Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio I dipendenti di sinistra

I dipendenti di sinistra

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di Marco Travaglio - 8 maggio 2008
C’erano una volta gli «indipendenti di sinistra», che si candidavano col Pci ma non erano proprio Pci, diciamo limitrofi, periferici, attigui. Qualcuno li attaccava perché non erano tanto indipendenti. Un po’ come i paesi «non allineati», sempre piuttosto allineati all’Urss contro gli Usa.


Ora i tempi sono cambiati, infatti è nata una nuova categoria dello spirito: quella dei dipendenti di sinistra. Sono, costoro, delle leggiadre personcine che si dicono di sinistra, per carità. Ma son sempre d’accordo con Berlusconi. Infatti sono onnipresenti sui giornali e le tv di Berlusconi, pardon del «principale esponente dello schieramento a noi avverso» (avverso, poi, si fa per dire). Lì, con grave sprezzo del pericolo, sostengono quant’è bravo Berlusconi, quant’è bello Berlusconi, quanto sbaglia la sinistra a non confluire in Berlusconi. Nell’ultima fase della scorsa legislatura si eran ribattezzati «volonterosi» e «coraggiosi». In effetti ci vuole un bel coraggio a elogiare Berlusconi sui giornali e le tv di Berlusconi. Uno dei più fervidi avanguardisti del genere è Peppino Caldarola, quello che voleva a tutti i costi che il Pd si alleasse col Pdl, ma non con Di Pietro (che gli fa orrore, come del resto a Berlusconi). Da qualche mese scrive sul Riformista, edito dalla famiglia Angelucci, il cui capostipite s’è candidato nel Pdl. Ora, dopo la vittoria di Berlusconi, Caldarola collabora pure col Giornale di Berlusconi: rubrica dal titolo «Visto da sinistra». Visto chi? Ovviamente Berlusconi. Visto come? Benissimo, ci mancherebbe. Anche Polito El Drito ha un’idea per un’efficace opposizione a Berlusconi: arrendersi a Berlusconi: «Di fronte alla difficoltà che, statene sicuri, Berlusconi incontrerà, il Pd può essere tentato di fare ciò che fece l’Ulivo dopo la sconfitta del 2001: sfruttarle per dargli una botta al giorno, eccitare la demagogia di chi Berlusconi al governo non ce lo vuole proprio, promettere al suo popolo la terra promessa della terza cacciata del Caimano». Ora, a parte il fatto che nel 2001-2006 l’Ulivo non fece nulla del genere (il pover’uomo forse lo confonde con i girotondi), questo modo d’intendere l’opposizione è davvero avvincente e innovativo: se il governo inciampa, bisogna aiutarlo a rialzarsi anziché ad andarsene. «Riàlzati Silvio», è la mission che El Drito affida al Pd. Geniale. Più comprensibilmente un neofita come Massimo Calearo s’è subito proposto: «Se Berlusconi, nell’ambito del dialogo con l’opposizione, dovesse chiamare, sarebbe mio dovere, per l’interesse dal Paese e del Nordest, rispondere». Purtroppo non l’ha poi chiamato. Gli ha preferito Calderoli e la Brambilla. C’è poi un grande assembramento di dipendenti di sinistra all’ingresso del Campidoglio, appena espugnato da Alemanno. Cantanti, attori, registi, intellettuali della Magna Grecia e soprattutto della Magna sgomitano per «collaborare» col nuovo sindaco, che in fondo «non è poi così male». Parola di Mario Capanna, che lo apprezzaper la lotta agli Ogm: e, com’è noto, le competenze dei sindaci sugli Ogm sono sterminate. Anche il compagno Claudio Amendola ha scoperto Alemanno, che vuol farla finita con quei brutti film americani che colonizzano le nostre amate sponde, oscurando capolavori del neorealismo come I Cesaroni. Lo insegue a ruota Antonello Venditti, il quale ha scoperto (sul Secolo d’Italia) che Alemanno «da ministro era più a sinistra di molta sinistra»: specie quando viaggiava gratis con Parmatour del cavalier Tanzi per le vacanze con famiglia a Zanzibar, e intanto varava il decreto Frescoblu, dichiarando «fresco» il latte microfiltrato vecchio di otto giorni del cavalier Tanzi. A Ron, il cantante, Alemanno piace perché «difende l’italianità». Maurizio Costanzo s’è subito detto «pronto a collaborare» con lui, come ha fatto negli ultimi 40 anni con Gelli, Berlusconi, Rutelli, Pivetti, Gasbarra, Realacci, Gentiloni, Fs, Enel e una trentina di teatri. Franza o Spagna, purchè se Alemagna. Anche l’ambientalista atomico Chicco Testa, che presiede Roma Metro senza conoscere né Rutelli né Veltroni, trova «molto giusto» collaborare col camerata sindaco. Disinteressatamente, s’intende. Intanto apprezza «la destra che vuole aprire i casinò a Ostia». Ecco, una roulette alimentata da un reattore nucleare sarebbe l’ideale.

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