Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio Dimorata di Dio

Dimorata di Dio

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di Marco Travaglio

I sapientoni avevano già deciso un minuto dopo
dell’arresto di Sandra Mastella: arresto illegale, illegittimo,

 

 

infondato, abusivo, senza prove né esigenze cautelari, persecutorio, complottardo, «politico». Frutto di una congiura della Procura e del Gip di S. Maria Capua Vetere in combutta con De Magistris, Forleo, Woodcock, Annozero, Unità, Grillo, le Iene, Diabolik e forse la Cia per colpire negli affetti più cari il miglior ministro della Giustizia che l’Italia abbia mai avuto. Figurarsi l’altroieri, quando il pm di Napoli - dove l’inchiesta è passata per competenza - ha chiesto al Riesame di revocarlo. Mentre a Ceppaloni preparavano lo spumante e i torroncini (variante vernacola dei cannoli di Vasa Vasa), nei palazzi della politica e nei giornali al seguito gli innocentisti a prescindere affilavano le penne. Libero: «Il marito s’è dimesso, lady Mastella può uscire. Si sgonfia il caso». Il Foglio, appiattito sul pm anziché sul «giudice terzo», dedicava all’evento addirittura tre commen- ti: due del Platinette Barbuto e uno del suo barbiere, al secolo Antonio Polito. Il Platinette ridacchiava: «Il pm competente ha chiesto la revoca dei domiciliari… Si vede che le esigenze cautelari sono immediatamente sparite appena il governo è caduto… Era del tutto evidente che quelle giuridiche non sussistevano… dunque è lecito pensare che le esigenze fossero solo politiche», anche perché «nessuno ha mai capito come la signora potesse concutere Bassolino» (infatti la concussione a Bassolino è contestata a Mastella, non alla moglie, ma tutto questo il sapientone non lo sa). Ergo «a questo scempio bisogna reagire» intruppandosi con Mastella e Berlusconi nella «lotta di liberazione dalle ingerenze e dai ricatti giustizialisti». Sempre sul Foglio, nel suo piccolo, il Polito delle Libertà irrideva «i guitti della commedia dell’arte giudiziaria: il procuratore di S. Maria e lo scrivano delle Procure Travaglio» e ricordava la sua battaglia, purtroppo vana, «per limitare l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni», convinto che, se i magistrati e i cittadini non scoprono i reati, chi li commette può continuare a fare politica indisturbato. Frattanto il sen. avv. Guido Calvi, tutto allarmato per «le garanzie del cittadino», rilasciava una drammatica intervista al Corriere: «Basta leggere il codice per capire che gli elementi raccolti non erano sufficienti a giustificare la misura cautelare», ma «ormai il danno è irreparabile, infinito» ed «è molto probabile un intervento del Csm» per punire quei farabutti di S. Maria «che han dichiarato l’urgenza per giustificare un atto insussistente». Calvi azzardava pure una previsione: «Mi aspetterei che il Riesame affermi la totale assenza di elementi indiziari a carico di Sandra Mastella». Poi, purtroppo per lorsignori, il Tribunale del Riesame di Napoli ha deciso. Ha respinto la richiesta del pm (che peraltro non aveva bocciato gli arresti: semplicemente, dopo gli interrogatori, non era più necessario isolare gli indagati perché non comunicassero nè inquinassero le prove). E, per lady Mastella, ha trasformato gli arresti domiciliari in una misura cautelare appena più lieve: obbligo di dimora. La signora potrà uscire di casa, ma non dal comune di Ceppaloni. Il perché lo leggeremo nelle motivazioni. Ma già è chiaro un punto: per disporre una misura cautelare (custodia in carcere, domiciliari, obbligo o divieto di dimora, allontanamento da casa, obbligo di presentazione alla polizia, divieto di espatrio) occorrono sia i «gravi indizi di colpevolezza» sia le «esigenze cautelari»: cioè i pericoli di fuga (qui escluso), di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove (forse entrambi: per l’inquinamento probatorio si deve indicare una scadenza). Dunque i tre giudici di Napoli, quelli «terzi» e «competenti», nonostante gli amorevoli consigli del Parlamento, del governo e del vicepresidente del Csm, han dato ragione ai tre pm e al gip di S. Maria: per la Lonardo sussistono gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari. Tant’è che tuttoggi è meglio che non se ne vada troppo in giro. Resta da capire come farà la signora a presiedere, da Ceppaloni, il consiglio regionale. Si potrebbe inventare un consiglio itinerante, trasferendolo provvisoriamente da Napoli al bordo piscina di casa Mastella. Un consiglio con obbligo di dimora, che sarà mai. Uliwood party UNITA 30 GENNAIO 2008