Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Giulietto Chiesa La TV russa e' piu' sovietica che mai - Pagina 2

La TV russa e' piu' sovietica che mai - Pagina 2

Indice
La TV russa e' piu' sovietica che mai
Pagina 2
Tutte le pagine
Nel suo garage ho intravisto una BMW da 80 mila dollari, affiancata a un fuoristrada imponente dello stesso valore all'incirca. Ma il motivo del suo sorriso ironico è che, tra un cantante sovietico e l'altro, sempre più numerosi, compaiono i nomi stranieri. Chi si ricorda più di Artemios Venturis Roussos, in arte Demis? Eccolo in pista a cantare i suoi successi degli anni '80, insieme a Gloria Gaynor, ai Bad Boys, e ai già nominati Pet Shop Boys. E poi gli italiani Ricchi e Poveri, Toto Cutugno, Pupo. Lunghe file, anche qui, di gente che è uscita dalla comune nei luoghi d'origine, ma qui, con cachet appena più modesti, ha ancora lo spazio per un florido mercato. Angela Brambati grida estasiata, di fronte a una platea sterminata e osannante che in Italia non vedrà mai più, " ja rada ", sono felice. Ormai dialogano col pubblico in russo, tanta e l'abitudine. "Vede - mi dice il giornalista di un'altra dacia accanto - anche per loro noi siamo il refugium peccatorum. Vivono qui, sono diventati i nostri beniamini. Parlano russo, guadagnano bene. Tra un concerto e l'altro nelle cento città sovietiche, dove non smetteranno mai di invitarli, cantano ai matrimoni degli oligarchi e frequentano l'élite. Non c'è posto al mondo migliore, per loro. E tutti siamo contenti". Non è difficile notare una punta acre di rivalsa in queste parole, pronunciate da una bocca russa che, quindici anni fa sputava sulla Russia e sui russi con la disinvoltura di chi pensa che la storia è ormai finita, e che ora si risveglia piacevolmente stupito, dopo aver dimenticato quello che allora credeva di pensare, con il petrolio a 100 dollari al barile e un paese di nuovo omaggiato, anche se denigrato e temuto.
Si celebrano, su tutti i canali, i trent'anni di Vremja, il telegiornale brezhneviano delle ore 21 della prima rete, che accompagnò la fine dell'URSS prima di venire comprato per quattro rubli da Boris Berezovskij. Sfilano i conduttori dell'epoca, trattati come eroi anche se il loro compito era quello di leggere testi scritti da altri secondo le regole della "lingua di legno". Infatti nessuno, allora, gli credeva. Ma cosa è cambiato? Nemmeno oggi c'è traccia di satira politica. Alle canzonette si alternano interminabili passerelle di comici addomesticati che se la cavano sguaiatamente prendendo in giro i divi della tv e del cinema. Come da noi la TV parla di se stessa e la vita sta altrove. E poi vanno in onda, uno dietro l'altro, i vecchi film sovietici, la commedia quasi neo-realista degli anni del socialismo realizzato. Le gonne sono intorno al ginocchio dappertutto, le scollature molto castigate. Solo la quarta rete, NTV, mette in onda serate semi-porno, con abbondanza di seni proprio nudi e molta enfasi "omo": roba confezionata per il pubblico delle élites urbane e per i guardoni delle capitali ex sorelle. Ma le famiglie non guardano le tette di NTV, dunque lo scandalo è controllato. E, quanto a musica, lo schema melodico generale non ammette eccezioni. Di trasgressioni non c'è traccia in questa uniformità di bellezze sfavillanti e di volgarità universale, solo un po' meno sboccata di quella che vediamo nelle nostre tv.
La Russia risorge così sulle colonne di barili di petrolio e sui flussi possenti del suo gas, ma è come incatenata alla sua sconfitta. Le statistiche dicono che i morti sono più dei nati; che cresce il numero di coloro che non sanno chi fu Aleksandr Pushkin - scrive indignato Prokhanov sul giornale Zavtra, comunista e nazionalista - e nemmeno chi fu il maresciallo Zhukov. I villaggi della provincia muoiono insieme all'agricoltura, demolita dalla terapia choc di Gaidar-Eltsin. La scuola e l'università sono in disarmo e se vai in un negozio di ferramenta farai fatica a trovare qualcosa made in Russia . Il divario tra il 10% dei piì ricchi e il 10% dei più poveri è il più alto del mondo, molto più che in Cina, e il piccolo gruppo di oligarchi che detiene questa immensa ricchezza si è da tempo dimenticato della Russia, nonostante Vladimir Putin e il suo successore designato ripetano che è in testa ai loro pensieri.