Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio Agcomiche

Agcomiche

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di Marco Travaglio

Mentre l’Alta Corte europea condanna l’Italia per mancanza di pluralismo
in tv a causa delle leggi Maccanico e Gasparri pro-Mediaset,


la bassa corte nostrana denominata «Autorità per le comunicazioni» (Agcom) individua il vero cancro che lede il pluralismo in Italia: «Annozero». In vista dell’auspicato ritorno del Padrone al potere, i servi furbi e quelli sciocchi scatenano l’offensiva contro il programma che ha osato sfidare i tabù del G8, del delitto Fortugno, della censura, dei mandanti occulti delle stragi di mafia, della monnezza a Napoli quando non ne parlava nessuno, dei preti pedofili, dell’intoccabile Geronzi, dei casi Forleo e De Magistris. È il replay di quel che accadde nel 2001, quando la stessa Authority (con altra composizione) sanzionò la Rai perché Santoro aveva osato parlare dei rapporti fra mafia e Dell’Utri dopo il «Satyricon» di Daniele Luttazzi: il noto tribunale dei partiti accusò «Il raggio verde» di aver violato il pluralismo nella puntata in cui Dell’Utri e Jannuzzi parlarono 66 minuti contro i 30 di Di Pietro e Saverio Lodato. L’unica differenza tra allora e oggi è che nel 2001 l’Authority attese di conoscere il vincitore delle elezioni, cioè Berlusconi, prima di fulminare Santoro. Oggi si porta avanti col lavoro, ben sapendo che a sinistra incontrerà resistenze ancor più flebili di allora. Le puntate di Annozero incriminate per lesa «imparzialità» e leso «contraddittorio» sono quelle dedicate alla guerra dichiarata da Mastella a De Magistris (ospiti la Forleo, il sottosegretario mastelliano Scotti, Sonia Alfano e Salvatore Borsellino); al patto Rai-Mediaset per occultare le notizie sgradite a Berlusconi, cioè violare il pluralismo e la verità (in studio il ministro Gentiloni, bersagliato per tutta la sera sull’inerzia dell’Unione su tv e conflitto d’interessi); e quella sull’attacco del Csm alla Forleo (con il ds Brutti, Mantovano di An, Cordero e Tabucchi). Ieri, annunciando l’ukase, il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò ha spiegato d’essersi mosso in base a «esposti». Presentati da chi? Ma da politici, naturalmente. Resta da capire in quale paese democratico un giornalista accetterebbe di far giudicare il proprio lavoro da un organismo nominato dai partiti, che poi lo attivano a piacimento con appositi esposti, ottenendo sanzioni a gentile richiesta. Gli attuali membri Agcom furono nominati nel 2005 sotto il governo Berlusconi-2 col consenso dell’Unione. Presidente l’allora numero uno del Tar Lazio Corrado Calabrò, voluto dal vicepremier Fini. Calabrese, 73 anni, Calabrò fu capo della segreteria di Aldo Moro, poi infilò una dozzina di incarichi ministeriali come capo di gabinetto all’Industria, al Bilancio, all’Agricoltura, all’Istruzione, alla Sanità; oltre alla Presidenza di varie sezioni del Consiglio di Stato. Amico di Maccanico, ma anche di Corrado Carnevale, il famoso giudice «ammazzasentenze», Calabrò come presidente del Tar Lazio si occupava dei ricorsi presentati contro le decisioni di Consob, Bankitalia e soprattutto Antitrust. A quest’ultimo proposito aveva scritto varie sentenze che davano ragione a Mediaset (che poi ebbe occasione di lagnarsi con lui per alcune decisioni dell’Authority nelle elezioni del 2006). Ed ecco i commissari. Il migliore è Giancarlo Innocenzi, ex dirigente Fininvest e sottosegretario alle Tlc (FI). E poi Enzo Savarese, ex deputato An e dirigente Alitalia; Gianluigi Magri, ex sottosegretario Udc; Nicola D’Angelo, giudice amministrativo, già capogabinetto di Maccanico e capufficio legislativo di Fassino alla Giustizia (Ds); Michele Lauria, ex senatore Dl; Roberto Napoli, medico chirurgo ma soprattutto ex senatore Udeur. L’unico tecnico di livello è Sebastiano Sortino, già direttore della Federazione editori e grande esperto in tetti pubblicitari. Per la Lega c’è il costituzionalista Stefano Mannoni, editorialista del Foglio e del Giornale berlusconiani, noto per aver elogiato le peggiori leggi vergogna, anche quelle poi fatte a pezzi dalla Consulta. Proprio ieri, proprio sul Giornale, Mannoni s’è prodotto in uno spettacolare commento sulla sentenza europea pro-Europa7, curiosamente simile al comunicato di Mediaset. Titolo testuale: «Non cambia nulla, è solo dibattito da accademia». A proposito: questo monumento al conflitto d’interessi chiamato Agcom deve, per legge, vigilare sui conflitti d’interessi. Per questo ha tanto tempo libero.

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UNITA 2 FEBBRAIO 2008