Archivio Antimafia Duemila

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Giulietto Chiesa A futura memoria

A futura memoria

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di Giulietto Chiesa - 19 aprile 2009 - Megachip
Ecco, io non vorrei fare il menagramo, ma non mi va di essere – per usare un’espressione letteraria - preso per i fondelli. Tutto qui. Dunque scrivo queste cose un po’ per sfogarmi, un po’ per fare del bene al prossimo, essendo io altruista a oltranza.




Il fatto e’ che devo leggere i giornali. E, leggendoli, vedo che pronosticano la fine prossima ventura della crisi piu’ grande del secolo. Fine quando? L’anno prossimo, massimo il 2010. L’elenco di questi ottimisti è lunghissimo. Comincia con Obama e continua ( ne scelgo due a caso) con Allen Sinai, il quale ha insegnato, pensa un po’, niente meno che al mitico Massachusetts Institute of Technology, e in diverse altre universita’ americane, oltre che essere, dio ci salvi, consulente della Federal Reserve.
Continuo con il “bocconiano” Nouriel Roubini (non Houdini, il prestigiatore, non facciamo confusione, perché dovrete ricordarvi anche lui). Tutti e tre messi in fila dal più ottimista dei giornali italiani, «la Repubblica», dopo «Il Sole 24 Ore» (che ha per compito istituzionale quello di tranquillizzare gl’investitori, ai quali dunque non dice mai la verità sullo statto reale dell’economia, convinto come è sempre stato che in economia, la “scienza sciocca”, sono le “percezioni” quelle che contano. Cioè, se percepisci bene le cose vanno bene, se percepisci male le cose vanno male. Come si sa è accaduto invece che percependo bene le cose sono invece andate malissimo. Ma vallo a dire a De Bortoli, che adesso dirige un altro giornale ottimista essendo stato promosso avendo diretto un giornale ottimista come «Il Sole 24 Ore».
Tutto questa congrega, insomma, ci pronostica la fine prematura della crisi, con grande sollievo di tutti, avendo migliorato la percezione. Poi – sempre «Repubblica» – vengono le cifre, a confermare l’ottimismo, cioè la percezione. Anzi a correggere la cattiva percezione che gli Stati Uniti sono la sorgente del disastro. Precisa che Gli Usa «sono piu’ reattivi di Eurolandia». Cioè: è appena passata la buriana, prodotta dagli USA, ma adesso si ricomincia a imitare gli USA che sono più reattivi. Viva la strategia di Lisbona, meglio detta carta-carbone, nel senso di copiare l’America.
Comunque ecco le cifre dei soloni ottimisti: ricordatevele con cura, annotatele. Hanno il pregio di essere corte, come tutte le previsioni di questi signori della scienza sciocca. Gli Stati Uniti cresceranno di nuovo, nel 2010, dell’1,6%; l’Europa dell’1%, l’Italia dello 0,8%..
Vediamo se ci azzeccano. Ma intanto mi piacerebbe sapere da dove hanno tirato fuori queste previsioni. Le hanno prese dalle agenzie di rating?  Mi scappa da ridere. Quelle che davano i voti e si facevano pagare per darli buoni? Se questa è la fonte allora siamo a posto. Tranquilli, compagni. Tra le tante crescite che si annunciano c’è almeno una decrescita. Non so se felice o infelice: quella dell’intelligenza.