Archivio Antimafia Duemila

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Lettere & Comunicati RadioMafiopoli, l'ironia contro i boss. Disonorarli e' una questione d'onore - Pagina 2

RadioMafiopoli, l'ironia contro i boss. Disonorarli e' una questione d'onore - Pagina 2

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RadioMafiopoli, l'ironia contro i boss. Disonorarli e' una questione d'onore
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“A volte, se si vogliono fare cose comiche sulla mafia non c’è bisogno di inventarsi nulla -afferma il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, presente all’iniziativa palermitana -per ché, anche solo ascoltando le intercettazioni, vengono fuori frasi e si scoprono atteggiamenti che in una persona normale non pos sono che provocare orrore e disgusto. Ho incontrato Giulio Cavalli (a destra nella foto accanto; a sinistra Conticello) a Lodi in occa sione di un’iniziativa antimafia e abbiamo deciso di lavorare su un progetto teatrale che cominciasse a sfottere la mafia sui dati reali. Siamo partiti proprio dalla intercettazioni, una bella fonte di infor mazione, conoscenza e, in questo caso, anche di ispirazione, per ché la comicità qui non sta nelle cose che si dicono ma nel distacco che l’artista ha nei confronti del testo”. Un’operazione che ha lasciato subito tutti soddisfatti. “Abbiamo fatto la prima in una piazza del mio comune, con grande preoccupazione di tutti perché nello spettacolo si facevano chia ramente i nomi e cognomi di alcuni mafiosi di Gela. Con nostro grande stupore – prosegue Crocetta -tutti sono rimasti sino alla fine, chiedendoci poi di ridare lo spettacolo nelle scuole. E’ stato il segno che se vuoi fare una battaglia contro la mafia tutto può con tribuire: l’azione dell’associazionismo, della società civile, della magistratura, gli arresti”. Da “Do ut des” a “Radio mafiopoli” il passo è stato breve. “Io vengo dalla commedia dell’arte e avevo già applicato la giullarata ad eventi di cronaca, ad avvenimenti di memoria. Lo spettacolo -aggiunge l’attore – ci ha dato il segnale che stavamo cogliendo nel segno. Anche perché, se è vero che esiste un racket economico, fondamentalmente ne esiste anche uno culturale. E non è una cosa solo siciliana. A livello di antimafia, poi, noi in Lombardia siamo ancora all’anno zero. Ho parlato con sindaci e alcuni marescialli dei carabinieri e il paradosso è che hanno tutti sostenuto che la mafia al nord non esiste. Qualche de putato della Lega ha anche detto “se Cavalli decide di andare in Sicilia a farsi sparare non è un problema della Lombardia”. Ab biamo, così, pensato di muoverci con più energia, cercando una formula che riuscisse a viaggiare molto più velocemente di uno spettacolo, proprio per evitare che la spettacolarizzazione delle intimidazioni potesse essere letta male. Grazie anche a “fascio e martello”, quindi gente tutta siciliana, abbiamo deciso di utilizzare Internet e di dare vita a questa trasmissione, che altro non è che un Mp3 di 10 minuti che applichiamo ai fatti di cronaca della settimana. Fondamentalmente, il progetto “Radio Mafiopoli” é un movimento, una filosofia che vuole riunire chiunque pensa che quello che viene rivenduto, compresi fiction e spettacoli teatrali un po’ pericolosi, in realtà è un onore malato perché è la metastasi della paura. Il prossimo passo è quello di portare l’antimafia siciliana in Lombardia a raccontare che il peccato di presunzione di credere che sia una cosa tutta siciliana è folle”. “Ritengo che iniziative del genere siano di pura controinforma zione – sostiene in conclusione Giovanni Impastato -e sono ancora più importanti se, come faceva Peppino in quegli anni a Cinisi, riescono a sfruttare l’ironia, quell’arma micidiale che ha consentito a mio fratello di mettere in ridicolo molti uomini po tenti. Queste cose funzionano, anche se in Sicilia dagli anni ‘50 ad oggi sono stati uccisi da Cosa Nostra otto giornalisti. L’ala militare della mafia ha subito dei colpi micidiali, ma purtroppo ri mane sempre integro quel rapporto, quel legame, il fatto che la corruzione politica -e non solo -è sempre chiara, esiste e man tiene in vita il sistema di accumulazione illegale. Peppino utiliz zava i mezzi di comunicazione per portare avanti la propria denuncia nei confronti della mafia e della criminalità. E lo fa ceva in anni in cui gli strumenti non erano quelli di oggi. Lui, poi, sfruttava il teatro, il cinema, la musica, l’arte e la cultura in generale per colpire. Noi, infatti, ogni anno lo ricordiamo con le cose che lui adorava fare. Ecco perché oggi è importante por tare avanti il suo messaggio”. Che ricordo ha più vivido di suo fratello? “Quello di un Peppino ironico, che amava organizzare i carnevali alternativi. Il Peppino scanzonato, allegro, quello che si divertiva e faceva divertire gli altri. E questo, nonostante tutto quello che succedeva at torno a lui”. Di sua madre, invece? “Il ricordo più toccante è quello del processo, quando ha puntato il dito contro Badala menti e gli ha detto “sei stato tu ad uccidere mio figlio”. Per que gli anni una cosa di non poco conto”.
G.S

19 gennaio 2009 a sud’europa

Il servizio di Telejato sulla sagra di Radio Mafiopoli (Palermo 12-1-09), con le interviste ai protagonisti della serata. Interviste di Pino Maniaci e riprese Letizia Maniaci: Clicca!


Tratto da: www.teatronline.com
Info: www.fascioemartello.it