Archivio Antimafia Duemila

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Lettere & Comunicati Con la famiglia Masciari per il ricorso al TAR

Con la famiglia Masciari per il ricorso al TAR

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Pino Masciari è un imprenditore calabrese che non si è piegato al racket ed ha denunciato, facendo arrestare e condannare, decine di persone appartenenti al sistema 'ndranghetista.






Per questo lui e la sua famiglia (la moglie e due bambini) vivono sotto un programma di protezione che li ha costretti ad abbandonare la loro terra d'origine, la famiglia, gli amici, il lavoro e il loro ruolo sociale.

Negli 11 anni fin qui trascorsi, molti sono stati i comportamenti omissivi delle istituzioni preposte alla sua protezione.

Su tutti il mancato reinserimento lavorativo, previsto dalla legge, ma anche troppi errori nella gestione della sicurezza, fino a ricordare il provvedimento di revoca del programma di protezione da parte dello Stato sul quale pende un ricorso al TAR, la cui sospensiva permette oggi alla famiglia Masciari di essere ancora sotto regime di protezione.
E' questo il punto dirimente : garantire la sicurezza significa dare la possibilità concreta di ricominciare a vivere con un lavoro vero; che questo significhi tornare ed essere imprenditore, per Pino, ritornare ad essere medico dentista, per sua moglie, è un problema secondario e subordinato a quel dovere che lo Stato ha nei confronti di questa famiglia: garantire la sicurezza per ridare dignità a chi ha creduto nelle Istituzioni.

Firmando questa lettera, ci schieriamo dalla parte dei testimoni di giustizia e della famiglia Masciari, in particolare, che attende da più di tre anni che il Tribunale Amministrativo del Lazio si pronunci su questa vicenda.

Per i testimoni di giustizia, tutte le ore, tutti i giorni e tutte le settimane sono importanti. Vivono nell'ombra, devono fare i conti con procedure, burocrazia e lungaggini e convivono con un programma di protezione che la commissione parlamentare antimafia della scorsa legislatura in una relazione votata all'unanimità ha riconosciuto essere inefficiente per "inettitudine, trascuratezza e irresponsabilità".
Quello che ci aspettiamo è che le Istituzioni intervengano per rimediare agli errori e alle incongruenze che esse stesse hanno evidenziato.

Non ci sembra di essere rivoluzionari in questo.
Così come non ci sentiamo rivoluzionari nel richiedere che sia fissata l'udienza del ricorso al TAR di Pino Masciari: sono più di 42 mesi che attende di essere sentito nel merito, quando i tempi del TAR dovrebbero essere più giusti, visto che parliamo di giustizia, ed anche più umani, visto che riguardano le vite di persone che hanno reso un servizio allo Stato.
E sono stati mesi intensi e vissuti fra paure e speranze, sempre in attesa, sempre e comunque con fiducia nelle istituzioni e senza mai rinnegare le scelte passate.
Noi che lo abbiamo accompagnato in questi anni, lo sappiamo bene e possiamo dire che ci ha  insegnato ad avere questa fiducia.

Per tutto ciò scriviamo questa lettera aperta, sicuri che il Presidente del Tribunale Amministrativo del Lazio possa chiarire una volta per tutte la sua situazione e dar seguito al ricorso che giace ormai da più dei sei mesi previsti per la pronuncia del tribunale stesso.

Pino Masciari ha denunciato la 'ndrangheta perchè ha da sempre creduto nelle regole e perchè è un dovere di ogni cittadino onesto. Ora chiede semplicemente che queste regole vengano rispettate anche per lui: e noi, che siamo suoi Amici, ci uniamo alla sua richiesta perchè crediamo nella giustizia e crediamo sia giusto rimettersi alle sue decisioni.
Affrontare questo ricorso è un dovere dello Stato , così come lo è per la legislazione sui testimoni di giustizia.
Se vogliamo che l'Italia contribuisca alla lotta alla criminalità organizzata, è necessario che la giustizia dimostri la sua funzionalità.
Chi denuncia ha bisogno di capire che c'è la speranza concreta di cambiare le cose e che ha strumenti per far valere le proprie ragioni.
E' una questione di dignità, prima che di diritti.
In fondo chiediamo una cosa sola, semplice e precisa: che la legge si dimostri uguale per tutti, proprio come sancisce la nostra Carta costituzionale.
La sicurezza che Pino Masciari chiede per lui e per la sua famiglia, non è solo una scorta; è molto di più: è la protezione di uno Stato che ha il dovere di appoggiare i Testimoni di Giustizia come uomini, prima di tutto, considerandoli tali con le loro famiglie, i loro legami e i loro sentimenti. Non facciamone solo una questione di numeri.

Di impossibile c´é solo ció che non tentiamo


Gli amici di Pino Masciari