Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio De Magistris, le tre ragioni per cui il Csm lo ha trasferito

De Magistris, le tre ragioni per cui il Csm lo ha trasferito

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 di Marco Travaglio - Unita 26 febbraio 2008
La strana logica che ha portato alla sentenza che censura De Magistris.


Ora che sono uscite le motivazioni, si può finalmente esaminare la sentenza del Csm che ha punito il pm di Catanzaro Luigi De Magistris con la "censura" e il "trasferimento ad altra sede e ad altre funzioni". Per "grave e inescusabile violazione di leggi"; per aver denunciato "magistrati in servizio a Catanzaro"; per "insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone". La sentenza   icon Sentenza De Magistris Csm  (non ancora definitiva, deve pronunciarsi la Cassazione) è su www.voglioscendere.it E dà l'impressione - per le assurdità e le illogicità - che prima si sia deciso di condannare De Magistris "a prescindere", poi si sia cercato "qualcosa" per giustificare la decisione. Letizia Vacca, membro laico del Pdci, aveva anticipato il giudizio: "Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati. Non saranno colpiti solo loro". Il presidente della Disciplinare Nicola Mancino, in barba al segreto della camera di consiglio, ha parlato di "verdetto unanime". La decisione di non attendere la chiusura delle indagini della Procura di Salerno - dove De Magistris ha denunciato nel febbraio 2007 gli autori di un presunto complotto ai suoi danni che sembra sul punto di essere provato (l'ha rivelato al Csm il pm salernitano Gabriella Nuzzi) - getta altre ombre. Così come la decisione della Cassazione di affidare l'accusa a un Pg, Vito D'Ambrosio che, per quanto onesto e valido, è stato impegnato in politica dal 1995 al 2005 come governatore delle Marche col centrosinistra, di cui fan parte diversi indagati dal pm incolpato. Ma vediamo la sentenza, nei tre punti che han portato alla condanna. Perché, della ventina di "incolpazioni", ne sono rimaste in piedi tre (per tutte le altre è scattata l'assoluzione: fughe di notizie, interviste, Annozero...). 1) De Magistris non avvertì il procuratore Mariano Lombardi di aver indagato l'avv. on. Giancarlo Pittelli (FI) nell'inchiesta "Poseidone", segretando in cassaforte l'atto di iscrizione. Ma Pittelli non era un indagato normale, né Lombardi un procuratore normale. Lombardi ha un figliastro (figlio della sua convivente) socio in affari di Pittelli. E Pittelli è difensore di diversi indagati da De Magistris. Il quale ha motivo di ritenere - come ha denunciato a Salerno - che le fughe di notizie che hanno vanificato intercettazioni e perquisizioni provenissero proprio dal suo capo. Insomma, è in una situazione inedita e non prevista dalle leggi: un procuratore legato a filo doppio a un indagato. Per proteggere il bene supremo dell'indagine, il pm decide di non informarlo, temendo che Pittelli venga a sapere di essere indagato e mandi a monte l'inchiesta. Che De Magistris avesse ragione a diffidare del capo, lo dimostrò Lombardi stesso levandogli "Poseidone" quando seppe che era indagato l'amico Pittelli. Ma anziché punire Lombardi (che ha traslocato prima del processo disciplinare), il Csm ha trasferito De Magistris. 2) Nell'ordine di perquisizione al Pg di Potenza Vincenzo Tufano, indagato per abuso in "Toghe lucane", De Magistris inserisce la testimonianza del gip Alberto Iannuzzi, che accusa il Pg di aver chiuso gli occhi sul fatto che un giudice del tribunale presiedeva un processo in cui, a sostenere l'accusa, c’era una pm che - secondo voci insistenti - era la sua fidanzata. Con tanti saluti alla terzietà del giudice e con tanti auguri all'imputato. Ma De Magistris - scrive il Csm - "non ha indicato elementi di riscontro" alle parole di Iannuzzi. Dunque ha arrecato "danno" e "discredito" a Tufano (il discredito ai due presunti amanti, in quanto non indagati, non è -per un vuoto legislativo- passibile di giudizio disciplinare). "Negligenza" così "grave e inescusabile" da consentire al Csm di sindacare un provvedimento, cosa che per legge sarebbe vietata. Qui siamo nell'opinabilità più sfrenata. È fisiologico che in fase d'inchiesta si formulino ipotesi di accusa che proprio le indagini (e le perquisizioni) devono confermare o smentire. Se tutti i pm che accusano un indagato fossero trasferiti per averlo screditato, non avremmo più un solo pm in circolazione. Pretendere che il pm parli bene degli indagati è forse eccessivo. Infatti l'unico che s'è visto contestare un'accusa così demenziale è De Magistris. Tufano e i due eventuali fidanzati restano ovviamente al loro posto. 