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Giulietto Chiesa Il Movimento per la verita' sull'11/9 in Italia

Il Movimento per la verita' sull'11/9 in Italia

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di ReOpen911.info - 2 Settembre 2009
Intervista a Giulietto Chiesa di ReOpen911
In occasione dell’ottavo anniversario degli avvenimenti, ReOpen911 svolge un giro d’orizzonte europeo del movimento per la verità sull’11 settembre, paese per paese. In questo quadro abbiamo contattato l’ex eurodeputato Giulietto Chiesa per spiegarci il caso italiano.


Chiesa, secondo lei l’11 Settembre - così come i problemi di geopolitica/politica internazionale - interessano i suoi concittadini?
L’informazione sull’11 settembre concerne un’infima minoranza di persone. La maggior parte dell’intelligencija diffusa, i ceti medi, sono completamente assorbiti da altri problemi e non ricordano nulla. La grande massa della popolazione è totalmente all’oscuro. La geopolitica internazionale concerne lo 0,1% della gente informata.

Come è organizzato il movimento italiano per la verità sull’11/9? Ha legami o contatti ou des con le altre associazioni o movimenti per la pace, la giustizia o la libertà dell’informazione?
Devo dire con grande franchezza che non esiste, in realtà, un «movimento italiano per la verità sull’11 settembre. Esiste un vasto movimento, articolato in diverse organizzazioni e associazioni, che si batte, disordinatamente, per la libertà d’informazione. Ma si sente acutamente la mancanza di una visione e di una cultura dei media. Debord è sconosciuto. Mc Luhan è lontano. «Divertirsi da morire» l’hanno letto pochissimi. Quindi la battaglia è impari. Quasi nessuno ha ancora capito l’influenza della televisione sul cambiamento radicale della politica. Nessuno o quasi ha analizzato la mutazione antropologica prodotta con l’arrivo sulla scena dell’«homo videns».

Con il film «ZERO – Inchiesta sull’11 Settembre», ha lanciato un sasso nello stagno mediatico-politico. Il film è stato visto da diverse centinaia di migliaia d’italiani, attraverso proiezioni e vendite di DVD. Lei ha partecipato a diverse trasmissioni televisive che in tali occasioni hanno battuto i record di audience. Direbbe che in Italia il dibattito sull’11/9 è aperto/possibile/in corso e che la presa di coscienza del popolo italiano sui problemi dell’11/9 abbia fatto passi avanti con questo film?

Sicuramente il film ha dato un impulso enorme alla conoscenza del problema. In Russia almeno 30 milioni di persone lo hanno visto e apprezzato. Questa è una delle ragioni della mia popolarità in Russia. Ma, anche in Europa, la massa di persone che è a conoscenza del problema manca completamente di un punto di riferimento politico che trasformi i suoi sospetti in azione politica.

Uno degli ostacoli che impedisce l’emergere di un vero dibattito sull’11/9 è il blocco psicologico legato a questo avvenimento, che soffoca un autentica discussione argomentata. È come se non fosse bene conoscere la verità, perché troppo dolorosa per le nostre democrazie, e in grado di rimettere in causa la fiducia dei popoli verso le autorità e i loro governi. Ritiene che l’Italia, con il suo recente passato e la scoperta di certi scandali di Stato, abbia superato questo blocco e sia pronta a recepire questa verità più facilmente rispetto ad altri paesi?
Sfortunatamente molto deve ancora avvenire prima che questo blocco psicologico sia superato. Faccio un esempio. Nei giorni scorsi ho mostrato Zero, in una proiezione privata, a dieci persone della classe media agiata, intellettuali in senso lato, che ho conosciuto solo in quella occasione. Siamo nel 2009: ebbene nessuno di loro era a conoscenza del problema 11/9. Tutti sono stati molto colpiti, scossi perfino. Ma senza una continuità è impossibile che si produca un cambiamento.

Dopo i riflettori dei media alla fine del 2007 in occasione dell’uscita del vostro film e del vostro libro ZERO, la stampa e la TV italiana parlano ancora, nel 2009, delle teorie alternative sull’11/9?
La novità recente è stata l’apparizione negli Stati Uniti del libro di un giornalista del New Your Time, Philip Shenon (in edizione italiana, per la casa editrice Piemme, «Omissis:Tutto quello che non hanno voluto farci sapere sull11 settembre»), interamente dedicato a una inchiesta sulla famosa Commissione d’inchiesta sull’11 settembre del governo degli Stati Uniti. Le clamorose conclusoni di questa inchiesta sull’inchiesta hanno costretto Carlo Bonini, influente analista de La Repubblica, acerrimo sostenitore delle critiche ai “complottisti” (in particolare contro di me), a scrivere un articolo per «Il Venerdì», in cui riconosce che i risultati della Commissione americana sono stati falsificati sotto il comando di Philip Zelikow. Il giornalista in questione attaccò il film Zero, due anni fa, evidentemente senza nemmeno avere letto una riga delle risultanze di quella Commissione e adesso ammette che le cose sono state falsificate. È interessante notare che la casa editrice Piemme è la stessa che pubblicò il mio volume Zero e il DVD del film. Ricordo questo esempio solo per dire che i semi gettati danno talvolta frutti con grande ritardo. Ma li danno.
Inoltre penso che il fatto stesso che il «New York Times» faccia uscire questo tipo di notizie indica che qualche cosa si sta rompendo all’interno della leadership americana. La diga della menzogna non è senza crepe. La battaglia è in corso.

