Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni Andrea Succi: La 'Ndrangheta, la base molisana e Bruxelles

Andrea Succi: La 'Ndrangheta, la base molisana e Bruxelles

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di Andrea Succi –23 giugno 2009
" E se furon due guardie a fermarmi la vita è proprio qui sulla terrala mela proibita e non Dio ma qualcuno che per noi l'ha inventato cicostringe a sognare in un giardino incantato."


Così cantava "UnBlasfemo" di Fabrizio De Andrè, precursore dei tempi nel denunciare unsistema che ti aliena dalla realtà e che manipola il tuo modo dipensare. L'album "Non al denaro non all'amore né al cielo" risale al1971, trentotto anni portati benissimo, un messaggio che ancora oggirimane attuale. La regione Molise - quella che io definisco una felice Bendopoli - viene dipinta da più parti come un eden, un "giardino incantato" appunto. Questo è quello che il potere politico, dal Presidente in giù, tende a far credere utilizzando pochi - ma potenti - mezzi di propaganda, ad esempio giornali o televisioni amiche.
Il risultato propagandistico è la cosiddetta "verità percepita": le sigarette non fanno male, il vino fa sangue, l'inceneritore non inquina, Berlusconi è un bravo nonno, va tutto bene.
In Molise la disinformazione è pressoché totale, agevolata da media asserviti al potere e da potenti che hanno tutto l'interesse a che il popolo viva bendato. "L'isola felice", "Molise Felix", "MoliSuper" alcuni tra gli epiteti utilizzati per pubblicizzare la regione.
Ma è davvero così?
Per verificarlo meglio ascoltare una tavoletta – vera - che ha per protagonisti eccellenti la 'ndrangheta , i colombiani e la cocaina. Location: il piccolo Molise.
A raccontarla è Roberto Centaro, senatore siciliano, eletto per la prima volta a Palazzo Madama nel 1996 tra le fila di Forza Italia. Rieletto nel 2001 diventa Presidente della Commissione Antimafia; è presente anche nel 2006 e nel 2008, come rappresentante del Pdl.
Non certo quello che si può definire un "comunista".
La gustosa novella è scritta nella "Relazione conclusiva della Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della criminalita` organizzata mafiosa o similare" presentata dal senatore Centaro e "approvata dalla Commissione il 18 Gennaio 2006".
Il senatore siciliano elogia l'attività svolta dalla DDA di Campobasso, in particolare un'indagine del 2001 "(Proc. nr. 2875/01 R.G. Mod. 21)"  sfociata "in risultanze eccezionali implicanti anche livelli elevati del noto cartello di Medellin in Colombia, fino a ricevere un formale atto di apprezzamento del Dipartimento di Stato degli U.S.A."
Il cartello di Medellin? In Molise?
L'immagine bucolica del Molise mal si sposa con il cinismo dei colombiani. La regione non può diventare il teatro di uno Scarface in salsa locale. O meglio, non potrebbe.
"L'indagine – in raccordo con la DDA di Reggio Calabria – ha anche effettuato il monitoraggio dei movimenti di Antonio Anastasio, gia` detenuto in Campobasso per espiare la pena di anni 15 di reclusione per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, avendo illegalmente importato in Italia  Kg. 20,100 di cocaina dalla Bolivia."
E invece sta proprio diventando un film. Per giunta appassionante…
"L'Anastasio, uscito dal carcere di Campobasso, decideva di rimanere a vivere in citta`, pur non avendo collegamenti apparenti con il territorio. Gli accertamenti tecnici compiuti sull'Anastasio consentivano di documentare il contatto con persone pregiudicate gravitanti negli ambienti dello spaccio organizzato, lasciando emergere la figura di un faccendiere di Isernia che, dietro il paravento di una attivita` di import-export, si prestava a compiere movimentazioni finanziarie con la Colombia."
Di solito questi grandi spostamenti di droga e denaro vengono gestiti dalle mafie e anche in questo caso il tutto "avveniva sotto la regia della criminalita` organizzata calabrese."
Il che vuol dire che la 'ndrina è presente anche in Molise. Ma questa non è una novità visto che già la Commissione parlamentare d'inchiesta 2003 (redatta 3 anni prima della relazione del Senatore Centaro) sul fenomeno della criminalita' organizzata mafiosa o similare denunciava che "in Molise risiedono soggetti collegati alla cosca BELLOCCO di Rosarno ('ndrangheta)."
  Si può quindi affermare con ragionevole certezza che la "movimentazione di droga e capitali", raccontata da Centaro, fosse gestita dai Bellocco.
Teniamo bene a mente questo nome perché sarà importante nel prosieguo dell'inchiesta.
Nella relazione del Senatore Centaro si fa riferimento ad altre due indagini condotte dalla DDA di Campobasso (Procedimenti n. 2246/2002 e n. 2243/2002 Mod. 21) dagli "interessanti contorni internazionali".
" Sono state emesse nr. 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti" - tra gli altri – "di Alfonso Caldarone, Carmelo Antonucci". L'accusa è "traffico internazionale di cocaina: i predetti avevano costituita una organizzazione operativa in varie localita` del centro-sud Italia, oltre che in Belgio ed Olanda."
Il discorso è molto più semplice di quello che appare: la DDA di Campobasso ha scoperto che la criminalità organizzata calabrese utilizzava (utilizza?) il Molise come base per un traffico internazionale di cocaina gestito da tal Alfonso Caldarone e tal Carmelo Antonucci, con un certo Antonio Anastasio nel ruolo probabilmente di manager.
Tutto chiaro.
La prima riflessione che mi viene è questa: l'Antimafia di Campobasso e quella di Reggio Calabria hanno svolto un eccellente lavoro di coordinamento logistico e operativo.
La seconda è più interrogativa: perché tutto questo accade in Molise?
Per darmi una risposta ripenso alle parole del Procuratore di Larino, Nicola Magrone, che prima di giungere in Molise ha lavorato a Bari, vivendo per 15 anni sotto scorta, causa screzi con la Sacra Corona Unita. Non tutti lo sanno, ma il Procuratore Magrone è stato in assoluto il primo magistrato - ancor prima di Falcone e Borsellino - a contemplare il reato di associazione mafiosa.
Magrone è convinto che "in una società dove i conflitti non appaiono, dove si cade nella trappola di ritenere che siccome non sparano vuol dire che tutto è a posto, quelli non sono segnali univoci quelli sono segnali che vanno analizzati"
E allora proviamo ad analizzarli.
Sembra logico che una cosca importante e pericolosa come quella dei Bellocco di Rosarno gradisca un posticino tranquillo dove portare avanti gli affari. Qual posto migliore del Molise.
Nella testa di un criminale il passo successivo al guadagno è il riciclo. I guadagni realizzati grazie allo spaccio di cocaina devono essere re-investiti. Preferibilmente nel settore immobiliare.
Qualcuno potrebbe obiettare che tale business è in crisi - deflazione dei prezzi, mercato saturo, concorrenza spietata, e via dicendo.
Tutto vero. E allora bisogna cercare nuovi clienti, possibilmente mai sazi di comprare.
Bruxelles. Il Belgio. È questo il nome che spunta della testa del criminale.
La capitale belga è la sede delle principali istituzioni dell'Unione Europea: Commissione, Consiglio, Camera Parlamentare, Presidenza, commissioni del Parlamento, Comitato delle Regioni, Nato, Unione Europea Occidentale (l'organizzazione per la sicurezza militare), EPC (ente no profit legato all'UE).
Senza considerare le sedi e le ambasciate delle varie nazioni e di altri innumerevoli enti o istituzioni politiche.
Tutto questo crea un vortice di appartamenti commerciali e non, ristoranti, hotel, locali, uffici, garage. Il minimo indispensabile per un politico, insomma.
Più l'Unione Europea si allarga più il mercato immobiliare di Bruxelles si espande.
In assoluto il miglior posto d'Europa dove riciclare denaro.
Qualora il metodo induttivo utilizzato non bastasse a soddisfare le altrui curiosità, ecco che ci viene in aiuto un articolo, apparso su Panorama il 2 aprile 2004, di Paola Ciccioli, che fornisce ulteriori particolari.
La giornalista cita l'inchiesta Nasca-Timpano condotta dal Pm Antimafia di Reggio Calabria Francesco Mollace, altro personaggio scomodo e quindi minacciato. Oramai l'efficacia di un'inchiesta si potrebbe valutare in base al numero di bossoli ricevuto. Al posto delle medaglie valgono i bossoli conquistati in battaglia.
Paola Ciccioli riporta "il testo di un'intercettazione ambientale filtrata da Reggio Calabria e rimbalzata fino in Belgio. Due indagati si parlano.
Uno chiede all'altro: «Dividiamo o facciamo come l'altra volta?». L'interlocutore risponde: «Basta con le case, abbiamo già un quartiere»."
L'inchiesta condotta da Mollace mette in risalto le rotte dello spaccio.
La cocaina parte dal Sudamerica per sbarcare nei Paesi Bassi dove ad attenderla ci sono i grossisti della 'ndrangheta. L'appuntamento con i corrieri calabresi, che la trasporteranno in Italia, è alle porte della capitale belga.
" I soldi compiono due volte il percorso Calabria-Bruxelles: la prima volta per gli acquisti delle partite di cocaina, la seconda per il riciclaggio."
In questo circuito internazionale molto probabilmente il Molise è utilizzato come base per gli acquisti e per il riciclaggio.
" È proprio un'operazione antiriciclaggio della Direzione centrale dei servizi antidroga belgi il cuore dell'inchiesta e dei sospetti. Nel novembre 2001 gli italiani Alfonso Caldarone e Carmelo Antonucci vennero arrestati, insieme con l'olandese Roland Verburgh, per aver ripulito denaro sporco in un Eurochange della capitale belga. Due operazioni per cambiare lire italiane in fiorini olandesi, per un importo che in valuta corrente è di 17 milioni di euro."
Alfonso Caldarone e Carmelo Antonucci sono gli stessi personaggi contro i quali la DDA di Campobasso, nel 2002, emise le ordinanze di custodia cautelare.
E anche nel caso dell'inchiesta Nasca-Timpano "le disposizioni partivano da Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, roccaforte della 'ndrina che fa capo alla famiglia Bellocco."
Di nuovo i Bellocco.
A questo punto il puzzle è completo: i proventi del traffico di cocaina realizzato dai Bellocco vengono riciclati da Caldarone e Antonucci investendo nel mercato immobiliare di Bruxelles.
E il Molise è una delle basi.
Questi i fatti.

Tratto da: megachip.info