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Giulietto Chiesa Crisi ambientale e crisi del lavoro: il Parlamento europeo batte un colpo

Crisi ambientale e crisi del lavoro: il Parlamento europeo batte un colpo

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da Megachip

La crisi avanza e sfida l’azione dei governi: la crisi ambientale ed energetica, la crisi del clima, il disastro finanziario che spremerà il lavoro. L’Europa dei governi tenta delle risposte. Il Parlamento Europeo le corregge.


Giulietto Chiesa, europarlamentare indipendente del gruppo socialista, racconta due importanti votazioni del 17 dicembre 2008, nelle quali, una volta tanto, si è trovato in abbondante compagnia.
Un voto sul pacchetto energia-ambiente (approvato), e un voto sull’allungamento dell’orario settimanale di lavoro (respinto).

Partiamo dal clima. Giulietto Chiesa ha seguito la materia nella Commissione speciale sul cambiamento climatico del Parlamento Europeo, spesso con pronunciamenti molto critici. Perché ha votato sì?
GC: «Il voto del parlamento Europeo sul pacchetto energia-ambiente è la sanzione di un compromesso raggiunto nel Consiglio dei ministri europeo. Compromesso, in questo caso, è parola positiva. Perché indica una volontà di cambiare marcia e direzione di fronte a due crisi, climatica e energetica, che non sono più evitabili ma che devono essere affrontate per ridurre i rischi che tutti corriamo.
Il pacchetto risente, in alcuni punti anche pesantemente, delle miopie egoistiche di stati e di interessi economici corporativi. Ma per quanto mi riguarda l'ho approvato perché dà forza all'Europa nella trattativa globale che si concluderà a dicembre 2009 a Copenhagen e sostituirà Kyoto.
Ridurre l'impatto umano sul clima è questione vitale per la salvaguardia del genere umano e dell'ecosistema in cui tutti viviamo. Il governo italiano ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote dell'accordo, ma poi vi ha rinunciato. Si spera che, in futuro, invece di ostacolare, collabori con l'Europa.»

L’assemblea di Strasburgo, a larga maggioranza, ha invece respinto il tentativo del Consiglio, cioè dei governi europei, di intervenire profondamente sui diritti del lavoro e le condizioni di vita dei lavoratori. Perché ha votato no?
GC: «La Direttiva sul tempo di lavoro, come era emersa dall'accordo tra i governi, avrebbe significato un grave peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di decine di milioni di persone in Europa, allungando i tempi di lavoro fino a 60, 65, addirittura, in certi casi, 79 ore settimanali.
E colpendo i diritti sindacali di contrattazione collettiva, e, per giunta, concedendo ai singoli paesi membri il diritto di dichiararsi svincolati (opt out) da regole comuni.
Un vero e proprio attacco frontale alla carta dei Diritti fondamentali del cittadino e del lavoratore europeo che la dice lunga sulle intenzioni con cui le destre europee si apprestano ad affrontare la recessione che avanza e che esse hanno contribuito a produrre.»

La maggioranza che ha espresso questa votazione è stata molto ampia, e ha coinvolto diversi gruppi parlamentari. Nel corso del dibattito la posizione del Consiglio è stata definita «un errore politico e giuridico». Parlamentari di diverse appartenenze hanno ricordato che l’idea di limitare l'orario di lavoro a 48 ore risale al 1919 per garantire il principio "lavorare per vivere" e non "vivere per lavorare" e hanno sottolineato che non si può abrogare un diritto e «tornare a una soluzione del XIX secolo che implica lo sfruttamento dei più deboli e il dumping sociale». Come mai questa valanga di voti?
GC: « I rappresentanti eletti dal popolo europeo hanno difeso con successo un pilastro essenziale della politica sociale europea. Non succede spesso, ma quando succede è giusto fare festa.»