Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Opinioni Barbacetto: Nessuno deve sapere

Barbacetto: Nessuno deve sapere

barbacetto-gianni-web5.jpg

di Gianni Barbacetto - 17 novembre 2010
“La giustizia vuole più dolore che collera”, scriveva Hannah Arendt. Ma resta solo la collera, di fronte a una giustizia che non riesce a fare giustizia e a dare un senso al dolore. Dopo 40 anni dalla madre di tutte le stragi italiane, quella di Piazza Fontana, dopo 20 anni dalla caduta del Muro di cui le stragi sono figlie, ora cade anche l’ultima speranza di ottenere una verità giudiziaria su quella storia nera: assolti tutti gli imputati del terzo processo per la bomba in Piazza della Loggia a Brescia.

Insufficienza di prove, dice la sentenza. Come dicevano i verdetti che mandavano assolti, un tempo non troppo lontano, i mafiosi. La Corte d’assise ha dunque creduto a ciò che un imputato, Maurizio Tramonte, ha detto in aula, smentendo se stesso e ritrattando le proprie confessioni, rese durante l’istruttoria del giudice Gianpaolo Zorzi. Tramonte era la “fonte Tritone” dei servizi segreti, che aveva già nel 1974 raccontato al Sid ciò che sapeva della strage. Il servizio si guardò bene dal passare quelle notizie ai magistrati e coprì i responsabili. Poi, negli anni Novanta, “Tritone” era stato scovato da quel cacciatore di stragisti che è il giudice Guido Salvini e aveva riempito centinaia di pagine di verbali in cui raccontava le responsabilità del gruppo neofascista Ordine nuovo.

In aula, però, Tramonte è tornato “Tritone”. Vedremo ora se le motivazioni della sentenza, che dichiara l’impossibilità di stabilire con certezza le responsabilità penali individuali, ci permetteranno almeno di poter affermare una verità storica. Come le motivazioni per Piazza Fontana (1969) e per la strage alla Questura di Milano (1973), che sostengono comunque che per quelle “operazioni” è certa la paternità di Ordine nuovo e sicura la presenza di apparati dello Stato che depistarono le indagini e sottrassero prove e testimoni.

Certo non è consolante vedere come negli ultimi anni sia stata di molto ampliata l’area coperta dal segreto di Stato e l’impunibilità per i servizi segreti. Sembra proprio che l’Italia non voglia imparare nulla dalla propria storia.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano