Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni 11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa - Pagina 6

11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa - Pagina 6

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11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa
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Si dice che quello del Pentagono dovrebbe essere uno spazio ultraprotetto…
Lo è…
 
Ma nei pressi del Pentagono non c’è un aeroporto?

Sì, l’aeroporto Reagan, che si trova a circa un chilometro e mezzo.
 
Quindi in realtà non sarebbe un po’ difficile proteggere un luogo in cui quotidianamente passano degli aerei, che magari in un attimo possono uscire fuori dalla loro rotta? Se un aereo arriva, al di là del fatto che il Pentagono sia stata colpito dall’aereo ‘ufficiale’, da un altro aereo o da un missile, che protezione ci può essere?

E’ un’osservazione pertinente a cui ho pensato anch’io, siccome ho lavorato a Washington e conosco bene l’aeroporto. Andavo a cena a Georgetown, dove passavano gli aerei sul fiume Potomac e si vedevano benissimo. Peraltro, mi ero posto la questione anche prima dell’11 settembre. Come scendevano, almeno a quell’epoca, gli aerei sull’aeroporto Reagan? Per arrivare sulla pista bisogna seguire le anse del fiume Potomac, c’è un corridoio e tutti gli aerei fanno la stessa traiettoria, tanto che quando si andava la sera a cena li si vedeva passare. E’ un corridoio che gli aerei devono seguire in maniera rigorosa. Lei dice che uscire da questo corridoio in pochi secondi è facilissimo e c’è tutto, anche la Casa Bianca è a pochi chilometri, e quindi non ci sarebbe il tempo di reagire. Per questo loro hanno messo in piedi un sistema automatico di abbattimento degli aerei che dovessero eseguire questa operazione. C’è chi ci contesta anche questo, perché dice che non abbiamo mostrato le rampe di lancio, ma le abbiamo disegnate.
 
Forse l’obiezione era sulle prove che si forniscono, a parte far vedere questo cartone…
Anche in questo caso abbiamo tre testimoni, che ci dicono che questo sistema esiste ed è automatico. La signora Barbara Honegger, che non è l’ultima arrivata perché è una dipendente del Pentagono, ci dice che questo sistema c’è ed è automatico. Gore Vidal, che è figlio di un ministro dell’aviazione e che un po’ di cose le conosce anche lui, sostiene che ci sono dei sistemi di difesa automatici che non richiedono neanche un’autorizzazione. Il terzo è l’assistente di una deputata, che ci illustra dettagliatamente i tre ordini di difesa esistenti. Certo, è molto difficile, siccome gli aerei passano molto vicini alla zona è immaginabile che possano uscire dalla loro rotta. Ma nel caso specifico questo aereo non è passato dal Potomac, ma a 2.000 metri di altezza, fuori da qualunque territorio, ed è entrato nei tre anelli che circondano la protezione di Washington nel suo complesso, senza avere a disposizione il transponder militare speciale. La spiegazione qui è chiara, quell’aereo non ha seguito la rotta prevista, è arrivato sul cielo di Washington fuori da ogni criterio normale e non avendo il transponder militare. Dal punto di vista della difesa, quelli che stanno alla Torre di controllo dell’aeroporto Reagan di Washington e quelli che seguono la difesa militare dei punti vitali del Pentagono sanno esattamente quali sono gli aerei che devono arrivare, a che ora devono arrivare e la loro rotta.
Se le norme vengono rispettate, tutto è a posto. L’aereo entra nel corridoio e anche se non ha il transponder militare, finché rimane dentro il corridoio non c’è problema. L’obiezione su come avrebbero potuto fare, funzionerebbe solamente se questo ipotetico aereo fosse sceso su Washington seguendo questo corridoio, ma non lo ha fatto.
 
Quindi tutti gli aerei di linea devono seguire questo corridoio?

Sì, quelli che arrivano all’aeroporto di Washington devono farlo, senza eccezioni. Supponiamo che il pilota di uno di questi aerei ammattisca, esca di rotta e vada a colpire la Casa Bianca. E’ possibile, considerando come sono stretti i tempi. Quello che non è possibile è che loro non abbiano previsto una cosa del genere. Quindi nel caso ci sia l’uscita del corridoio, l’aereo viene abbattuto, su questo non ho dubbi, me l’hanno confermato tutti quelli con cui ho parlato, anche persone non presenti nel film.
 
Ma possibile che non ci siano dei progetti su questo sistema di difesa e delle persone che ci hanno lavorato ne parlino? Mi pare che ci sia solo questa Barbara Honegger che ne parli concretamente…

In realtà, sono tre persone che parlano in varie forme del sistema di difesa nel film. Tutti dicono che l’aereo non corrisponde ai criteri normali, perché entra nello spazio aereo che è composto da tre noccioli, uno a 50 miglia, l’altro intorno alle 20-25 miglia e l’ultimo a 7 miglia. Questa è l’ultima fase, quella di atterraggio, che può essere superata solo se l’aereo ha il sistema di rilevazione militare, altrimenti o rimane nel suo corridoio o verrà abbattuto. La domanda che io faccio a chiunque mi pone questa obiezione, è: in una situazione del genere è ragionevole per un Paese come gli Stati Uniti, con risorse tecnologiche infinite, non rendersi conto del pericolo che corre il suo Presidente e non adottare delle misure di sicurezza? Io non sono talmente cattivo verso gli Stati Uniti da stimarli così poco.
 
Ma nel 1994 mi sembra che un Cessna si abbatté sul prato della Casa Bianca…
Un Cessna può essere un incidente…
 
Forse è anche più facile da abbattere…

Ma perché gli Stati Uniti non avrebbero dovuto dotarsi di sistemi di sicurezza…
 
Almeno nel 1994 la Casa Bianca non li aveva…

Ma tra il 1994 e il 2001 è passato del tempo. Nel 1994 non c’erano ancora gli aerei drone, adesso sì. Ieri guardavo con mio figlio come si può guidare a distanza un aereo drone e fargli sparare quanti missili si vuole. Negli ultimi 10-15 anni sono accadute tante cose che allora non esistevano e ora invece sì.