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Giulietto Chiesa Bush, il colpo dell'anatra zoppa

Bush, il colpo dell'anatra zoppa

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di Giulietto Chiesa - 5 aprile 2008
Missione compiuta per George Bush, anche questa volta. È venuto in Europa per l’ultimo viaggio da presidente, accolto con qualche sorrisetto di sufficienza per la sua qualità di «uscente», di «anatra zoppa». Ma non è andata così. Molto stupore per le sue dichiarazioni della vigilia: subito via libera a Ucraina e Georgia nella Nato. 

Non sapeva che Germania, Francia, Spagna e, più sommessamente, Italia, erano contrari a una tale accelerazione? Certo che lo sapeva. E aveva messo nel conto di dover incassare un no. Ma ha fatto come si fa al bazar: chiedi 100 per ottenere 50. Nel paniere c’era l’allargamento della Nato, ma anche i missili da piazzare in Polonia e il radar da fantascienza da mettere a Praga. Gli europei, sempre sulle spine quando arriva il Gran Capo, non potevano dirgli di no su tutto. E gli hanno concesso i missili. Bush ha così incassato una sonora vittoria multipla in cambio di un’apparente sconfitta. Subito un assenso a un programma di riarmo militare che farà infuriare i russi ancor più di quanto già non lo siano dopo il Kosovo indipendente. Ha spaccato di nuovo l’Europa. La quale ancora non ha ben compreso che non si può essere leader da una parte (cambiamenti climatici, diritti umani) se non si è leader dappertutto. Ha dimostrato che Washington può trattare con i singoli Stati europei ignorando Bruxelles, per poi costringere Bruxelles a chinare la testa. Col risultato che Varsavia e Praga sono sembrate contare più di Bruxelles, avendo alle spalle Washington. Brutto ulteriore precedente che sarà utilizzato da altri piccoli Paesi dell’Ue ogni qualvolta avranno rivendicazioni da agitare contro i fratelli maggiori meno succubi dell’alleato d’oltre Oceano. Ancora una volta, dopo il disastro del negoziato per l’ingresso della Turchia in Europa (voluto solo da Usa e Gran Bretagna), Washington impone la sua agenda, lasciando agli europei l’ingrato compito di togliere le castagne dal fuoco. Scottandosi.
Il terzo fronte è la conseguenza dei primi due: Europa e Russia saranno ai ferri corti con un nuovo argomento di tensione sul tavolo. La presenza americana in Europa sarà invocata dagli amici dell’America come ancor più indispensabile di prima. Infine non è da trascurare la carta interna giocata da Bush a Bucarest e a Soci. Il secondo mandato è finito, ma la partita sul destino imperiale dell’America no. Il successore di Bush si troverà sul tavolo i nuovi missili Usa in Europa; una mezza accettazione europea per un futuro ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato; il Kosovo indipendente; un’Europa trasformata in uno spezzatino; un’Ucraina lacerata e destabilizzata all’interno, tra coloro che si sentono incoraggiati a spingere per una sua occidentalizzazione e gli altri che non la vogliono; una Georgia che procurerà danni a se stessa, ma che costringerà Medvedev ad altri bruschi atti di ritorsione. Infine, il risultato di un accresciuto impegno francese in Afghanistan.
Tante utili cose che potranno servire anche per costringere Trichet a intensificare i suoi sforzi a sostegno del dollaro e dell’economia americana in piena - seppur frenata - caduta. Su questo sfondo le improvvisazioni sarkosiane appaiono modesti tentativi fumogeni per nascondere l’abbandono d’ogni grandeur. La Francia cerca di soffiare alla Gran Bretagna il ruolo di miglior amico di Washington, mentre lascia cadere, con frastuono di ferraglia, l’asse con Berlino. Perfino Gordon Brown si trova spiazzato, dopo Bucarest, dove ha dovuto incassare tutto: non erano passati dieci giorni dall’intervista a Le Monde, in cui annunciava che Londra si stava mettendo alla testa dell’Europa per farla diventare protagonista mondiale. È bastata l’anatra zoppa George Bush a farlo tornare a terra. Zoppa ma volante. Sono le oche che non volano.

LA STAMPA 5 APRILE 2008