Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni "Io sono una toga anarchica"

"Io sono una toga anarchica"

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"Io sono una toga anarchica"
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di Luigi De Magistris
Disse: «Se vogliono che me ne vada, mi devono cacciare». La stanno accontentando.
«Non me ne vado via spontaneamente». I magistrati non dovrebbero fermarsi troppo in una città.


«La mobilità è un valore. Evita collusioni con i potenti. Il procuratore della Repubblica più perbene dopo trent'anni non vede più l'abuso edilizio di fronte alla propria casa».
E allora?
«In un Paese ad alta densità di criminalità organizzata ci vuole del tempo per conoscere i fenomeni. Io non ho finito il mio ciclo».
Però aveva chiesto il trasferimento.
«L'ho fatto solo per vedere la mia posizione in graduatoria».
Lei ha parlato di «ipotesi di soppressione fisica», di «pallottole e tritolo», di giustizia «tornata all'era fascista», di «magistratura narcotizzata». I suoi accusatori hanno detto: manca di serenità ed equilibrio.
«Perfino il Csm ha ritenuto che non ho mai manifestato squilibrio e da questo mi ha assolto».
Non è solo problema di Csm.
«In quindici anni di carriera non ho mai ecceduto in interviste».
Quest'anno però...
«Era mio dovere. Era in atto un'attività di ostacolo alle mie inchieste. E l'esposizione mediatica mi ha più danneggiato che favorito».
Come giudica la sentenza del Csm?
«Inaccettabile».
Il magistrato rispetta le istituzioni.
«E' vero, ma la sanzione è evidentemente ingiusta. Senza precedenti».
L'interdizione alla funzione di pm finora l'ha ricevuta solo Chionna, il giudice che arrestò Sabani e si mise con la sua fidanzata.
«Una sanzione che non è stata data nemmeno ai magistrati corrotti».
Fa pensare che le contestino qualcosa di grosso.
«Ormai è pubblico. La montagna ha partorito il topolino e per il topolino sono stato condannato. Mi ero chiesto se ci fossero le condizioni per fare il magistrato in Calabria. Il Csm mi ha risposto. Non ci sono».
Il magistrato deve tener conto delle conseguenze del suo operato?
«Secondo i politici, ma è sbagliato».
Anche se si coinvolge il premier?
«Prima di coinvolgere un premier la valutazione deve essere ponderata. Ma io uso per tutti lo stesso scrupolo».
Ha avuto 100 interpellanze in due anni.
«Ce n'è una firmata da 60 senatori. Una marcia su Catanzaro!».
Emilio Sirianni, ex magistrato di Magistratura Democratica a Catanzaro, intervistato dal Sole 24 Ore, ha parlato di giudici che cercano il quieto vivere, che fuggono dai processi scomodi.
«Condivido. Ma un magistrato non può limitarsi ai proclami. Io ho denunciato fatti concreti. Forse per questo vengo trasferito. Quando ho detto in tv di aver avuto intimidazioni da livelli istituzionali io le avevo già raccontate nei tribunali e al Csm. Aspettiamo i risultati di Salerno per vedere se sono un mitomane».
Da chi ha ricevuto le intimidazioni?
«Ho fatto accuse che sono in grado di dimostrare. Ho fatto nomi e ho portato prove».
E' un fenomeno diffuso?
«Anche i testimoni e i denuncianti vengono intimiditi. L'omertà che stava scomparendo pian piano ritorna. Recentemente diverse persone che hanno collaborato con me hanno subito trattamenti non positivi».
Chi?
«Preferisco non fare nomi».
Li faccio io. Dov'è il suo principale collaboratore, Zaccheo?
«Trasferito a Fermo».
Dov'è il suo consulente per le comunicazioni, Genchi?
«Gli è stato revocato l'incarico per Why Not. E ce ne sono tanti altri».
Possiamo fare i nomi?
«Meglio no. Per la loro incolumità».
Lei è sotto tutela?
«Sì. Macchina blindata, autista, carabiniere».
La trattano bene.
«Ma non mi danno la benzina. E io non la uso».
Per risparmiare.
«I magistrati hanno la nomea di essere tirchi. Ed è vero. Io però vengo rimproverato per il contrario, eccesso di prodigalità».
E come va in ufficio?
«Utilizzo altri modi di spostamento che preferirei non dire».
Per che cosa l'ha condannata il Csm?
«Per non aver informato il procuratore della Repubblica delle mie indagini, ed io avevo ben spiegato perché non lo potevo informare».
Lo sospettava di essere la talpa.
«Su questo ci sono inchieste delicate a Salerno. Poi mi hanno condannato perché ho inserito in un decreto una dichiarazione di un magistrato, il dottor Iannuzzi di Potenza, il quale parlava di una relazione segreta tra due magistrati».
Era proprio necessario?
«Era assolutamente pertinente. Mi hanno anche condannato perché avevo fatto un decreto di perquisizione troppo motivato. Sono stato punito per un eccesso nel salvaguardare le mie inchieste. Sconcertante».
Sconcertante ma unanime.
«Non mi meraviglia l'unanimità. So quali interessi ho toccato. Ma il messaggio è devastante per la Calabria».
La Calabria...
«La Calabria sembra un Paese sudamericano. Un piccolo gruppo di persone detiene tutto il potere economico e politico. E la gran parte della gente vive in condizioni difficili».
Ha detto anche che la Calabria è un laboratorio criminale.
«La criminalità organizzata calabrese è la più potente. E presenta degli aspetti "di laboratorio" per le sue capacità collusive intra-istituzionali, politica, finanza, banche».
Mani Pulite scoprì le tangenti...
«Roba vecchia. Oggi tutto ruota attorno ai finanziamenti europei, alle società pubblico-privato e alle consulenze. I finanziamenti vengono pilotati su poche società, sempre le stesse, sempre con gli stessi dirigenti. Lì vengono fatte assunzioni guidate, parenti, amici, complici. I finanziamenti servono a tutto tranne che alle opere da realizzare. E con le consulenze i soldi prendono le giuste direzioni. Sono rimasto impressionato dal numero enorme di consulenze e dai nomi dei consulenti. Le persone addette ai controlli avevano parenti nelle società che dovevano controllare. Parenti di magistrati, parenti di poliziotti».
E i controlli? La magistratura?
«Durante Tangentopoli i giudici erano compatti. Oggi non è più così».