3) De Magistris, "con inescusabile negligenza, dopo l'emissione ed esecuzione nei confronti di 26 indagati di un provvedimento di fermo, ometteva di chiederne la convalida al gip determinando la conseguente dichiarazione di inefficacia da parte del gip". Invece no. Nel maggio 2005 De Magistris chiede misure cautelari per 26 presunti mafiosi e narcotrafficanti. Ma il gip ci dorme sopra un anno e perde il fascicolo. Intanto gl'indagati seguitano a delinquere: uno tenta addirittura un omicidio. Nel giugno 2006 la polizia chiede un provvedimento di "fermo del pm" per gli indagati. De Magistris lo firma con Lombardi il 23 giugno. Il 12 luglio scattano gli arresti per 80 persone. Due giorni dopo - come vuole la legge - il pm chiede ai gip delle città interessate la convalida dei fermi e altrettante misure cautelari. E qui commette una svista, formale e innocua: in calce alla richiesta dimentica di inserire la formula di rito "chiedo la convalida del fermo", scrive solo che vuole la custodia cautelare. Ma è evidente che l'atto è finalizzato anche alla convalida dei fermi (visto che arriva entro 48 ore dai fermi e le richieste cautelari riposano in pace sul tavolo del gip da un anno). Tant'è che i gip delle altre sedi capiscono tutti: convalidano i fermi e lasciano dentro i fermati. Solo il gip di Catanzaro non capisce e scarcera tutti. Eppure De Magistris - accortosi della svista - ha subito inviato una nota in cui precisa di volere la convalida. Il pm emette un nuovo fermo per evitare l'uscita dei pericolosi individui, poi richiede convalida e manette, stavolta con la formula di rito. Ma il gip respinge la richiesta e rimette quasi tutti in libertà. De Magistris ricorre al Riesame, che gli dà ragione bocciando il Gip e rimettendo dentro i tipi in questione. Per D'Ambrosio e per il Csm, questa è una "grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile" da parte di De Magistris (non da parte del gip che lascia liberi per un anno e poi scarcera soggetti pericolosissimi fermati due volte dal pm): il gip non poteva capire l'intenzione del pm perché "il provvedimento non comportava necessariamente la richiesta di convalida del fermo, potendo il pm anche disporre l'immediata liberazione e omettere la richiesta di convalida". Già: ma qui De Magistris non voleva liberare i fermati, tant'è che chiedeva (da un anno!) le misure cautelari. Se si vuole scarcerare un fermato, non se ne chiede l'arresto. Se errore c'è stato, non è affatto "grave": per tener dentro i fermati, bastava che il gip negasse la convalida dei fermi, ma applicasse le misure cautelari esplicitamente richieste dal pm. Se invece il pm non si fosse sbagliato e avesse chiesto anche la convalida del fermo e il gip l'avesse accolta negando -come ha fatto- le misure cautelari, i soggetti sarebbero usciti comunque (il fermo dura 48 ore, ed erano già scadute). Il che infatti è avvenuto col secondo fermo e la seconda richiesta di De Magistris. Dunque, se c'è un errore grave, è quello del gip (che però non è stato nemmeno "indagato" da D'Ambrosio né dal Csm). Pare il teatro dell'assurdo, ma è per questo che De Magistris viene condannato e trasferito. Non basta. Pur di rafforzare la "gravità" di una colpa del tutto innocua, la Disciplinare prende a pugni la logica e il buonsenso con un paralogismo: "La qualificazione 'grave' va posta in relazione sia all'importanza della norma violata sia al carattere evidente dell'errore, come tale necessariamente conseguenza di 'negligenza inescusabile'". Così un errore irrilevante diventa "grave" solo perché "evidente". Se il giudice Mario Rossi si distrae e firma una sentenza "Franco Rossi", l'errore è "evidente" e viola la norma "importante" sulla riconoscibilità del giudice. Ultima chicca. La "colpa" di De Magistris sarebbe "grave e inescusabile" anche perché il procuratore Lombardi ha detto al Csm che il pm riconobbe l'errore: e Lombardi "è credibile in quanto anch'egli firmatario dei provvedimenti di fermo e di richiesta custodiale". Paradosso dei paradossi. Una cosa è grave se è grave. Se invece è irrilevante, non diventa grave perché lo dice qualcuno, tra l'altro coinvolto personalmente (Lombardi è stato denunciato da De Magistris e perciò indagato a Salerno). E poi: se Lombardi è "anch'egli firmatario del provvedimento" ritenuto grave e inescusabile, perché è stato condannato solo De Magistris e Lombardi non è stato nemmeno processato?
UNITA 26 FEBBRAIO 2008