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Lettere & Comunicati La protesta dell'imprenditore Pino Masciari

La protesta dell'imprenditore Pino Masciari

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La protesta dell'imprenditore Pino Masciari
Masciari: Minniti pensi a mia sicurezza
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31 marzo 2008

Pino Masciari testimone di giustizia lascia la localita’ protetta senza scorta per recarsi in Calabria come forma estrema di protesta.

Sono un imprenditore calabrese che non si è piegato al racket, che ha denunciato, fatto arrestare e condannare decine di appartenenti al sistema `ndranghetista con le sue collusione all’interno delle Istituzioni. Inserito nel Programma Speciale di Protezione a partire dal 17 Ottobre 1997, portato via dalla Calabria e da allora sprofondato in un tunnel senza via d’uscita: in questi 11 anni non si contano i comportamenti omissivi tenuti dalle Istituzioni preposte alla mia protezione, contrari alla legge e prima ancora alla dignità della persona. Abbandonato al mio destino insieme con la mia famiglia,  isolati, esiliati dalla propria terra, privati delle imprese edili e del proprio lavoro (mia moglie è un medico-odontoiatra).

Prima mi hanno tolto il pane, poi mi hanno tolto la libertà, infine la speranza.

Dopo 11 lunghi anni di attesa e di fiducia nelle Istituzioni oggi devo ammettere che non ci sono le condizioni perché la mia famiglia continui a restare ancora in Italia considerando la situazione di abbandono e l’assenza dei settori preposti alla protezione, che sarebbe dovuta avvenire in modo vigile e costante nella località (per così dire) protetta.

La conclusione è che mi ritrovo facile bersaglio insieme alla mia famiglia della vendetta mafiosa, nell’allarmante contesto di ‘ndrangheta, acceso e dilagante.

Pertanto chiedo formalmente al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al Ministro dell’Interno Giuliano Amato e al Viceministro dell’Interno Marco Minniti  con delega alla Commissione Centrale ex art. 10 L. 82/91 di risolvere tempestivamente prima della consultazione elettorale la mia annosa vicenda, garantendo il diritto al lavoro e la sicurezza presente e futura per me e la mia famiglia.

Contemporaneamente chiedo formalmente ad una qualsiasi delle Nazioni dell’Unione Europea o altra Nazione l’ADOZIONE della mia famiglia, per mia moglie ed i miei due figli, perché si prenda cura di loro con la dovuta sicurezza.

Io no! Scelgo di rimanere nel mio paese, a rischio della vita, per proseguire la strada della denuncia civile e legale dell'impotenza delle Istituzioni, che alle parole non fanno seguire i fatti concreti e per raccontare la verità sulla lotta alla mafia in Italia: chi non scende a compromessi con le dinamiche mafiose deve essere fatto fuori, in un modo o nell'altro.

Lascio dunque in data odierna la località protetta per arrivare in Calabria ed affrontare quello che sarà il mio destino, mantenendo almeno fino in fondo la dignità che in questi anni ho difeso dagli attacchi prima della `ndrangheta e poi delle Istituzioni. Poi sarò davanti ai “Palazzi” di Roma e al TAR del Lazio dove giace vergognosamente arenato da più di tre anni il ricorso contro lo Stato che mi ha revocato ingiustamente il programma di protezione, che equivale alla  condanna a morte.

 Lo farò in giro per l'Italia, fiducioso di trovare al mio fianco i tanti cittadini, associazioni, gruppi e Meetup, le forze sane delle istituzioni e della politica che ho incontrato in questi lunghi anni, che condividono la mia scelta e che si riconoscono nei valori della legalità e della giustizia.

La COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, già nella scorsa legislatura, la quattordicesima, aveva analizzato ed esaminato approfonditamente "il caso dell’imprenditore Giuseppe Masciari", riconoscendo le ragioni di quanto esposto, (si rimanda ai seguenti documenti: Approvazione della Relazione del Comitato TESTI del 9 marzo 2005- Resoconto Stenografico della 69° seduta  del 14 giugno 2005 - approvazione della Relazione di Minoranza del 18 gennaio 2006, pag. 72 "Testimoni di giustizia: una risorsa umiliata").

L’attuale COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, quindicesima legislatura, nella Seduta di martedì 19  febbraio 2008 ha approvato la Relazione annuale sulla 'ndrangheta (Rel. On. Forgione) e la Relazione sui testimoni di giustizia (Rel. On. Napoli), che ha  fatto emergere "le gravi cadute di efficienze del sistema di protezione dovute spesso a inettitudine, trascuratezza ed irresponsabilità" per questo  "Lo Stato recuperi il terreno perso nei confronti di chi ha mostrato di possedere uno spirito civico esemplare". Ha riconosciuto il rispetto dei diritti dei testimoni di giustizia, risorsa da premiare e non da umiliare. Nella relazione sulla `ndrangheta ha dichiarato la pericolosità mondiale di tale struttura criminale.

