Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Giulietto Chiesa La Rai tra lottizzazione e veltronismo

La Rai tra lottizzazione e veltronismo

giulietto-chiesa-web.jpg

Intervista a Sandro Curzi di Giulietto Chiesa - Megachip 9-2-08

Lo stallo delle produzioni. L'allontanamento dei giornalisti scomodi. Le mani della politica e quelle della massoneria.




E ancora Grillo, Partito democratico e futuro del servizio pubblico. Dialogo a tutto tondo con un consigliere d'amministrazione di una delle istituzioni meno presentabili del paese.

Innanzitutto mi piacerebbe affrontare un tema fondamentale, ovvero l'incapacità della politica di comprendere la centralità della comunicazione nella vita democratica del paese. Il centrosinistra non fa eccezione. Secondo te cosa pensa questo governo della riforma della Rai? E della Tv di stato che ne sarà? O lo vogliono privatizzare? E tu che ne pensi?

Io credo che questo governo non abbia la capacità di fare una grande riforma. Non ci sono le forze ed emergono anche indicazioni contrastanti sul ruolo e sul peso da garantire al servizio pubblico. C'è una legge alla Camera, già in fase avanzata, che riguarda il sistema radiotelevisivo in generale, e una al Senato, che riguarda la Rai. Per il servizio pubblico, l'idea della Fondazione che elegge cinque consiglieri d'amministrazione Rai non mi pare una grandissima scelta, né un'idea originale: gli undici membri del Cda della Fondazione sono eletti dal Parlamento e da altre istituzioni, ma ho l'impressione che la selezione rimarrebbe di fatto appannaggio dei partiti. I due membri espressi dalle Regioni, per esempio: immagino possano finire per essere uno di centrodestra e uno di centrosinistra. In ogni caso mi sarebbe piaciuto un dibattito aperto, ma la proposta è stata presentata al Senato. E lì numeri sono quelli che sono.

Oggi la Rai è in stallo: le produzioni, quasi sempre appaltate a società esterne, sono fatte in serie. Idee poche; la missione di servizio pubblico è praticamente sparita; sul mercato il servizio pubblico è comunque sempre meno appetibile per i pubblicitari. Ma il male più grande è la spartizione del potere radiotelevisivo tra i partiti politici, che annulla ogni forma di meritocrazia. Nel 2005 tu sei stato eletto consigliere con i voti di Rifondazione-Verdi-sinistra Ds. Si disse pluralismo, anche tu lo dicesti, ma si trattò comunque di lottizzazione. Quali sono state le motivazioni, personali e politiche, alla base di quella scelta?

Innanzitutto, punto di vista della democrazia e della rappresentatività, considero le proposte di riforma della fonte di nomina della governance del servizio pubblico - avanzate anche dal centro-sinistra - decisamente peggiori dell'attuale, che è il Parlamento. Rimango un convinto sostenitore della democrazia parlamentare: per molti aspetti esposta alla manipolazione, ma non è stata inventato sinora niente di meglio. La democrazia italiana è un bambino nell'acqua sporca della partitocrazia. Bisogna buttare questa, salvando quello. Sul piano personale, debbo dire che sono grato a chi mi ha votato, perché pensavo di poter dare un contributo, penso di aver fatto qualcosa di buono e penserò sempre che bisogna coniugare il pessimismo dell'intelligenza con l'ottimismo della volontà. Del resto, mi piaceva l'idea di poter fare un ritorno in Rai, dopo essere stato costretto ad andarmene sotto un governo di centrosinistra, perché, dicevano, il mio Tg3 era troppo squilibrato a sinistra. Quel Cda dei professori (di cui uno diceva che la tv non gli piaceva, un altro che ascoltava solo musica classica) voleva un'informazione “più inglese”. Celli mi disse - come disse a Vespa, detronizzato da Tg1 - che potevo tenere la macchina, la segretaria e un ufficio, e che potevo rimanere in Rai… per proporre idee. Ma io feci una conferenza stampa per mandare tutti a quel paese. La Rai non è stata distrutta solo durante il periodo Berlusconi. Anche prima! Quindi si può dire che nel 2005 ho accettato anche per una piccola rivincita personale.

