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Opinioni Chiesa - I primi 80 anni di Gorbaciov

Chiesa - I primi 80 anni di Gorbaciov

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Dal nostro corrispondente Giulietto Chiesa - Megachip - 3 marzo 2011
MOSCA - Non c’è nessun rappresentante del governo russo questa sera, come la vede Mikhail Sergheevic?

 




“Si sono persi una bella festa”. Ride di gusto, Mikhail Gorbaciov, gli occhi che lampeggiano sarcastici in tutte le direzioni. Sta festeggiando i suoi 80 anni in mezzo a tutta la generazione della perestrojka, quelli ancora vivi. Ci sono proprio tutti: trecento e oltre tra amici di sempre ed ex nemici, ritornati amici dopo avere assaggiato i frutti amari di un rinnovamento che fu ammazzato quando appena stava cominciando. Tutti riuniti in un grande abbraccio nell’enorme sala banchetti del nuovo megagalattico edificio Europeiskij sulla Piazza Kiev. Qualcosa di simile al salone del matrimonio dell’oligarca nel film di Michaileanu “Il Concerto”, per chi l’ha visto. Gorbaciov non potrebbe essere più lontano dagli oligarchi, anche se uno di loro e’ presente in sala ed e’ suo amico. Ma e’, appunto, un’eccezione. E’ una serata piena di ringraziamenti: tutti gli devono qualche cosa. Ma non solo e non tanto nel senso della ricchezza e del successo.

Come canta Stas Namin, gli devono l’aria fresca delle finestre che lui ha spalancato, e dei cambiamenti epocali che ha prodotto ai quattro angoli del mondo, dopo avere rivoltato come un calzino niente di meno che il gigante sovietico. Ci sono quelli che non l’hanno mai abbandonato, anche nella sconfitta e nell’umiliazione; ma c’e’ anche chi lo tradì. C’è l’ex sindaco di Mosca Gavrijl Popov; c’è l’ex candidato alla presidenza che voleva battere Boris Eltsin, Grigorij Javlinskij; c’e’ un altro candidato alla presidenza che voleva battere Putin, Evghenij Primakov. Ma ci sono anche molti giornalisti, sia quelli vecchi, sia i nuovi. Tra lo stupore generale c’e’ perfino il direttore generale del Primo Canale, Konstantin Ernst. Essendo uomo del potere, tra i piu’ importanti, non c’e’ dubbio che e’ in libera uscita. Sale perfino sul palco per fare gli auguri.

Tra lo stuolo di giornalisti ce ne sono molti che non l’hanno mai amato come segretario generale, ma che sono venuti a inchinarsi, oggi, un po’ per fare il punto della loro vita, misurandola sull’ipotesi del “e se non ci fosse stato lui, come sarei io oggi, e dove sarei?”. E’ Vladimir Pozner che esplicita questa domanda a nome di tutti. Ma c’e’ anche il grandissimo satirico Shvanetskij , che gli dedico’ prose ferocissime e che sale sul palco per ricordare quello che tutti ricordano: a suo tempo, in quel lontano 1985, lui e molti intellettuali democratici avevano fatto una scommessa su quattro cavalli sicuri, certi com’erano che Gorbaciov non avrebbe soddisfatto le loro aspettative: uscire dall’Afghanistan, permettere agli ebrei russi di andare dove volevano, far tornare Andrei Sakharov dall’esilio di Gorkij, pubblicare Orwell.

“Accidenti! Li ha fatti tutti e quattro!” Applausi e risa. Grigorij Javlinskij si aggiudica il brindisi piu’ applaudito. “Lei ci ha dato la liberta’, per la quale nessuno di noi aveva combattuto. Quello che ne abbiamo fatto e’ affare nostro, anche se non possiamo andarne orgogliosi”. E aggiunge: “C’e’ stato un altro politico nella storia, che comincio’ la sua carriera a 80 anni. Si chiamava Mose’. Mikhail Sergeevic, ci dica cosa dobbiamo fare!”

Ma il discorso politico piu’ duro, implacabile, a sorpresa, lo pronuncia Irina Mikhailovna, la figlia, circondata dalle sue due bellissime figlie, Xenia e Nastia. Irina non aveva mai parlato di politica in pubblico e questa volta decide di farlo, addirittura leggendo. Non si sa se l’abbia scritto tutto da sola, e c’e’ da dubitarne. Ma lo stile – per chi la conosce da vicino - e’ suo, anzi somiglia come una goccia d’acqua alle invettive di Raisa Maksimovna. “Ti hanno criticato da ogni parte, da sinistra e da destra; hanno detto che eri troppo veloce e troppo lento, troppo riformatore e poco riformatore, troppo coraggioso e troppo vile. Io non ti ho mai visto ne’ incerto, ne’ impaurito. Ma una cosa e’ sicura: hai lasciato il potere venti anni fa ma la Russia e’ rimasta dove l’hai lasciata”.

Si spiega che nessuno della leadership del Cremlino (Medvedev) e della Casa Bianca (Putin) sia venuto a questo genetliaco imbarazzante. Anche se, nel pomeriggio, il presidente Medvedev ha ricevuto il festeggiato intrattenendosi con lui per due ore e informadolo personalmente della decisione di dargli la massima onoreficenza del paese, l’ordine di Andrei Pervosvannij. L’equivalente – senza comunismo – del premio Lenin.

Tratto da:
megachip.info