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Opinioni :Giulietto Chiesa: La prima casamatta

:Giulietto Chiesa: La prima casamatta

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di Giulietto Chiesa da il Manifesto - 24 giugno 2009
La descrizione di Asor Rosa sulle cause e responsabilità, politiche,personali e morali, che portarono al naufragio della “ Camera diConsultazione ” è esatta. Le cose sono andate così.
  



Attardarsi in unapolemica retrospettiva è pura perdita di tempo, anche perchésignificherebbe riaprire una discussione proprio con coloro che hannocreato il disastro e che rivelano, ogni giorno che passa, di non averepiù la capacità intellettuale di partecipare a un qualsiasirinnovamento. Ripartire da quel processo è impossibile. Troppe cose sono cambiate, e si sono, in certo senso, chiarite. Anche sulla diagnosi dello stato delle cose a sinistra non avrei granché da aggiungere.
Ma l'idea della Camera di Consultazione non è da buttare via. Bisogna soltanto ridefinire chi è che vogliamo “consultare”. Chi deve prendere parte a questa consultazione.
I due, tre, quattro spezzoni della sinistra istituzionale (a sinistra del PD)? Naturalmente no.
È finita del tutto l'epoca in cui qualcuno deve e può “dare la linea”.
Ma l'Italia non è ancora morta intellettualmente e moralmente, nella sua io credo ancora maggioranza. In ogni caso questa Italia esiste, anche se non può essere considerata tutta, automaticamente, “sinistra”. Esistono centinaia di realtà che si sono già autonomizzate dalla politica della sinistra istituzionale. Sono milioni di cittadini ed elettori, senza guida e senza rappresentanza, ma esistono, eccome!
Il problema è che non esiste allo stato attuale delle cose un punto di riferimento politico, culturale, organizzativo. E non esisterà per un certo periodo di tempo.
Vediamo cosa significano questi tra aggettivi . I più “difficili” mi sembrano il primo e il secondo. Anche il terzo lo è, ma affrontati i primi due, potrebbe rivelarsi non insormontabile.
Un punto di riferimento politico e culturale nuovo è indispensabile. La sinistra è stata sconfitta perché ha sbagliato l'analisi della società italiana e del mondo globale. L'ha sbagliata perché non ha saputo studiare né la prima né il secondo. Non ha saputo fronteggiare l'irrompere della “società dello spettacolo”. Non ha saputo capire la portata della lotta contro il terrorismo internazionale (e per questo ha sacrificato il grande movimento contro la guerra) . Non ha capito l'11 settembre. Non ha visto la mutazione antropologica che accompagnava il passaggio dal cittadino produttore al consumatore compulsivo. Non ha compreso le trasformazioni strutturali del capitalismo finanziario mondiale. Ha accettato, senza dirselo e senza dircelo, la narrazione del mondo dei dominatori. Non ha visto niente e ha continuato a ripetere un messaggio morto con un linguaggio che è divenuto incomprensibile ai più.
La sconfitta viene da qui. Ed è qui che bisogna porre rimedio. Mettere insieme quattro ciechi non significa crearne un quinto che ci vede.
Il che significa produrre nuova conoscenza, nuova cultura. E, su queste basi, fondare un'agenda chiara di priorità. Sciogliendo prima di tutto i nodi che sono rimasti aggrovigliati nell'ideologia del passato e introducendo un nuovo livello di complessità. Poi costruendo una piattaforma comune a un vasto schieramento di pensieri e di valori. Infine proponendola al paese, a quella parte – solo allora potremo vedere quanto grande - del paese che l'attende.
Chi può organizzare questo percorso? Un gruppo di persone dotate di sapere e liberi da vincoli di partito. Diciamo super partes, che riscuotano larga fiducia, ai quali affidare il compito di organizzare il percorso e di fissare i punti dell'agenda da costruire. A suo tempo dissi su queste colonne che occorreva una Fondazione come terreno comune. Una “Fondazione per l'Alternativa”.
Certo che non è compito facile né rapido. Ma è un compito collettivo ineludibile. Ci sono le forze? Io credo che esistano e che vanno aiutate a unirsi.
Nessuno può e deve essere escluso da questo percorso. Purché accetti il principio che non ci sono, al momento, linee da attuare, ma che c'è prima di tutto la necessità di capire e, poi, di trovare una convergenza politico-culturale. Io proporrei ad Asor Rosa di mettere insieme un gruppo di persone che lo aiuti a svolgere questo ruolo iniziale.
Io sono convinto che, se si attuasse con coerenza questa prima parte del percorso, la questione organizzativa immediatamente successiva potrebbe essere affrontata. Che è quella di costruire una “maniglia” di riferimento comune alla miriade, davvero grande e interessante, di organismi, comitati, forme di lotta, che si muovono in molte aree del paese, ma non si vedono, non si sentono, perché sono isolate, perché non hanno voce, perché non possono raggiungere, ciascuna per conto proprio, la massa critica sufficiente per entrare nella narrazione conosciuta alle grandi masse.
Si capisce che sto parlando anche di un mezzo di comunicazione e di informazione nazionale, che esprima (che si prepari ad esprimere e comunicare) quell'agenda di cui parlavo poc'anzi.
Senza di esso nulla potrà essere costruito, che sia degno d'interesse. Non perché non si possano mettere in fila i punti di un'agenda reale dei problemi da risolvere per portare il paese fuori dal disastro, ma perché “se non si è trasmessi non si esiste”, quale che sia il valore di ciò che si dice.
La crisi nazionale è grave e potrebbe velocemente demolire il castello di carte bipartitico e fasullo che PD e Berlusconi hanno imposto al paese. I due sono avvinghiati nella caduta. L'unica cosa che non possiamo prevedere è quanto grande sarà il tonfo e quante macerie ci cadranno addosso. Altrettanto si deve dire della crisi economica mondiale, tutt'altro che terminata e che, anch'essa, si riverserà sulle teste dei milioni e miliardi di diseredati e di ceti medi.
Per tutto questo c'è l'urgenza di creare un punto di riferimento. Chiamiamolo una “casamatta”, da cui almeno resistere. Ci sono cose sulle quali, data l'attuale gravissima debolezza del campo democratico, non potremo influire se non marginalmente. Ma ce ne sono molte su cui possiamo agire. Tutto salvo perdere tempo in chiacchiere insulse sulle alleanze di governo con spezzoni di un mondo politico che comunque si frantumeranno in altri mille frammenti.