C'è stato un fatto preciso, in questi due anni, che ti ha fatto capire l'impossibilità dell'impresa?

La Rai è in una di quelle situazioni ingarbugliate in cui, deposta l'impraticabile e devastante tentazione di buttare tutto a mare, devi metterti con pazienza a lavorare per cercare di arrestare il degrado e tentare di mettere in moto meccanismi virtuosi. È ciò che ho tentato di fare anche in questi due anni e mezzo, registrando ad oggi l'impossibilità di rimuovere determinati centri di potere e, di contro, la soddisfazione per essere riuscito a cambiare effettivamente qualcosa. Prevale ovviamente l'insoddisfazione. Un fatto che non siamo riusciti a bloccare e che ha avuto effetti devastanti è sicuramente l'affare Meocci. Una questione molto seria la cui responsabilità è tutta politica, tutta attribuibile all'annoso e irrisolto conflitto di interessi. Un altro fatto significativo sono state le reazioni a un'intervista che feci all'Espresso, nella quale affermavo che a Viale Mazzini gli incappucciati contavano più dei partiti. Allora mi sono reso conto che, tuttora, quello è un tasto che, a toccarlo, ti fai nemici a destra, ma anche in un certo centrosinistra.

Adesso che bilancio trai da questa esperienza?

Alcuni professionisti che, nell'era Berlusconi, erano stati allontanati sono tornati. Può essere considerato un risultato non eccezionale, ma è fatto secondo me significativo. Santoro è tornato, Biagi è tornato. Il Tg1, la prima rete radiofonico e il Gr hanno nuovi direttori. Siamo anche riusciti a cambiare numerosi manager in posti strategici dell'azienda…

Sabina Guzzanti non è tornata.

Ne abbiamo discusso anche recentemente. Ho visto il film di Sabina a Venezia “Le ragioni dell'aragosta” e sono tra quelli che si sono alzati in piedi e hanno applaudito freneticamente, perché ho ritrovato il gruppo di Avanzi, un gruppo formidabile, che ha tentato di fare, con risultati importanti, una nuova televisione. Come riesce ancora a Fazio-Littizzetto e a Report, programma da non sottovalutare, anche se non piace né a destra, né a sinistra…

Questo è un buon segno per Report.


… Tra i risultati ottenuti c'è anche quello di essere riusciti a difendere quella trasmissione, che fa un giornalismo vero, non chiacchierato. E siamo stati premiati: ho letto i dati di bilancio e la serata della domenica, che comincia con “Che tempo che fa” (in un orario stranissimo riesce a attirare pubblicità pari a quattro volte i costi che sopporta l'azienda) e prosegue con la Gabanelli. È la serata che ha reso di più alla Rai. In questo modo facciamo servizio pubblico, peraltro seguitissimo tra i giovani, che anche i pubblicitari considerano un investimento.

Ci sono anche altri professionisti che non vengono tenuti nella giusta considerazione dalla Rai, mi riferisco a Gianni Minà, Oliviero Beha, Marco Travaglio, Sigfrido Ranucci, solo per fare qualche nome.

Sino a qualche settimana fa, è bene ricordarlo, questo CdA era a maggioranza di centrodestra. E da quando è stato sostituito il rappresentante del Tesoro, come si sa, il CdA è rimasto praticamente bloccato, sul terreno delle innovazioni, dalla pressione politica esterna, per molti aspetti immotivata e strumentale. Il ristabilimento delle condizioni di pieno rispetto della professionalità e dell'indipendenza del giornalista Rai, e a maggior ragione la restituzione a tutti gli epurati del ruolo che gli compete, è un lavoro che deve ancora essere completato, purtroppo.

Fatti tutti i conti, resta che lo stato dell'informazione rimane disastroso.