Le Istituzioni, la politica, Confindustria, raccolgono collezioni di buone intenzioni cui non seguono  fatti concreti. Non ho bisogno di pacche sulle spalle, ma di sicurezza, impiego e futuro per me e soprattutto per la mia famiglia.

Se si permette che chi ha scelto di stare dalla parte della Giustizia maturi solo disagi diventando esempio tangibile del fallimento di una rapida risposta dello Stato, ciò non rappresenta una sconfitta solo per Pino Masciari, ma una sconfitta per l’Italia intera, una vittoria per la `ndrangheta, che ha continuato e continua a fare imprenditoria moltiplicando i suoi guadagni, tanto è vero che in Calabria ha un bilancio di 35 miliardi di euro sporchi, mentre al sottoscritto non gli viene restituito il diritto di ritornare a fare l’imprenditore. Addirittura il Ministero dell’Interno con delibera del 28 luglio 2004, così afferma: "non consente di autorizzare il rientro del testimone di giustizia Masciari Giuseppe e del suo nucleo familiare nella località di origine ritenuto che sussistono gravi ed attuali profili di rischio".

Una sconfitta per lo Stato Italiano, un messaggio devastante per chi domani si trovasse a decidere  se denunciare o abbassare la testa di fronte alle intimidazioni mafiose. .

Confermo fino alla fine e con fermezza che non ho alcun rimpianto per ciò che ho fatto, perché ritengo che la denuncia sia atto doveroso di ciascun cittadino che appartenga ad uno Stato che possa ancora considerarsi di diritto.
Lì 31 marzo 2008                                          
Giuseppe (Pino) Masciari


'NDRANGHETA: MASCIARI, MINNITI PENSI A MIA SICUREZZA
1 aprile 2008

Vibo Valentia.'
Io non mi muoverò dalla Calabria e dalla provincia di Vibo Valentia, dove sono nato e dalla quale mi hanno deportato, sino a quando al Viminale non risolveranno la mia situazione". Lo ha detto il testimone di giustizia Pino Masciari, che ieri ha lasciato la località segreta in cui vive per tornare in Calabria senza scorta in segno di protesta contro lo Stato "che - dice - mi ha abbandonato al mio destino". "I veri prigionieri non sono i mafiosi - ha detto ancora Masciari - ma io e la mia famiglia. Il viceministro Minniti firmi la delibera per la mia sicurezza e mi dia la possibilità di tornare a fare l'imprenditoré. Io sono un imprenditore e voglio tornare a fare il mio lavoro. Lo Stato mi deve mettere in condizione di tornare ad essere un imprenditore e deve consentire a mia moglie di esercitare la sua professione di medico dentista. La devono finire con gli spot elettorali perché la mafia si sconfigge con atti e fatti concreti. Ci vuole determinazione, buona volontà e certezza della pena". Secondo il testimone di giustizia, inoltre, "bisogna denunciare con nome e cognome e non soltanto i danni subiti. I nomi e cognomi fanno male alle mafie, mentre i danni subiti fanno male solo allo stato che deve risarcire".
''Che strada può percorrere uno Stato che lascia solo chi denuncia e si ribella ad un sistema criminale imposto, con la sopraffazione ed il terrore?". E' la domanda che si pone, in un comunicato, la Casa della Legalità di Lamezia Terme, presieduta da Emilia Cantafio, in merito al caso del testimone di giustizia Pino Masciari. "Sarebbe bello - prosegue la nota - se gli onorevoli candidati perdessero due-tre punti del loro discorso per lanciare un messaggio che sia il primo segnale concreto per la risoluzione di questa, annosa, vicenda. Come mai, dopo tanto tempo, dal 1997, ancora non è stata trovata una soluzione ferma al caso di Masciari?". La Casa della legalità esprime poi "forte solidarietà all'imprenditore, che - scrive - dopo undici anni di isolamento, per essersi giustamente ribellato al racket, completamente privo delle sue origini, dell'affetto della sua terra, privo soprattutto di quanto aveva costruito per se stesso e la propria famiglia, si è trovato costretto ad abbandonare lo stato di 'protezione' decidendo di far valere suoi diritti personalmente, mettendo a rischio non solo la propria vita ma anche quella dei suoi familiari". (ANSA).