Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio Sette grandi e mezzo

Sette grandi e mezzo

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di Marco Travaglio - 9 luglio 2008
Ringrazio sentitamente la Casa Bianca e George W. Bush per aver chiuso in bellezza gli otto pessimi anni di presidenza raccontando alle delegazioni del G8 chi è Silvio Berlusconi. Secondo il breve, ma fulminante ritratto contenuto nel kit press preparato dallo staff dell’amico George, Al Tappone è “uno dei più controversi leader nella storia di un Paese conosciuto per corruzione governativa e vizio...

 Un uomo d’affari con massicce proprietà e grande influenza nei media... considerato da molti un dilettante della politica che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali”. “Berlusconi ­ proseguono i perfidi biografi della Casa Bianca ­ ha trasformato il suo senso degli affari e la sua influenza in un impero personale che ha prodotto il governo italiano di più lunga durata in assoluto e la sua posizione di persona più ricca del Paese”. Come del resto faceva quand’era piccolo (cioè alto come oggi): “Vendeva aspirapolvere, lavorava come cantante sulle navi da crociera, faceva ritratti fotografici e i compiti dei compagni di scuola in cambio di soldi”. Tutte notizie vere e stranote (almeno al pubblico straniero), tratte dalla “Encyclopedia of World Biography”. Mancano solo i rapporti con la mafia, la P2, le sentenze comprate, i processi e le leggi vergogna, ma di tutto ciò la stampa parla quotidianamente (almeno all’estero, s’intende: in Italia i tg spiegano quotidianamente agl’ignari cittadini“come difendersi dal caldo”, fenomeno decisamente inedito per i primi di luglio). Si è parlato di un tragico errore, ma chi ci crede è bravo: a quei livelli, nulla accade mai per caso. Il fatto è che queste sono le cose che, dietro le quinte, tutti i politici, i diplomatici e i giornalisti del mondo dicono stupefatti quando parlano dell’Italia berlusconiana da quando l’incubo incominciò 15 anni orsono. Poi, in pubblico, sorvolano per carità di patria. Il bello è che ieri quasi tutti i giornali italiani, a parte l’Unità, titolavano sulla presunta “gaffe della Casa Bianca” (o “infortunio”, o addirittura ­ secondo il manifesto ­ un “insulto al premier”). Per l’informazione di regime, infatti, dire la verità è una gaffe, anzi un infortunio, anzi un insulto. Invece scrivere, come fa Scodinzolini sulla Stampa, che “Berlusconi, come il Papa, è convinto che i grandi Paesi debbano darsi una mossa nella lotta alla povertà”, ecco, questa sì che è informazione. Come pure scrivere - riuscendo a restare seri - che l’eventuale scambio tra la legge blocca-processi con il Lodo Alfano, per giunta inserito nel “pacchetto sicurezza” sotto il naso del Quirinale che ne aveva firmato un altro, è una buona “mediazione”, anzi una vittoria del “dialogo” sullo “scontro fra politica e magistratura”. In realtà è una vittoria degli estorsori governativi che, con una mano, scassano definitivamente la Giustizia e, con l’altra, sventolano il ramoscello d’ulivo reclamando un modico pizzo: noi lasciamo vivere i giudici, a patto che quelli lascino evaporare i processi di Al Tappone. Al quale bloccarne 100 mila non frega assolutamente niente: a lui frega bloccare i suoi. Se gli bloccano i suoi, libera tutti gli altri. Se ottenesse il Lodo incostituzionale dell’Impunità non vince il Pd, e nemmeno il dialogo. Vince lui e perde la Costituzione. Bene ha fatto il Pd a respingere, almeno finora, l’osceno mercimonio. Ma purtroppo si leggono commenti strani, come quello della capogruppo alla Camera Marina Sereni: “Il Lodo è pur meglio del salvaprocessi (che poi sarebbe il blocca-processi, ndr)”. Del senatore Nicola Latorre: “L’importante è che tolgano il blocca-processi, poi a decidere la strategia più adatta sul Lodo Alfano sarà il segretario del partito”. Di Livia Turco: “Il lodo dev’essere affrontato con legge costituzionale e con calma”. Come se una norma incostituzionale che crea 4 cittadini più uguali degli altri diventasse costituzionale solo perché fatta con legge costituzionale.


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