Archivio Antimafia Duemila

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Marco Travaglio Che cattivo Udeur

Che cattivo Udeur

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di Marco Travaglio


Teniamo a mente questo nome: Francesco Chiaromonte.
È il gip di S. Maria Capua Vetere che in ottobre

 

 


 ricevette le richieste cautelari del procuratore Maffei e dei sostituti Cimmino e Maffei sulla famiglia Mastella e che il 15 gennaio, dopo aver studiato il voluminoso dossier, ne ha accolte alcune e respinte altre, disponendo gli arresti domiciliari per la signora Mastella, il consuocero dell’ex ministro e vari esponenti Udeur. Finora pareva che gli arresti li avesse fatti la Procura: con la sua squisita competenza giuridica, il Guardasigilli uscente ha puntato il dito contro il procuratore, come se fosse stato lui a decidere date e arresti. In realtà - come sa qualunque studente al primo anno di giurisprudenza - gli arresti li ordina il gip e gli arrestati possono ricorrere al Tribunale del Riesame e poi in Cassazione. Dunque è stato Chiaromonte, non la Procura. Da ieri il Riesame di Napoli è riunito per decidere se revocare o confermare l’arresto di lady Mastella & C. Cioè valutare se ne ricorressero i presupposti quando furono decisi, e in subordine se quei presupposti ricorrano tuttoggi, o se siano venuti meno dopo gli interrogatori (come sostiene lo stesso Pm). Ora, non vorremmo essere nei panni dei tre giudici del Riesame, visto quel che è accaduto sabato all’inaugura- zione dell’anno giudiziario. Proprio a Napoli, dove ha sede il Riesame che da ieri si occupa del caso, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha dichiarato davanti alle toghe schierate (comprese quelle del Riesame chiamate a decidere): «Ritengo non ci fossero le condizioni che legittimano la custodia cautelare» per Sandra Mastella. Subito dopo il sottosegretario uscente alla Giustizia, Luigi Scotti, ha rincarato la dose, definendo «inconcepibile» l’arresto della moglie del suo ministro. Se si trattasse di due beceri berlusconiani abituati a tutto, ogni commento sarebbe inutile. Ma Mancino e Scotti sono due figure eminenti e prestigiose della politica e della magistratura. Ed è proprio questo che rende discutibili le loro esternazioni. Come ha osservato il segretario dell’Anm di Napoli Antonello Ardituro, l’uscita manciniana è «inopportuna» e potrebbe preludere a una futura incompatibilità di Mancino nella sua veste di presidente della sezione disciplinare del Csm. Intendiamoci: chi conosce tutte le carte può benissimo criticare un provvedimento giudiziario. D’Ambrosio e Di Pietro, si spera conoscendo le carte, han detto che al posto del gip non avrebbero arrestato Sandra Mastella. Altri ribatteranno che i presupposti per l’arresto (peraltro domiciliare) c’erano. Normale dialettica. Ma ci sono alcune figure che, per l’incarico che ricoprono, devono prestare una particolare attenzione quando parlano di questo o quel provvedimento giudiziario. Anzitutto il vicepresidente del Csm e presidente della sezione disciplinare che, come tale, potrebbe esser chiamato a valutare la condotta del gip se i titolari dell’azione disciplinare ­ il ministro della Giustizia (di cui Scotti è sottosegretario in carica) e il Pg della Cassazione ­ ritenessero di attivarla. La stessa scena s’è appena verificata con Luigi De Magistris, che Mancino accusò su Repubblica di «violare il codice di autodisciplina dei magistrati» con alcune dichiarazioni tv, salvo poi presiedere l’organo che l’ha condannato. Accusare un magistrato di attività «illegittima» non è cosa da poco: significa addebitargli un reato di abuso d’ufficio e un’infrazione disciplinare grave. La presunta abnormità di un atto, come nel caso De Magistris, può costare al magistrato sanzioni disciplinari molto pesanti: come potrà quel gip fidarsi dell’imparzialità del suo “giudice” disciplinare, se questo ha già anticipato il suo verdetto? Non solo: oggi o domani, quando dovranno confermare o annullare l’arresto di Sandra Lonardo, come potranno i giudici del Riesame decidere in serenità, «sine metu ac spe», già sapendo che il presidente della Disciplinare ritiene illegittimo l’arresto e riterrà dunque illegittimo anche un provvedimento che lo confermi? E, se dovessero annullarlo, chi libererà il comune cittadino dal sospetto che siano stati influenzati da un intervento politico? Insomma, siamo certi che sia la magistratura a «invadere il campo» della politica, e non viceversa?

Uliwood party UNITA 29 GENNAIO 2008