A mio parere, sta anche peggio l'intrattenimento. E questo è nella piena responsabilità dei direttori e dei dirigenti che non si è riusciti a cambiare. Per la cattiva qualità e i ritardi dell'informazione, una parte grossa delle responsabilità spetta alla politica, esigente e ingorda di visibilità personalistica. Ma una qualche responsabilità ce l'hanno anche i giornalisti che non riescono a sottrarsi ad un rapporto di eccessiva vicinanza e condiscendenza con i politici. Per esempio, fa certamente male all'informazione politica quella serie di faccette, di maggioranza e opposizione, che appaiono nei tg.

Credo sia il giudizio di una larga parte del paese, che tra l'altro non percepisce più la differenza tra Rai e Mediaset. A proposito: se oggi si dovesse eleggere un nuovo cda Rai, si dovrebbe seguire la lettera della Gasparri e con tutta probabilità la presidenza toccherebbe al centrodestra (alcuni nella maggioranza già lo chiedono). Con quale faccia l'Unione si presenterebbe agli elettori, che sulla questione cruciale della comunicazione chiedono discontinuità rispetto al passato, nel presentare la nuova Rai presieduta per tre anni da Fabrizio Del Noce, tanto per fare un esempio?

Questo tipo di discorso, come sai, riguarda l'intero operato del governo. Riguarda anche le domande specifiche che mi fai, ad esempio, il fatto che non si è riusciti a risolvere il conflitto di interessi, la vera questione cruciale sulla quale il centrosinistra ha chiesto voti “contro” Berlusconi. E la riforma del sistema televisivo, coerentemente presentata dal ministro Gentiloni, giace in Parlamento. Nei confronti della Rai, a parte la riforma specifica che giace anch'essa in Parlamento, debbo dire che dal governo si è mostrata spesso indifferenza, sottovalutazione quando non antipatizzante insofferenza.

Non è difficile capire la natura del successo dell' “antipolitico” Grillo. …


L'antipolitica vera in questo momento è un'altra … Lui copre i vuoti immensi lasciati dalla politica. Ed è una assoluta novità: D'Annunzio e “L'uomo qualunque” erano di destra. Il fenomeno Grillo è la prima volta per la sinistra, perché il vero buco in questo momento è a sinistra. Aggiungo, però, che spesso si taccia di antipolitica una critica politica severa all'attività dei partiti e delle istituzioni che è invece pura politica, discutibile ma politica.

Tornando alla riforma della Rai che avrebbe in testa il governo. Walter Veltroni ha proposto di superare il cda con un amministratore unico scelto dai “cacciatori di teste”. Un'idea lanciata dal leader maximo del Pd, che conosce bene la materia televisiva, è un segnale di una straordinaria importanza politica. È questo il futuro della gestione politica della Rai che si preannuncia per il centrosinistra?

La Rai, in tutta la sua storia, è sempre stata lo specchio della classe dirigente del paese. E oggi effettivamente tv pubblica rischia di retrocedere addirittura rispetto alla riforma degli anni '70, che era nata con una battaglia straordinaria contro la rottura del monopolio pubblico, e si era legata al movimento studentesco, poi alle lotte operaie e che decretava l'ingresso del Parlamento (e non più del solo governo) nel processo di formazione della governance della Rai.

Era un altro Parlamento ed erano altri partiti: in breve tempo si è avuta un'evidente involuzione dell'uno, degli altri e quindi anche della Rai...

In realtà, ci sono stati gli anni Settanta, con il decollo della Rete Tre. Poi, negli anni '80 la concorrenza con il monopolio della tv commerciale – il cosiddetto duopolio – ha contribuito alla degenerazione dei contenuti. Da lì in avanti i partiti hanno cominciato a svolgere dei ruoli di retroguardia e di freno.

Il problema si risolve con la proposta del sindaco di Roma e, adesso, dell'Italia?


