Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni 11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa - Pagina 2

11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa - Pagina 2

Indice
11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa
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Per dirla in maniera semplice, il documentario non crede alla versione ufficiale, non crede che le Torri gemelle siano cadute per il duplice effetto della collisione degli aerei e del calore, non crede che al Pentagono si sia abbattuto quell’aereo. Prendendo per buone queste tesi, non risulta difficile rendere credibile le tesi alternative? Per esempio, nel caso delle Torri gemelle, se è stato l’esplosivo a far crollare le Torri, perché ci sarebbe stato bisogno di far dirottare degli aerei, di farli schiantare delle Torri e non semplicemente far esplodere queste strutture?

Perché ci volevano dei terroristi…
 
Ma si poteva dire che c’erano dei terroristi che hanno messo delle bombe, sarebbe stato più semplice…
E’ un’obiezione che ho sentito molte volte. La fantasia di coloro che organizzano questi attentati è molto superiore a quella degli scrittori più creativi. Io non competo con loro, so soltanto che sono degli specialisti di alto livello. Hanno scelto quella perché evidentemente era la soluzione più spettacolare…
 
Ma non era una complicazione rischiosa?

Ma secondo me far crollare le Torri senza farle vedere in diretta a milioni di persone non avrebbe funzionato altrettanto bene.
 
Comunque si trattava di un luogo che era già stato coinvolto in un attentato terroristico con dell’esplosivo, anche se di natura molto diversa…
Non sarebbero state viste perché non ci sarebbero state le telecamere, bisognava creare il contesto. Bisognava che ci fossero le telecamere di tutto il mondo.
 
Anche solo vedendo le macerie e con migliaia di morti sarebbe stato un bell’effetto…

Le migliaia di morti sono un’inezia per questi signori, che hanno già fatto operazioni del genere…
 
Ma per gli americani comunque non è certo una cosa già vista…
L’incidente del golfo del Tonchino ha provocato 52.000 americani uccisi, in una guerra che è stata totalmente inventata in modo incontrovertibile, quindi questi signori hanno inventato una guerra, provocando 52.000 soldati e ufficiali americani uccisi e due milioni di vietnamiti morti. Insomma, si può fare molto di più di 3.000 morti, queste sono inezie. Comunque, la risposta a questa domanda dovete porla a quelli che hanno organizzato tutto quando li scoprirete, non fatela a me. Noi siamo di fronte a un evento, che cosa avrebbero potuto immaginare, pensare o fare loro non lo so. Questo evento ci è stato raccontato con una serie di palle clamorose, questo evento è falso. Noi stiamo lavorando perché ci sia una nuova indagine, fatta da una nuova amministrazione politica americana che ci dica la verità, ma dubito che questo avverrà.
 
Visto il modo in cui è stato utilizzato questo evento, ossia per colpire Afghanistan e Iraq, perché in un’eventuale cospirazione non sono stati inseriti afgani o iracheni tra i dirottatori, ma erano quasi tutti sauditi?

Perché i servizi segreti sauditi erano migliori di quelli iracheni, visto che a questa operazione hanno partecipato i servizi pachistani, sauditi e probabilmente il Mossad per alcuni aspetti, forse anche rilevanti. Hanno preso quello che avevano. I servizi segreti preparano queste operazioni con largo anticipo.
 
Non credo sarebbe stato difficile inventarsi dei passaporti falsi iracheni o afgani, visto che voi mettete anche in discussione l’identità dei dirottatori…
C’era una discussione in corso negli Stati Uniti in quel momento e non tutti quelli che partecipano a queste operazioni fanno parte degli stessi livelli di direzione politica. Comunque, non commettiamo un’ingenuità. Un’operazione del genere non la fa la CIA, sono dei corpi separati che agiscono all’interno dei servizi segreti. E se qualcuno vuole contestare questa cosa, si rivolga a Seymour Hersh che l’ha documentata a più riprese. Questo è cosa nota. La perfezione in questi casi non esiste, un’operazione del genere la si conduce con le forze che si possono mettere in campo e basandosi sul fatto che dentro l’establishment americano ci sono diverse opzioni. Alcuni di questi lo hanno anche rivelato. Ci fu uno scambio di battute nel corso di una trasmissione di Ballarò, tra me e il professore americano Michael Ledeen, in collegamento dagli USA mentre io ero in studio. E la curiosità dell’episodio fu che, mentre era in corso la guerra contro l’Iraq, cominciata da poco, lui disse, in piena trasmissione, qualcosa del genere: “Io l’avevo sempre detto, fin dall’inizio che bisognava attaccare subito l’Iran, non l’Iraq”. Non giuro sulla citazione alla lettera, ma giuro sul significato precisissimo di ciò che disse.