Archivio Antimafia Duemila

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Giulietto Chiesa La collusione oscena e terminale

La collusione oscena e terminale

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di Giulietto Chiesa - 22 dicembre 2008
Rivolta a tutti quelli, senza eccezione alcuna, che hanno votato per il Partito Democratico. Credendo, in buona fede, che potesse rappresentare un' alternativa a Berlusconi. La questione morale? Ma certo! Con tutto quello che succede, come non parlarne?




Ma c'è un'operazione a largo raggio che conta di più della sporcizia morale.

E' che ora viene al pettine la collusione, di casta, tra il PD e il PDL. Ormai sbandierata, esplicita, “oscena”.

Leggi Panebianco, che esprime la stessa linea del direttore del Corriere, il quale rimuove dall'incarico il giornalista Carlo Vulpio (che seguiva il caso dello “scontro tra Procure”).

“E' il momento che il presidente del Consiglio tenda una mano al PD”. Perchè lo dice? Perchè sa che il crollo del PD potrebbe portarsi dietro l'intesa bipartitica con il PDL, quella che ha prodotto questo parlamento.

Dubbi? Allora leggi Gaetano Quagliarello, vice capogruppo PDL al Senato: “Non dobbiamo infierire e non lo faremo, continueremo a perseguire il dialogo per le riforme e sappiamo bene che PD e PDL sono legati da un destino speculare: se il bipartitismo crolla da una parte, finisce anche dall'altra”.

Inciucio bipartisan dopo inciucio bipartisan eccoci arrivati a una vera e propria alleanza per la sopravvivenza. La classe politica si compatta per liquidare le residue resistenze provenienti da settori della società civile che non si arrendono ancora. Così si apprestano a fare quella che chiamano “riforma della giustizia”. A farla insieme, per reciproca difesa.

E anche la “riforma della Costituzione”, che significa prosecuzione del suo smantellamento. Con la benedizione del capo dello Stato, che l'ha già autorizzata (ma non era lì per difenderla?).

Obiettivo primario: imbavagliare il potere giudiziario recalcitrante, togliere l'obbligatorietà dell'azione penale, separare le carriere, cancellare le intercettazioni, e così via imbavagliando, dopo avere già conquistato posizioni chiave nell'Associazione Nazionale Magistrati e nel Consiglio Superiore della Magistratura.

Questo è il piano che Veltroni si appresta a firmare. E a firmarlo in ginocchio.

Non è questione di sfortuna. Questo era l'approdo fatale al quale sapevano di giungere e al quale volevano giungere i creatori del PD. Solo che speravano di giungervi forti. Invece vi giungono in mutande.
Chi può ancora pensare – senza condividere totalmente la responsabilità morale di questi inetti – che costoro possano essere, oggi, domani, in qualche futuro lontano, un'alternativa al malaffare, alla prevaricazione dei più ricchi, al dominio delle forze che vogliono seppellire la democrazia?