L’11/9 era 8 anni fa. Certi diranno che si tratta di una vecchia storia e che non serve rimestare il passato, che occorre andare avanti. In cosa la presa di coscienza delle menzogne sull’11/9 può far progredire la nostra democrazia?
Continuo a pensare che, senza la verità sull’11 settembre, il rischio di essere trascinati, noi occidentali, in una gigantesca guerra (nucleare) resterà altissimo. E, naturalmente, non contro al-Qa‘ida, ma contro la Cina, e la Russia.

L’Italia è molto più avanti della Francia in materia di discussione sull’11/9. Nessun film francese affronta la questione, nessun politico ne parla, nessun programma televisivo organizza dei dibattiti né trasmette film che sostengano le tesi alternative, tutte cose che si sono verificate negli ultimi anni in Italia. Nonostante questo, si direbbe che l'impatto di questo dibattito sugli italiani resti ancora debole, che ci sia una certa rassegnazione di fronte ai “grandi avvenimenti”, che i suoi connazionali passino facilmente ad altre cose, a questioni più concrete. Questa impressione è vera?

È vera. L’intelligencija italiana non è molto migliore di quella francese. La politica italiana è talmente sprofondata nel pantano di un capo del governo che passa il suo tempo con le escort, che ogni discussione seria è ormai impossibile.

Il lavoro di informazione sull’11/9 è un lavoro di fondo. Quando era un eurodeputato, ha tentato di sondare i suoi colleghi, che siedono nel Parlamento europeo o italiano. Pensa che nonostante la loro totale silenzio su questa materia, sia riuscito a sensibilizzare qualcuno di loro?
Alcuni adesso sanno. Ma il ricatto è potente. Chi si occupa di queste questioni deve dire addio alla sua carriera politica. La sinistra europea, nella sua quasi totalità ha taciuto e tace. Non hanno visione e, quindi non hanno strategia. Se si vuole stare dentro l’establishment, in queste condizioni, è obbligatorio tacere.

L'Italia fa parte della NATO e ospita sul suo territorio numerose basi militari americane. Il legame strategico con gli Stati Uniti è forte. In queste condizioni, è realistico immaginare che la classe politica italiana si impegni sul terreno dell’11/9 senza che gli Stati Uniti non lo facciano essi stessi?
La casta politica italiana è troppo vigliacca e subalterna per poter alzare la testa. La verità potrà emergere solo dagli Stati Uniti. Emergerà dagli Stati Uniti perché la crisi li sta travolgendo. E un vasto movimento di opinione internazionale sarà la levatrice di questa emersione. Il quadro è difficile, ma io penso che non bisogna arrendersi. Ne va della nostra comune sopravvivenza.

Lei ha partecipato attivamente alla formazione di «Political Leaders for 911 Truth». Dove si trova questo gruppo di politici e quali sono le vostre prossime sfide?
Ci sono in questo movimento persone di alta qualità e valore morale. Lavoro con loro con grande spirito di fraternità e con visione strategica. Domani avremo bisogno di fare riferimento su un gruppo intellettuale mondiale in grado di fornire all’opinione pubblica, appunto, un quadro strategico, una visione. Il lavoro per la verità sull’11/9 è per me parte di questo più vasto disegno di preparazione ai tempi nuovi, e difficili, che si avvicinano.

In attesa di riottenere – forse – un seggio parlamentare, quali sono i suoi piani riguardanti l’11/9 per i mesi a venire?

In questo momento il compito è moltiplicare e sostenere i gruppi e le associazioni che, in molti paesi si stanno formando. Sia locali che di categoria. L’iniziativa verso gli Attori e Artisti, quella verso il Politici, quella verso i Giornalisti, sono momenti importanti per l’estensione della rete di contatti e per la creazione di lobby d’influenza. In secondo luogo bisogna riassumere tutti i dati nuovi, emersi in questi anni, che confermano e ribadiscono le nostre analisi sull’accaduto. Ci vorrebbe il denaro per fare la seconda puntata di Zero, con tutti gli elementi nuovi che sono emersi nel frattempo.