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Opinioni Chierici: Guerra fredda e altre catastrofi

Chierici: Guerra fredda e altre catastrofi

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di Maurizio Chierici - 16 febbraio 2010
Malinconia quando le Mani Pulite si allungano sugli indaffarati delle maggioranze silenziose, protagonisti ombra che hanno fatto e disfatto l’Italia. Perché tanta meraviglia? Solo un capitolo della vecchia storia che continua.




Cambiano nomi e opere, non appalti e licenze di potere. Anche gli avvocati che giurano sull’innocenza dei loro tartufi e la protervia dei magistrati, usano le stesse parole di trenta, venti, dieci anni fa: cospirazione, persecuzione, sentenze con l’orologio in mano. Bisogna dire che le vecchie generazioni fanno tenerezza quando rimpiangono il paese nel quale coltivavano la speranza di diventare meno fascisti dei padri e dei nonni. Avevano capito che fascismo non vuol dire solo gagliardetti o marce imbandierate, brigate nere e quei discorsi dal balcone passati di moda nell’evo tv. Fascista è chi distribuisce parole d’ordine mai rispettate (“se avanzo seguitemi”, “non metterò le mani nelle tasche degli italiani”) o gli egoismi delle corporazioni, o razzismo o paure alle quali si aggrappano i deboli senza cultura. Ecco l’ Italia anni Duemila, un paese fascista dall’autoritarismo avvolto nel cachemire di chi balla sotto le stelle. Il sogno dei vecchi non ha convinto i nuovi italiani. Da Mussolini a Berlusconi è successo qualcosa: l’interminabile limbo dell’Europa tagliata dalla cortina di ferro e dalla Guerra fredda, ha definito nei protocolli i caratteri distribuiti dagli strateghi sulla trincea dell’occidente libero e cristiano. Attorno ai reticolati dell’Europa tedesca, Washington metteva di guardia SS e Gestapo sfuggite ai processi di Norimberga. Duri e puri contro l’orso sovietico, se ne sono andati lasciando un’eredità che continua la gloriosa battaglia. Carinzia austriaca, xenofoba, antisemita, naturalmente anti socialista. Agli italiani si è chiesto di salvare la democrazia con la faccia tosta che ci viene meglio. Siamo simpatici e affabulatori; la nostra commedia dell’arte va benissimo. E il filosofo Emanuele Severino ricorda sul “Corriere della Sera” una dichiarazione che fa capire con quale fiducia sono stati definiti i nostri talenti. Sentenza di William Colby, ormai ex, ma direttore della Cia negli intrighi della Berlino del Muro. Al giornalista del Corriere che voleva sapere se era proprio necessario mettere all’Italia la camicia di forza dell’anticomunismo radicale, ben nutrito con fondi segreti a partiti, giornali e case editrici di comodo e a plotoni di americanofili d’occasione, risponde Colby, “portavoce” della “strategia globale del sistema democratico-capitalista: era necessario. Meglio i ladri dei dittatori”. Per Severino “Colby dichiara nel modo più esplicito (anche se forse inconsapevole ) che i ladri erano appunto la camicia di forza dell’Italia. Ma se i ladri sono utili a salvare la vita della democrazia e del capitalismo – e la mafia è stata un anticomunismo doc- perché non trasformarli negli alleati e servirsene? Chi è in pericolo di vita fa di tutto per salvarsi ed è fuori luogo scandalizzarsi se fa anche cose sconvenienti”. Pragmatismo che l’emergenza impone; resta il problema se è possibile tollerare la continuazione del rubare nel nome della democrazia quando l’emergenza (soviet o terremoti) non c’è più. Può, risponde chi è cresciuto nel decido tutto io. Senza contare che i nostri miliardi dispersi a trattativa privata alla Maddalena, vogliono rimettere all’onore delle vacanze e dei costruttori amici, una base americana in disarmo. E più che mai alla Maddalena si impone la morale del direttore Cia: se serve al mercato, se serve alla democrazia è fuori luogo scandalizzarsi anche se le cose sono sconvenienti. Resta il dubbio: mercato di chi?

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Tratto da: Il Fatto Quotidiano