Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Marco Travaglio Balle ad personam

Balle ad personam

marco-travaglio-web5.jpg

di Marco Travaglio - 4 luglio 2008
Se uno di questi giorni Al Tappone ordinasse un emendamento al Decreto Sicurezza per arrestare gli uomini sopra il metro e 60, le ragazze sotto i 30 anni che la danno ad altri all’infuori di lui e nominare Saccà presidente della Corte costituzionale, il Consiglio dei ministri gliel’approverebbe all’unanimità. Angelino Jolie andrebbe in tv a magnificare il geniale impulso riformista del padrone.


L’indomani Il Giornale, che fu di Montanelli e ora è di Mario Giordano (per dire l’evoluzione della specie), uscirebbe con un inserto storico sui danni inflitti all’umanità dagli uomini alti, con la lista nera delle ragazze che ­diversamente dalle altre democrazie­ insistono nel non darla al premier e con un commentario di diritto costituzionale chiosato di Saccà. Da quando lo dirige l’inventore di “Lucignolo”, il fu Giornale non è solo l’house organ ad personam di Al. E’ anche uno spasso assoluto. Imperdibile. Da scompisciarsi. Il 10 giugno titola: “Tutti gli italiani sono intercettati”. In realtà gli intercettati sono meno di 20 mila all’anno. Il Csm assolve Clementina Forleo? Un rubrichista del Giornale, quello biondo platino con le mèches, la chiama per tutto il pezzo “Caterina Forleo”, perché lui è molto preciso. Poi scrive che questa tal Caterina Forleo “difficilmente la passerà liscia” per “quella clamorosa sceneggiata da Santoro”,quando disse d’aver “passato la giornata dai carabinieri a riferire le inquietanti circostanze di cui sono stata vittima”: insomma andò “in tv a parlare di gravi pressioni subite prima ancora di aver fatto denuncia attraverso i canali che il suo delicato ruolo prevede”. Il pover’uomo deve avere seri problemi con la consecutio temporum: se la giudice ha raccontato ad Annozero di aver fatto denuncia ai carabinieri, vuol dire che quando l’ha raccontato aveva già fatto denuncia, dunque non può essere accusata di averlo raccontato “prima ancora”. L’indomani il poveretto tenta di dimostrare che il vero “magnaccia” non è Al, ma Di Pietro. La prova? “Il suo commercialista e un uomo della sua scorta furono arrestati per giro di squillo d’alto bordo”. Ecco: per lo Shirley Temple del garantismo all’italiana, le colpe dei commercialisti e degli agenti di scorta ricadono su Di Pietro (senza contare che qui nessuno contesta al premier di frequentare ragazze, ma di piazzarle a Raifiction a spese nostre). Tenetevi forte, perchè il bello deve ancora venire. Il 27 giugno, titolo a tutta pagina 7 su un articolo di Gian Marco Chiocci: “Woodcock senza limiti: indaga sulla Orlandi. I verbali dell’interrogatorio al cerimoniere del Papa” (mons. Francesco Camaldo, già segretario del cardinal Poletti, indagato per i suoi rapporti col faccendiere Massimo Pizza). A fianco, un box sul pm di Potenza: “Nel 2003 decine di vip coinvolti nell’inchiesta Inail. Molto rumore, finora per nulla”. Tutte balle. Nel processo Inail il 60% degli imputati (tra cui il presidente e l’ad) hanno confessato, patteggiato e risarcito allo Stato la bellezza di 2 milioni di euro. Quanto a Emanuela Orlandi, basta leggere l’articolo di Chiocci per scoprire che Woodcock a Camaldo non ha mai chiesto di lei, ma solo del boss della Magliana Renatino De Pedis (molto legato a Poletti, che lo fece seppellire a Sant’Apollinare). Ma il garrulo Giordano non legge nemmeno il suo Giornale (e lo si può capire). Infatti riprende il titolo farlocco e fa pure lo spiritoso con un lettore: “Woodcock si occupa anche del caso Orlandi; ma le pare possibile? Ci sono giudici che metterebbero sotto indagine anche ET, Haidi e Goldrake, se dopo fossero sicuri di trovare le telecamere ad aspettarli…”. Ogni tanto, per dare un tocco di comicità in più, scrive pure Paolo Guzzanti. In ben tre articoli in cinque giorni ripete che la giudice Gandus, quella del processo Mills, ha dichiarato: “Io a Berlusconi gli faccio un culo così”. Dove, a chi, quando l’abbia detto, e dove siano le prove, non si sa. Ma da questi garantisti a targhe alterne c’è da aspettarsi di tutto. Per Giordano, l’indulto fu “un’emerita sciocchezza”, frutto del “perdonismo tanto caro alla sinistra”. Forse gli sfugge che fu scritto a quattro mani da Mastella & Pecorella, e votato da tutta Forza Italia. Che sia di sinistra anche Al Tappone? Sarebbe gravissimo. Anche perché - come denuncia Paolo Granzotto sul Giornale ­ “la sinistra continua a idolatrare il nano di Ajaccio”. Che poi sarebbe Napoleone. A meno che Berlusconi non abbia preso casa pure in Corsica.


Ora d'Aria


L'UNITA'