Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio Gli insaccati

Gli insaccati

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di Marco Travaglio- 8 luglio 2008

Ieri, a Roma, hanno arrestato un bel po’ di gente che aveva messo su un sistema per scampare ai processi: costava 5 mila euro a botta. Minimalisti, poveracci. Non sapevano che, per scampare ai processi,c’è un sistema più infallibile e conveniente: si chiama Lodo Alfano. 

 


Prima si fa una legge per bloccare 100 mila processi, una per proibire le intercettazioni, una per tagliare i fondi e gli stipendi ai magistrati. Poi si va in tv a dire che i giudici sono “metastasi”, comunisti, golpisti, pazzi, fannulloni, inetti, amici dei criminali. Poi si diffondono sondaggi che dimostrano che la fiducia nella magistratura è in calo (ma va?). Infine si manda avanti qualche sherpa (Angelino Jolie, Calderoli, Castelli) a offrire la pace. Prezzi modici: voi vi scordate i processi di Al Tappone, noi vi lasciamo intercettare e processare tutti gli altri. E, se fate i bravi, magari vi paghiamo pure lo stipendio. A Palermo questa roba si chiama estorsione, racket, pizzo. A Roma si chiama “dialogo”. E chi non ci sta, o addirittura va in piazza a protestare, è un estremista giustizialista che vuole “lo scontro”. Intanto si continua a usare la magistratura come alibi per non decidere quel che si potrebbe decidere subito, alla luce dei fatti, con la scusa che questo “non è penalmente rilevante” e per quest’altro “aspettiamo le sentenze”. Campa cavallo. Don Agostino Saccà si reinstalla a Raifiction sulla sedia gestatoria, tra baci, abbracci e standing ovation da destra e da sinistra (Curzi gli ha addirittura chiesto scusa), come il papa di ritorno dall’esilio di Avignone. E rilascia interviste auto-celebrative, l’ultima a Panorama: su 44 domande, nemmeno una sulla frase-chiave delle sue telefonate con Berlusconi che, sistemando una delle aspiranti attrici, anzi attrici aspiranti, gli dice: “Ti ringrazio molto, perché io veramente ci tengo... Io sai che poi ti ricambierò dall’altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a... darti un grande sostegno”. La domanda è semplice: “Scusi, dottor Saccà, ma quale azienda del mondo consente a un suo dirigente di trescare col padrone e con i manager dell’azienda concorrente per entrare in società con loro?”. I reati non c’entrano. Questa è intelligenza col nemico. Esattamente come quando nel 2002 l’allora dg Rai cancellò dal video Il Fatto di Biagi e Sciuscià di Santoro, leader degli ascolti, a tutto vantaggio della concorrenza. Il caso ha voluto che, nel giorno della Grande Rentrèe agostiniana, la Rai sospendesse per due giorni un dirigente bravo e onesto come Loris Mazzetti, reo di aver addirittura parlato male di Saccà e Minoli sull’Unità, con un provvedimento disciplinare (il sesto!) annunciatogli 24 ore dopo l’uscita dell’articolo. Nessun provvedimento invece per Minoli, anche lui beccato mentre trafficava al telefono con tutto l’arco costituzionale per ascendere, modesto com’è, alla direzione generale. E’ lo stesso Minoli che in 15 anni è riuscito a essere di sinistra, di destra, e di centro: partì craxiano (ai tempi di Mixer, posava servilmente col garofano all’occhiello per gli spot elettorali dell’amico Bettino), poi fu dalemiano, prodiano, veltroniano, ma al telefono riusciva pure a essere berlusconiano. Questa non è roba da tribunali. Basterebbe un’Autorità indipendente, se esistesse. Ma in quella delle Comunicazioni siede Giancarlo Innocenzi, già dirigente Fininvest e sottosegretario forzista alle Comunicazioni. Al telefono lo chiamavano “Inox”, per la sua inossidabile fedeltà al padrone. Il 2 agosto 2007 chiamava Saccà: “Sono reduce da un incontro col Grande Capo, abbiamo fatto un po’ di ragionamento di politica: si è deciso a dare una spallata a questi qua (il governo Prodi, ndr). Ha detto che c’è una persona sulla quale stai lavorando tu (il senatore Pietro Fuda, ndr). Dopodiché, siccome io sto lavorando con Tex (Willer Bordon, ndr), mi è venuta un’idea”: scritturare alla Rai la signora Bordon, attrice, per ammorbidire il marito senatore. Purtroppo “quel pirla di Fabrizio (Del Noce, ndr) l’ha stoppata”. Ma il Grande Capo ha chiamato il “pirla”, che ha subito cambiato postura: “Se è per quella signora lì, chi ti può aiutare è Agostino”. Il quale risponde: “Però speriamo che quel coglione di Del Noce non lo dica, perché sennò capiscono che c’è in gioco qualcosa di più grosso...”. Inutile dire che Inox, Agostino e il “coglione” sono tutti al loro posto. E il Grande Capo è presidente del Consiglio, momentaneamente distaccato al G8.

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