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Giulietto Chiesa Un'altra guerra e' possibile

Un'altra guerra e' possibile

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di Giulietto Chiesa - «La Voce delle Voci» - 2 novembre 2010
Un altro mondo è possibile. Era lo slogan del movimento pacifista mondiale, quando si esponevano bandiere della pace ai balconi e i leader della sinistra scendevano in piazza alla testa dei cortei.




Oggi muoiono altri quattro militari italiani in Afghanistan e il silenzio è agghiacciante. Ma ciò che manca è soprattutto la capacità di prevedere lo scontro fra Occidente e la coppia Cindia-Brasile.

PRENDO SPUNTO dagli ultimi quattro morti italiani in Afghanistan per una riflessione sul movimento pacifista italiano. Cinque anni fa c’erano milioni di persone che mettevano alle finestre le bandiere della pace. Adesso niente. Vorrei fare una domanda ai leader di quel movimento. Che c’erano, eccome che c’erano? Non è mai esistito un movimento senza leader, per quanto temporanei. Non li nomino perché non voglio polemiche inutili. Preferirei che riemergessero. Ma la domanda vorrei arrivasse a destinazione. Io una risposta ce l’ho. Se non si capiscono le radici della guerra, da dove viene e perché, non si può creare nessun movimento per la pace.

Il silenzio attuale, nel campo pacifista, assorda le orecchie. Peggio. Sembra che tutti siano stati assorbiti dal e nel chiacchiericcio quotidiano italiano su escort, corruzione, acquitrini da conflitto d’interesse e miserie umane della banda di lanzichenecchi che ha preso il potere in Italia. Naturalmente con il concorso attivo, colpevole e colposo, della ex opposizione.

Si dovrebbe trovare la forza, almeno quella morale, di alzare lo sguardo sulla linea dell’orizzonte. Invece, anche quelli che osservano e analizzano la crisi, le crisi, in corso, curando le pagliuzze che fanno venire le lacrime agli occhi, sembrano non vedere la enorme trave che si avvicina, portata dalla corrente.

Questa trave si chiama guerra. A me pare di vederla distintamente. Tutto ciò che accade, in questi mesi dopo il crollo di Wall Street, dice che il mondo va verso la guerra. Nessuno sa quando scoccherà, e non faccio il parallelo con la crisi del ’29 (che fu seguita dalla seconda guerra mondiale nel 1939). Ma non vedere che gli Stati Uniti e la Cina sono in rotta di collisione e che il problema principale è fermare quelle due parabole, è dare prova di una assoluta cecità. Lo so, qualcuno si chiederà cosa possiamo fare noi, qui, in questo paese allo sbando.

E io rispondo: con questi leader della ex sinistra, certo, non possiamo fare niente. Con Giuliano Amato, che, autoriesumandosi, emerge per spiegarci che in Afghanistan non c’è la guerra e, se c’è, è tutta legale. Con i Fassino e i Bersani che tacciono, o applaudono, non si va da nessuna parte che non sia una catastrofe.

Ma vogliamo provare a mettere in piedi un discorso che sia qualcosa di più di un balbettio subalterno? Come si fa, in queste condizioni, a difendere la pace se non si sa prevedere più in là dell’oggi e del domani mattina? Quelli che preparano la guerra hanno capacità strategiche limitate ma inconfrontabilmente superiori. Chi si ricorda del documento del PNAC (Project for the New American Century), che prevedeva - tra lo stupore generale - che al 2017 la Cina sarebbe divenuta il pericolo principale per la sicurezza degli Stati Uniti d’America?

Il movimento pacifista non volle capire che il messaggio di questa guerra era nato l’11 settembre, e che non era stato il fondamentalismo musulmano a compitarlo. E tacque, insieme al mainstream, che era lo strumento del silenzio del Superclan che progettava la guerra. Il risultato è che il mainstream è ancora ben vivo e il movimento è morto.

Se è morto è anche per questo.

E a coloro che, giustamente, proclamano che la crescita è finita, non viene in mente che non c’è spazio, su questo pianeta, per un Occidente che vuole ancora crescere e una Cindia e un Brasile che debbono ancora crescere? E, se non c’è questo spazio, non si vede che qualcuno prenderà le armi per ritagliarsi il proprio, a spese degli altri?

Anzi liquidando i concorrenti. Ecco un’altra cosa che anche gli epigoni della sinistra, si fa per dire antagonista, non hanno ancora capito: che la guerra che si prepara non è per la vittoria, ma per lo sterminio del “nemico”. Prevedere questo futuro è l’unico modo per preparare le difese. Dirlo ad alta voce è l’Alternativa.

Tratto da:
megachipdue.info