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Giulietto Chiesa "From Global Warning to global policy" - Pagina 2

"From Global Warning to global policy" - Pagina 2

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"From Global Warning to global policy"
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E - di nuovo cito un concetto che emerge dall'update del Club di Roma - pochi si rendono conto che siamo in "overshooting" da quasi trent'anni, cioe' stiamo demolendo l'edificio in cui viviamo impedendogli ormai di riprodursi.

Di fronte a cio' gli approcci al problema mediante l'analisi dei costi e dei benefici dell'attività economica appaiono palliativi secondari, miopi e destinati a non sopravvivere a lungo, anche perche' bisognerà assai presto, diciamo domani, definire costi per chi, benefici per chi. Ed e' gia' drammaticamente chiaro che lo schema con cui questa globalizzazione fallimentare ha risolto il problema non puo' piu' essere usato. Perchè dietro l'apparenza, secondo cui miliardi ne avrebbero tratto vantaggio, si è palesata una enorme turbolenza, in cui i più ricchi hanno tratto enormi vantaggi e solo una piccola parte dei più poveri ha potuto raccoglierne le briciole. Il gioco di prestigio è consistito nell'affermare che la crescita era necessaria per eliminare la povertà. Il che era vero, per una scarsa metà. Ma il resto della verità è emerso dopo, quando si è visto che questa crescita non ha ridotto la povertà. E possiamo dunque concludere che non tutte le crescite riducono la povertà. E dunque le domande da porre oggi sono: crescita di che cosa? Per chi? A quale costo? Pagato da chi? Per quanto tempo? Cosa verrà dopo?

Va detto dunque che l'umanita' giunge a questi appuntamenti epocali largamente impreparata. Lo prova il fatto che, appena sette anni fa, quando si definirono gli obbiettivi del Millennio, quasi non si parlo' di riscaldamento climatico. I cambiamenti che allora appena s'intravvedevano sono già divenuti attuali. E siamo ora all'inizio di una situazione insostenibile, nella quale nemmeno i migliori e piu' coraggiosi governanti saranno in grado di prendere le gigantesche decisioni che la fisica, la chimica e la biologia c'imporranno, perche' milioni di persone, non per loro colpa inconsapevoli, vi si opporranno. Piu' per un istinto di conservazione che per reale decisione.

Gia', perche' e' da ora che si dovrebbe dire ai nostri concittadini tutta la verità che conosciamo e per questo plaudo alla proposta del Presidente Gorbaciov di condividere al piu' presto queste nostre valutazioni comuni con il sistema dei media.

Come ha detto l'altro ieri alla Commissione Straordinaria per il Clima del Parlamento Europeo il Prof. Pachauri , "occorre un sistema di valori completamente nuovo". Che non sarà facile costruire e che, comunque, non potrà essere imposto alla grandi masse di ex-cittadini divenuti consumatori e che potrà funzionare soltanto se sara' accettato. E sarà accettato soltanto se verrà riconosciuto.

L'Europa si e' messa alla testa di questo tentativo di svolta ed e' andata a Bali portando proposte realistiche per un negoziato mondiale.

Il legislatore ha individuato il Bene Comune e lo propone come soluzione, ma le risposte che vengono sono ciascuna corporativa, nell'interesse del bene privato o nazionale. Ancora non si vede che tutto dovrà cambiare: produzione di beni e servizi, trasporti e mobilità, tecnologie nuove, rapporti sociali, demografia e informazione.

Il che non significa che si dovrà andare indietro, all'età della pietra, ma che questo cambiamento non e' dilazionabile. La questione che abbiamo di fronte e' come farlo.

(partecipanti al panel: prof. Mohan Munasinghe, Vice presidente dell'IPCC, Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite, Sri Lanka; dott. Corrado Clini, Direttore Generale del Ministero dell'ambiente, Italia; Ruuds Lubbers, ex Primo Ministro di Olanda, membro della Earth Charters Initiative, Olanda; Prof. C.S. Kiang, Decano fondatore del College per l'Ambiente dell'Università di Pechino, China.)