Archivio Antimafia Duemila

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Che fare?

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 di Giulietto Chiesa

Le nostre possibilità di influire sugli eventi sono ridotte,
ma dobbiamo comunque agire, per quanto è possibile,
dovunque è possibile. 

 

 

In primo luogo chiedendo al Presidente della Repubblica di non sciogliere le Camere.

Andare infatti alle elezioni con questa legge elettorale è un insulto alla democrazia e alla Costituzione. Il fatto che ci sia già stato un tale, gravissimo vulnus non è una ragione per ripeterlo. I risultati di questa legge sono sotto i nostri occhi, adesso.

Se si devono sciogliere le Camere lo si faccia solo dopo che il Parlamento ha votato una nuova legge elettorale.

So bene che le probabilità di ottenere la prima e la seconda cosa sono scarse. Ma ciò non ci esime dal dire quello che pensiamo e dal proporlo. Grave è la responsabilità di tutte le sinistre (quelle finte, quelle moderate, quelle istituzionali, erroneamente definite radicali) di avere permesso, senza dare battaglia, che si compissero gli scippi alla democrazia che ci hanno condotto in questo vicolo cieco.

Nel merito: bisogna tornare al proporzionale, con le preferenze, uscendo dalla farsa di questo attuale, finto bipolarismo, basato su un maggioritario truffaldino che è servito alla casta a espropriare i cittadini italiani del diritto di scegliere i propri rappresentanti. Proporzionale che deve essere corretto con una soglia di sbarramento al 5%.

In tal modo si otterrebbero risultati importanti, per la democrazia, cioè per tutti:

1) Togliere dalla scena politica i partitini personali, quelli ceppaloneschi, quelli rospiani, quelli dipietristi. Tutta robaccia che è servita a ricattare il paese, fatta di piccoli ducetti corrotti. Dove andranno a finire, in quale schieramento si collocheranno, non è molto importante: sempre monnezza è.

2) Costringere i partitini della sinistra a coalizzarsi in qualche modo e a non andare in ordine sparso a farsi e a farci massacrare. E impedire ai cretini delle varie ultrasinistre di costruire altri partitini, ancora più piccoli, farciti di falci e martelli.

Si vada o non si vada a elezioni anticipate bisogna dire ai partiti della sinistra istituzionale che li si appoggerà solo a condizione che rinuncino a farsi le loro liste all'interno dei loro apparati. Le liste si dovranno fare all'aperto, insieme ai cittadini, in assemblee pubbliche, a tutti i livelli, alle quali potranno partecipare (e candidarsi) iscritti e non iscritti. Dove possibile si dovranno fare vere e proprie primarie (sul serio, aperte a tutti) dalle quali far emergere proposte vincolanti per le candidature a tutti i livelli. E quei candidati saranno i candidati di tutti, partiti e non partiti. Altrimenti - lo si deve gridare a tutta voce - non vi voteremo. E andrete alla sconfitta, ma senza di noi.

Una cosa va detta anche ai cosiddetti "movimenti" (che si muovono, per altro, molto poco).

E' giunto il momento di smetterla di coltivare ciascuno il proprio orticello, continuando a parlarsi addossso, ciascuno nella propria nicchia. Non avere fatto nessuno sforzo per un'azione comune - in particolare sul terreno della comunicazione di massa - ci ha portato tutti a dover assistere impotenti a questo disastro politico e istituzionale. Continuando in questo modo si assume una grave corresponsabilità politica, che non può essere ridotta dalla distribuzione gratuita di slogan e parole radicali. Subalterni si è e lo si resta.

Questo vale in modo particolare per molte componenti del movimento pacifista che, non a caso, sono state inquinate, assorbite, paralizzate dai giochi della politica delle oligarchie.

Diamoci tutti una bella, salutare svegliata, riducendo i conati di indignazione fine a se stessa e trasformandola in azione politica.