Walter Veltroni è una persona intelligente e non fa battute a effetto come fanno altri politici, quindi la ritengo una presa di posizione meditata. Per questo mi ha stupito: a parte il fatto che la Rai è una Spa e come tale deve avere un Cda, ma immagini se la Fiat o la Rcs affidassero la scelta di un amministratore delegato a società esterne? Forse l'uscita di Veltroni era finalizzata alla rottura di uno schema che si stava creando: a me non è chiaro, per esempio, come si è giunti alla sostituzione del Consigliere Petroni.

Perché?

Poteva essere sostituito all'indomani della vittoria delle elezioni. La stessa legge Gasparri prevede, accanto sette consiglieri di nomina parlamentare, due di nomina del Ministro del Tesoro in carica, di cui uno può diventare presidente se ottiene i due terzi del voto parlamentare, l'altro è solo un rappresentante e non è sottoposto ad alcuna ratifica parlamentare. Il ministro avrebbe potuto dare al proprio rappresentante di fiducia qualche indicazione sulle conseguenze economiche della nomina di Meocci alla direzione generale ed è facile capire come sarebbe andata a finire. Il Tesoro avrebbe potuto intervenire almeno dopo la sentenza definitiva del Consiglio di Stato sulle responsabilità, individuali, sui danni provocati da quella nomina. Invece non lo ha fatto. Invece il ministro, quando finalmente ha deciso tardivamente di muoversi, ha detto in Commissione di Vigilanza che il professor Petroni è un'ottima persona, uomo capacissimo, suo amico; che non gli aveva mai dato indicazioni e mai ne avrebbe dato al proprio rappresentante; che lui in effetti avrebbe voluto cambiare tutto il cda, ma non potendolo fare disponeva la sostituzione del solo consigliere che lo rappresentava. Mi sorge un dubbio: perché si è perso tutto questo tempo? E perché all'improvviso in pieno agosto con il Cda chiuso (si sarebbe dovuto riaprire il 5 settembre)?
E perché con motivazioni che a quel punto potevano apparire addirittura politicamente punitive?

Una cucina non propriamente trasparente. Ma vorrei porti un altro problema. Siamo già in piena crisi ambientale. I dati del riscaldamento climatico ci danno una decina d'anni per informare decine di milioni di persone che la loro vita dovrà cambiare, anche in modo sostanziale. Al Gore ha preso il Nobel perchè qualcuno, forse la Provvidenza, vuole farci sapere che siamo in pericolo. C'è un solo modo per raggiungere milioni di persone con le notizie più importanti della “agenda del giorno”, quella vera, non le scemenze e le bugie che ci vengono propinate ogni giorno. E questo modo è l'uso, in altra direzione, della televisione e della comunicazione pubblica in generale. Tuttavia nemmeno il governo più onesto e intelligente (e ne siamo lontani) potrebbe prendere le decisioni impopolari che saranno presto necessarie se l'opinione pubblica non sarà massicciamente informata delle emergenze che dovrà affrontare. Questo richiede una vera e propria trasformazione del sistema informativo-comunicativo. Mi pare che la sinistra sia del tutto impreparata a questa svolta, che è l'unica cosa “radicale” che si dovrebbe fare.

Oggi la sinistra non può non assumere la questione ambientale come primaria nelle sue lotte, senza per questo rinunciare alle istanze storiche. Soprattutto in questo paese, tra i più esposti al rischio delle catastrofi. Se fossi Presidente del Consiglio organizzerei una riunione stretegica con tutto il sistema dell'informazione. E coinvolgerei anche la fiction, perché queste cose vanno spiegate su più canali e contenitori. Serve un atto di coraggio. Io ho paura che tutto peggiori, perché per porre un rimedio serio servono grandi idee e non di piccolo e medio taglio. Idee vere, di forza. E chi ce le ha in questo momento? Questo governo ha la capacità di fare discorsi di questo tipo? Io lo vorrei, perché penso che il centrosinistra sia comunque migliore del centrodestra.

TRATTO DA MEGACHIP  9 FEBBRAIO 2008