Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni Bocca: La lezione di Gheddafi

Bocca: La lezione di Gheddafi

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Da leggere e meditare questo splendido editoriale di Giorgio Bocca, Maestro di giornalismo e verità. Giorgio Bongiovanni

di Giorgio Bocca - 1° ottobre 2010

La visita del colonnello ci ha mostrato come la strada verso un mondo civile è ancora lunga e non resta che rafforzare e rispettare quel poco di diritto internazionale che ci siamo dati.

In occasione della visita in Italia del dittatore libico Gheddafi abbiamo avuto la conferma del nostro peccato originale, della vocazione del genere umano al male, del perenne trionfo del diavolo o maligno. Personaggi dei più diversi ceti sociali, delle più diverse educazioni, hanno ripetuto con forza come ineluttabile il teorema della perdizione, la corsa di tutti al peggio.
Gheddafi è un dittatore arcaico, feroce e astuto, parodia della politica, ma ha il petrolio e il metano, è il padrone dell'energia a buon prezzo senza la quale il nostro consumismo delirante non può durare. I più agghiaccianti erano i superstiti del sessantotto, delle utopie comuniste più ardite, quelli che avevano superato Gesù Cristo nel messaggio evangelico della onesta povertà e dell'amor del prossimo. Ed eccoli, fra i più decisi a seguire la nuova legge, il nuovo testamento: il nostro dio è Mammona, non c'è altro dio che quello dei buoni affari, se vuoi convertire peccatori fai come loro, frequentali, trattali bene e naturalmente cogli l'occasione per fare soldi.
Il colonnello Gheddafi e le sue oscene amazzoni con gli occhiali neri, il tiranno libico arrivato in Italia con il suo circo equestre di cavalli berberi (ma pensate, il campione dell'anticolonialismo, della rivincita islamica, che si presenta ai feroci italiani dell'impero con una "fantasia" equestre, cioè con il più colonialista dei festeggiamenti) e fa meglio dei missionari europei che compravano le anime con le collane di specchietti: lui incarica una società di convertire centinaia di fanciulle con 200 euro a testa, fa meglio di tutti i ricattatori, chiede i soldi all'Europa bianca minacciandola di aprire le porte all'immigrazione di colore.
Lui conosce l'arte della diplomazia da colpo sicuro, diventare socio in affari dei corrotti, usare le società anonime per coprire i furti comuni. Gli intellettuali democratici con la puzza sotto il naso? Niente paura, basta promettergli borse di studio, finanziamenti per le loro università, per le loro pubblicazioni. L'effetto boomerang? Lo sdegno e il rifiuto per quest'islamismo dozzinale e corrotto? Non contateci, il furbo Gheddafi conosce i nostri punti deboli.
Alla fine dei conti: che dire? Che proporre? Che la strada da percorrere verso un mondo civile è ancora lunga e irta di ostacoli, ma che non c'è altro da fare che cercare di rafforzare e di rispettare quel poco di diritto internazionale che ci siamo dati, che questa e non altra è la conquista, il progresso che dobbiamo compiere. Non il partito del fare che tanto piace al Cavaliere di Arcore e ai suoi ammiratori laburisti, ma il partito dei diritti umani, della legge internazionale eguale per tutti.
La lezione di Gheddafi è stata chiara: non si rende civile la specie umana incoraggiando i suoi vizi, non si regola l'avidità incoraggiandola, ricevendo con tutti gli onori despoti feroci in cambio di petrolio e coltivando le false giustificazioni che non c'è altro modo per convincerli, che bisogna persuaderli invece che fargli il viso delle armi.

Tratto da: L'espresso