Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio Casa nostra

Casa nostra

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di Marco Travaglio - 3 giugno 2008
La lettera ha tutti i crismi dell’ufficialità. Carta intestata «Consiglio regione della Campania – I Commissione Consiliare Permanente – Affari istituzionali» ecc. Destinatario: «Presidente del Consiglio regionale On. Alessandrina Lonardo».



Protocollo n. 676/08-SP. Svolgimento: «Il sottoscritto Nicola Ferraro – presidente della I Commissione Permanente Consiliare – attesa l’urgenza di alcuni disegni di legge pervenuti per l’esame – chiede di poter svolgere i lavori della stessa presso
l’aula Consiliare del Comune di Casal di Principe. Sicuro di un positivo accoglimento della presente istanza, porge distinti saluti». Datato «Casal di Principe, 28 maggio 2008». Firmato: «Nicola Ferraro». Manca solo un dettaglio: perché mai il presidente Udeur della commissione chiede alla signora Lonardo in Mastella di trasferire le riunioni dell’insigne consesso nella natia Casal di Principe, capitale di Gomorra di Roberto Saviano? Semplice: lui non può muoversi di lì, visto che è indagato per tentata concussione (in concorso con Lonardo) e la magistratura napoletana gli ha inflitto l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Arrestato 4 mesi fa insieme al Lady Mastella e a una ventina di udeurrini, Ferraro s’è visto commutare i domiciliari
in obbligo di dimora dai giudici napoletani che hanno ereditato l’inchiesta. Ora, se questi ritengono opportuno che Ferraro non si muova dalla sua città, evidentemente temono che varcando la cinta daziaria faccia altri danni. Ma lui, responsabile degli
Affari Istituzionali, con squisita sensibilità istituzionale pensa bene di aggirare l’ostacolo. «Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto», ironizza il giornalista Vincenzo Iurillo, che ha rivelato la notizia su Metropolis. Invece di dimettersi e risolvere privatamente i suoi guai con la giustizia, Ferraro scrive alla coindagata presidente perché infligga l’obbligo di dimora a tutta la commissione. Casa e bottega. In fondo nessuno può capirlo meglio di Lady Mastella: anche lei a metà gennaio fu costretta prima ai domiciliari e poi all’obbligo di dimora a Ceppaloni, tant’è che pensò a sua volta di traslocare al paesello natìo l’intero consiglio regionale. Poi riottenne la completa libertà, anche se resta indagata per gravi reati contro la Pubblica amministrazione che lei stessa rappresenta, come seconda carica istituzionale della Campania: pare incredibile, ma la regione più martoriata d’Italia, con tutti i problemi che ha, deve pure sciropparsi l’Udeur, estinta nel resto del Paese. Se l’auspicio di Ferraro fosse esaudito, la commissione potrebbe discutere degl’intrecci fra camorra, politica e Rifiutopoli che l’altroieri son costati la vita, proprio a Casal di Principe, a Michele Orsi, impresario della monnezza arrestato mesi fa col fratello Sergio per truffa e favoreggiamento. Molto attivi in politica, fino al 2006, cioè finchè governava Berlusconi, i fratelli Orsi militavano in Forza Italia. Ma erano pure intimi di Raffaele Chianese, portaborse dell’ex presidente della Vigilanza Rai Mario Landolfi (An, ora indagato per corruzione e truffa “con l’aggravante di voler agevolare il clan mafioso La Torre”). Orsi aveva detto ai giudici: «Il 70% delle assunzioni (nei consorzi per l’immondizia, ndr) erano inutili, motivate perlopiù da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi» e altri politici: lavori finti in cambio di voti veri. Chianese, al telefono, raccomandava un uomo vicino alle cosche: «Quello vale 100 voti!». E Orsi: «Siamo vicini a te e Mario per queste elezioni. Qualunque cosa». Chianese: «Grazie, a buon rendere». In un’altra telefonata Chianese dice che «su 22 assunti 10 erano camorristi. Non lavoravano, si pigliavano solo lo stipendio». Gli Orsi ambivano agli appalti per la spazzatura. Ma non riuscivano a ottenere il certificato antimafia: Michele dirà di aver chiesto una mano a Landolfi: «Chianese ci disse... che grazie a lui Landolfi si era recato presso la Prefettura per perorare il rilascio della certificazione antimafia». Poi nel 2006, quando vince l’Unione, i due Orsi s’iscrivono ai Ds al seguito di Angelo Brancaccio, consigliere regionale. Poi Brancaccio finisce in galera: tesserava anche parenti di latitanti. I Ds lo sospendono. Lui, appena uscito di galera a settembre, entra nell’Udeur. Ma, com’è noto, la colpa di Rifiutopoli è dei magistrati campani, degli ambientalisti e dei cittadini di Chiaiano.

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