Archivio Antimafia Duemila

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Lettere & Comunicati RadioMafiopoli, l'ironia contro i boss. Disonorarli e' una questione d'onore

RadioMafiopoli, l'ironia contro i boss. Disonorarli e' una questione d'onore

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È stata l’occasione per continuare a dire “no alla mafia”, sfi dando apertamente chi ha paura di una risata. Quella risata irriverente che, sulla scia dell’esperienza di “Radio Aut”, ideata da Peppino Impastato, ha visto nascere Radio Mafiopoli, esperimento radiofonico trasmesso alle 14 di ogni mercoledì da una rete di circa 20 portali web.

E proprio per la “Prima Sagra di Radio Mafiopoli”, intitolata “Perché disonorarli è una questione d’onore”, alcune sere fa numerose persone si sono riunite nella piazza antistante l’Antica Focacceria San Francesco, nel cuore storico di Palermo, per condividere l’importante percorso compiuto sino ad oggi da un’agguerrita squadra di persone. Uno tra tutti Salvo Vitale, collaboratore ed amico di Peppino Impastato ai tempi di “Radio Aut”, co-conduttore della più famosa trasmissione “Onda Pazza”, che ha per l’occasione palermitana messo in scena lo “sfottò alla mafia” insieme con Giulio Cavalli, autore, regista e voce di questo programma che sta riscuotendo sempre più successo. L’evento è stato organizzato da www.fascioemartello.it, uno dei portali che diffondono via Internet la trasmissione. La serata è stata, poi, resa ancora più caratteristica dal “Mercato pizzo free”, con la piazza “imbandita” di numerosi prodotti tipici siciliani che hanno deliziato il palato dei presenti. “Palermo è la città che mi ha adottato – dice Giulio Cavalli -e ci torno per ritrovare un po’ di serenità, quella che deriva dal sapere con precisione chi siamo e contro chi siamo. Perché se c’è una guerra, come qualcuno con preoccupante regolarità continua a ri cordarmi, allora è questa. Una guerra culturale per il diritto a non tacere, in cui sono stato caricato di responsabilità che volentieri accetto, con la differenza che noi andiamo a metterci la faccia e non lasciamo segni sui muri dei luoghi di lavoro, come ‘gli amici degli amici’”. Va a propositivo ricordato che lo scorso novembre l’attore ha rice vuto l’ennesima minaccia mafiosa. Durante le prove di un suo spettacolo nel Teatro Nebiolo di Tavazzano, in provincia di Lodi, del quale ha la direzione artistica, hanno imbrattato il furgone della sua compagnia con una croce e le scritte “Smettila”, “Non dimen tichiamo” e “Riina Libero”. A causa di questa e di altre minacce, l’attore è oggi sotto protezione. Le prime intimidazioni giunsero dopo “Do ut Des. Spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi”, frutto di una collaborazione tra i comuni di Lodi e Gela. Tutte le mafie del mondo vivono, proliferano e crescono sulla base del proprio onore che cresce sulla paura. Quell’onore si in cancrenisce e diventa credibilità fino a sommergersi e trave stirsi di cultura. Ridere di mafia significa ribellarsi ad un racket culturale. E’ questa la filosofia che anima la storia di Totò Nes suno, giovane aspirante mafioso, attraverso i cui occhi lo spet tatore riesce a scoprire dall’interno la ritualità della mafia, arrivando a ridere di una liturgia agghiacciante. Totò ha trenta anni e vuole trovare un’occupazione con “la giusta ricompensa zione economica”. Dopo averci ben pensato, decide di farsi as sumere per fare il lavoro delle cinque lettere. Lo spettacolo segue la scalata del giovane, da addetto alla corrispondenza in terna a sindaco di Mafiopoli. Il primo compito che gli viene affi dato é “prendere i pezzettini di carta con su scritte le cose e fare un riassunto per i capi, che non é che avessero il tempo di leggere tutto”. Totò legge, riassume e distrugge pizzini in scena, in coppia con un clown -suo alter-ego scenico – che, in un mo mento di forte impatto, si trasforma in distruggi-documenti umano e li mangia. Non mancano il giuramento mafioso, letto da Totò e mimato dal clown, primo passo verso i vertici del po tere, la pratica del do ut des che lo porterà infine ad essere eletto sindaco, il “tocsciò”, manifestazione esteriore della posi zione raggiunta.




