Archivio Antimafia Duemila

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Giulietto Chiesa Contro un moribondo l'Europa delle vendette storiche

Contro un moribondo l'Europa delle vendette storiche

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di Giulietto Chiesa - 25 febbraio 2009
- Megachip
Questa, che ora riassumo per i miei lettori, è una storia che mi impedisce di essere orgoglioso della nuova Europa di cui sono cittadino.
 




Ho incontrato a Tallin, Estonia, Europa, il signor Arnold Meri, 89 anni.

Nella sua casa alla periferia della capitale. Quasi cieco, ammalato di cancro, ma con una mente straordinariamente vivace, giovane d’animo e di spirito. Abbiamo parlato, oltre che della sua storia, delle vicende del mondo, dalla Russia, alla Cina, all’Europa e al Medio Oriente. Chi sia stato Arnold Meri molti estoni lo sanno: primo cittadino della Repubblica Socialista Sovietica di Estonia a ricevere la Stella d’oro di Eroe dell’Unione Sovietica per il coraggio manifestato nella guerra antinazista.

Ma nell’Estonia di oggi questo non è un merito. È un insulto. Arnold Meri non vivrà a lungo. Il cancro ai polmoni gli lascia giorni contati. E quella Stella d’Oro che porta orgogliosamente sulla giacca un po’ lisa, rischia di farlo morire sotto processo, se non più in carcere, visto che nemmeno in Estonia si può incarcerare un cittadino di quell’età e in quelle condizioni.

Cosa succede? Succede che la Procura della Repubblica lo ha incriminato per “genocidio” nell’organizzazione delle deportazioni staliniane del 1949. Arnold Meri ha una memoria di ferro e mi ha raccontato tutta la vicenda nei minimi particolari. Non sta a me trarre conclusioni sulla veridicità della sua linea difensiva: non è in mio potere condurre un’indagine parallela. Ma è ben chiaro che il giudice istruttore estone si è basato, nel suo atto di accusa, esclusivamente su un’intervista rilasciata dallo stesso Meri a un giornale estone, che ne ha dato un’interpretazione tendenziosa, rovesciando i fatti nel loro contrario: da salvatore delle vite di decine di estoni che stavano per essere imbarcati su navigli che avrebbero potuto affondare, ad aguzzino che ne garantiva la detenzione.

Ma non è questo il punto. Il punto è che il comportamento degl’inquirenti odierni, di uno stato che appartiene all’Europa, assomiglia molto di più a una vendetta consumata freddamente e consapevolmente, utilizzando il codice penale come una sferza per la tortura, che non a un procedimento legale per affermare la giustizia e punire un colpevole.

Lo prova il fatto che il giudice del tribunale esige, per la continuazione del processo, che un uomo d’età avanzata, ammalato e in punto di morte, si rechi nell’aula di un tribunale a 200 chilometri di distanza per assistere alle sedute. E rimette in discussione sistematicamente le conclusioni dei medici che affermano l’impossibilità di movimento dell’imputato e il grave pregiudizio per la sua vita in caso di adempimento obbligato dell’ingiunzione.

Il tutto mentre la stampa estone trasuda indignazione contro Arnold Meri, perché farebbe resistenza contro la celebrazione di quella che viene definita la “Norimberga N.2” contro i delitti del comunismo. Niente o poco a che fare con i capi d’accusa, molto a che fare con un processo politico.

Ricevo ora informazione dagli amici di Arnold Meri che il processo è stato formalmente sospeso “per le condizioni di salute dell’imputato”. Pare che il giudice attenda la guarigione di una persona che sta per morire, e che non guarirà, solo per issarne le spoglie sulla gogna della storia.

Episodio, di per sé, di particolare infamità, oltre che di singolare stupidità, che meriterebbe di essere segnalato alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Tanto più che la Procura Generale estone, tutta protesa alla caccia alle streghe contro il retaggio della “occupazione russa”, non si accorge che nei negozi di Tallin si vendono liberamente volumi che inneggiano alle SS estoni che combatterono fianco a fianco con le truppe naziste e si macchiarono degli stessi crimini efferati.

Ma l’Europa non era antifascista e antinazista?