la settimana lavorativa di 48 ore, conquista dei lavoratori di tutto il mondo occidentale (salvo di quelli americani) approvata dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro nel fatidico 1917 .

Non so se i lavoratori di Irlanda abbiano votato in base a quest'ultima novità, ma quello che conta è la lezione da trarne. La presidenza di turno slovena - vedi un pò come i neofiti superano perfino i maestri! - pochi giorni prima di lasciare il posto a quella di Sarkozy, ha proposto ai ministri del Lavoro dell'Unione di portare il tetto massimo per la settimana lavorativa da 48 ore a 60 e, per alcune categorie, come i medici, fino a 65. Ma anche in questo caso, in cauda venenum : il tetto dovrebbe calcolarsi sulla media del trimestre, quindi i tetti settimanali singoli potranno raggiungere perfino le 78 ore lavorative.

E non è finita: viene inflitto un colpo decisivo anche alla contrattazione collettiva lasciando aperta la via alla possibilità che il singolo lavoratore possa patteggiare come vendere la sua vita restante (oltre a quella obbligatoria davanti alla macchina o alla scrivania) direttamente con il datore di lavoro. Che è il nuovo terreno su cui le Confindustrie europee già stanno menando le nuove offensive.

E' questa l'Europa che vogliono ammannirci? Quella di una Banca Centrale che, al di fuori di ogni controllo, mette in circolo 400 miliardi di euro per sostenere il dollaro che cade, facendoci pagare il debito americano senza nemmeno spiegarci perchè lo fa? Quella che paga le elezioni irachene, decise e condotte da Washington per mettere al potere gli uomini che piacciono a Washington? Quella che paga le elezioni in Palestina, ma che poi, quando le vince Hamas, si dimentica della sua dedizione agli ideali della sovranità e della democrazia, e lascia che Israele soffochi il processo di pace e circondi la striscia di Gaza? Quella che lascia Polonia e Repubblica Ceca trattare direttamente con Washington l'installazione di un nuovo sistema di missili senza imporre la regola che la sicurezza europea è una, indivisibile e uguale per tutti e che quindi decisioni del genere si devono prendere a Bruxelles e non a Varsavia o a Praga?
Certo che ci vuole più Europa, ma non questa Europa.