Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio Dal Loft al Lost

Dal Loft al Lost

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di Marco Travaglio - 8 agosto 2008
Veltroni stronca Di Pietro sul referendum per abrogare il lodo Alfano, ma delle motivazioni addotte nessuna convince realmente. Antonio Di Pietro ha depositato il quesito referendario per abrogare il lodo Alfano: servono 500 mila firme entro il 30 settembre per votare nel 2009 insieme al referendum elettorale, altrimenti tutto slitta al 2010.


Intanto il Pd tenta di raccogliere 5 milioni di firme sotto l'appello 'Salva l'Italia'. In un paese serio le due opposizioni si aiuterebbero nelle rispettive raccolte.
Invece Uòlter ha subito stroncato l'iniziativa dell'(ex?) alleato, che pure nel Pd aveva già riscosso importanti adesioni (Parisi e Monaco) e pre-adesioni (Bersani e Tenaglia). Le spiegazioni del Loft, sempre più Lost, sono curiose.
1. "Non si deve ridare centralità alla polemica antiberlusconiana". Chissà perché: da novembre, quando scelse il dialogo con Berlusconi, il Pd non ha avuto che guai. Il dialogo porta sfiga;
2. "Le priorità sono altre: salari, crescita". Sta di fatto che, sondaggi alla mano, la misura più impopolare del governo è stata finora l'impunità alle alte cariche osteggiata dal 70-80 per cento degli italiani, che ha fatto crollare del 10 per cento la fiducia nel premier;
3. "La giustizia nel suo complesso non si affronta coi referendum". Ma qui nessuno vuol affrontare la giustizia nel suo complesso: solo cancellare una legge immonda con l'unico strumento possibile, visto il rapporto di forze in Parlamento;
4. "Poi non si fa il quorum e lui diventa invincibile". Più invincibile di così, sarà difficile. E poi perché non provarci? Un pacchetto referendario per restituire potere di scelta agli elettori e per una giustizia uguale per tutti diventerebbe un formidabile testa d'ariete contro i privilegi di Casta. Schiaccerebbe sulla Casta la destra, che prevedibilmente tra pochi mesi sarà in difficoltà per la crisi economica. Mobiliterebbe un fronte trasversale di cittadini. E riconcilierebbe il Pd con elettori insoddisfatti, girotondi e grillini, bollati come 'antipolitici' sol perché chiedono una politica diversa;
5. "Non si va a rimorchio di Di Pietro". Ma, se sposasse il referendum, sarebbe il Pd ad assumere il comando, visto che Idv ha (per ora) un settimo dei suoi voti. Perché non usare per le firme 'utili' del referendum la macchina organizzativa messa in piedi dal Pd per una petizione inutile?
6. "È un autogol che fa il gioco di Berlusconi". Strano: i leader e gli house organ del Pdl sparano a palle incatenate su Di Pietro e sul referendum, mentre elogiano il Pd che si oppone. Sanno bene che, da imputato, il premier ha sempre dato il peggio di sé: dal 2004, cassato il lodo Schifani, perse tutte le elezioni fino al 2006. Tutt'oggi la sola idea di tornare imputato lo fa uscire di testa. Dice: "Mi hanno assolto per gli abusi a Villa Certosa e in Spagna per Telecinco". Ma nel primo processo lui non era nemmeno imputato (lo era un amministratore, Giuseppe Spinelli, che l'ha sfangata grazie ai condoni); e nel secondo hanno assolto solo i coimputati, mentre la sua posizione, stralciata nel 2002, è ancora da giudicare. Insomma, lodo o non lodo, millanta processi e sentenze inesistenti. Per fargli perdere definitivamente la trebisonda, nulla di meglio che restituirlo al suo habitat naturale: i tribunali.
L'ESPRESSO