“A volte, se si vogliono fare cose comiche sulla mafia non c’è bisogno di inventarsi nulla -afferma il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, presente all’iniziativa palermitana -per ché, anche solo ascoltando le intercettazioni, vengono fuori frasi e si scoprono atteggiamenti che in una persona normale non pos sono che provocare orrore e disgusto. Ho incontrato Giulio Cavalli (a destra nella foto accanto; a sinistra Conticello) a Lodi in occa sione di un’iniziativa antimafia e abbiamo deciso di lavorare su un progetto teatrale che cominciasse a sfottere la mafia sui dati reali. Siamo partiti proprio dalla intercettazioni, una bella fonte di infor mazione, conoscenza e, in questo caso, anche di ispirazione, per ché la comicità qui non sta nelle cose che si dicono ma nel distacco che l’artista ha nei confronti del testo”. Un’operazione che ha lasciato subito tutti soddisfatti. “Abbiamo fatto la prima in una piazza del mio comune, con grande preoccupazione di tutti perché nello spettacolo si facevano chia ramente i nomi e cognomi di alcuni mafiosi di Gela. Con nostro grande stupore – prosegue Crocetta -tutti sono rimasti sino alla fine, chiedendoci poi di ridare lo spettacolo nelle scuole. E’ stato il segno che se vuoi fare una battaglia contro la mafia tutto può con tribuire: l’azione dell’associazionismo, della società civile, della magistratura, gli arresti”. Da “Do ut des” a “Radio mafiopoli” il passo è stato breve. “Io vengo dalla commedia dell’arte e avevo già applicato la giullarata ad eventi di cronaca, ad avvenimenti di memoria. Lo spettacolo -aggiunge l’attore – ci ha dato il segnale che stavamo cogliendo nel segno. Anche perché, se è vero che esiste un racket economico, fondamentalmente ne esiste anche uno culturale. E non è una cosa solo siciliana. A livello di antimafia, poi, noi in Lombardia siamo ancora all’anno zero. Ho parlato con sindaci e alcuni marescialli dei carabinieri e il paradosso è che hanno tutti sostenuto che la mafia al nord non esiste. Qualche de putato della Lega ha anche detto “se Cavalli decide di andare in Sicilia a farsi sparare non è un problema della Lombardia”. Ab biamo, così, pensato di muoverci con più energia, cercando una formula che riuscisse a viaggiare molto più velocemente di uno spettacolo, proprio per evitare che la spettacolarizzazione delle intimidazioni potesse essere letta male. Grazie anche a “fascio e martello”, quindi gente tutta siciliana, abbiamo deciso di utilizzare Internet e di dare vita a questa trasmissione, che altro non è che un Mp3 di 10 minuti che applichiamo ai fatti di cronaca della settimana. Fondamentalmente, il progetto “Radio Mafiopoli” é un movimento, una filosofia che vuole riunire chiunque pensa che quello che viene rivenduto, compresi fiction e spettacoli teatrali un po’ pericolosi, in realtà è un onore malato perché è la metastasi della paura. Il prossimo passo è quello di portare l’antimafia siciliana in Lombardia a raccontare che il peccato di presunzione di credere che sia una cosa tutta siciliana è folle”. “Ritengo che iniziative del genere siano di pura controinforma zione – sostiene in conclusione Giovanni Impastato -e sono ancora più importanti se, come faceva Peppino in quegli anni a Cinisi, riescono a sfruttare l’ironia, quell’arma micidiale che ha consentito a mio fratello di mettere in ridicolo molti uomini po tenti. Queste cose funzionano, anche se in Sicilia dagli anni ‘50 ad oggi sono stati uccisi da Cosa Nostra otto giornalisti. L’ala militare della mafia ha subito dei colpi micidiali, ma purtroppo ri mane sempre integro quel rapporto, quel legame, il fatto che la corruzione politica -e non solo -è sempre chiara, esiste e man tiene in vita il sistema di accumulazione illegale. Peppino utiliz zava i mezzi di comunicazione per portare avanti la propria denuncia nei confronti della mafia e della criminalità. E lo fa ceva in anni in cui gli strumenti non erano quelli di oggi. Lui, poi, sfruttava il teatro, il cinema, la musica, l’arte e la cultura in generale per colpire. Noi, infatti, ogni anno lo ricordiamo con le cose che lui adorava fare. Ecco perché oggi è importante por tare avanti il suo messaggio”. Che ricordo ha più vivido di suo fratello? “Quello di un Peppino ironico, che amava organizzare i carnevali alternativi. Il Peppino scanzonato, allegro, quello che si divertiva e faceva divertire gli altri. E questo, nonostante tutto quello che succedeva at torno a lui”. Di sua madre, invece? “Il ricordo più toccante è quello del processo, quando ha puntato il dito contro Badala menti e gli ha detto “sei stato tu ad uccidere mio figlio”. Per que gli anni una cosa di non poco conto”.
G.S

19 gennaio 2009 a sud’europa

Il servizio di Telejato sulla sagra di Radio Mafiopoli (Palermo 12-1-09), con le interviste ai protagonisti della serata. Interviste di Pino Maniaci e riprese Letizia Maniaci: Clicca!


Tratto da: www.teatronline.com
Info: www.fascioemartello.it