Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni Barbacetto: L'arrocco della politica

Barbacetto: L'arrocco della politica

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di Gianni Barbacetto - 26 maggio 2009

Chi ha paura della commissione Antimafia? Quando, fra dieci o vent'anni, si racconterà la storia di questi strani tempi nella Milano che aspettava l'Expo, si dovrà spiegare che il Consiglio comunale nel 2009 votò all'unanimità la costituzione di una commissione Antimafia, poi la maggioranza ci ripensò, ne impedì il funzionamento e infine votò di nuovo, decretandone a maggioranza l'eutanasia.Questa commissione non s´ha da fare. Bocciata.
  

Perché bocciata? Perché non ha poteri, è inutile, spiega ilcentrodestra. L´ha detto anche il prefetto. Ci sono già i magistrati ele forze di polizia: è compito loro indagare sulla mafia. Eppure c´è unprecedente, anzi due: la commissione comunale Antimafia presieduta dalprofessor Carlo Smuraglia nel 1990 fece un ottimo lavoro; lacommissione sulla corruzione nel commercio presieduta dal professorNando Dalla Chiesa nel 1995 ebbe buoni risultati. Certo, magistratura epolizie fanno le indagini, mentre una commissione comunale non puòavere poteri giudiziari d´inchiesta. Ma anche l´amministrazionepubblica può (anzi deve) avere un ruolo nel contrasto alleinfiltrazioni mafiose: può monitorare le situazioni a rischio, puòaumentare la trasparenza nelle procedure, può alzare barriereamministrative alle infiltrazioni dell´illegalità. La sola presenza diuna palese, decisa e proclamata attività amministrativa antimafiadarebbe coraggio ai funzionari onesti che si oppongono a procedureillegali. I giudici arrivano a cose fatte, come il chirurgo che asportal´organo malato; la politica e l´amministrazione possono (e devono)arrivare prima, prevenendo l´estendersi della malattia.
Ma la maggioranza non l´ha capito, o non l´ha voluto. Forse teme chetroppo parlar di mafia infanghi l´immagine della città, che devemostrare solo il suo volto scintillante e tenere nascosto il suo latooscuro: oggi, dice il magistrato antimafia Vincenzo Macrì, «Milano èdiventata la capitale della ´ndrangheta». O forse la politica teme chel´Antimafia diventi un´arma politica, brandita da una parte control´altra. Il centrodestra a Palazzo Marino teme che il centrosinistraimpugni l´Antimafia come una clava contro la maggioranza? Peccato,perché le organizzazioni criminali cercano sempre rapporti con lapolitica, a destra o a sinistra non importa: l´illegalità ègenerosamente bipartisan. Non sempre lo è il contrasto all´illegalità.Eppure l´Antimafia non è né di destra né di sinistra. Certo, chi è algoverno ha più possibilità di essere assediato e infiltrato dagliuomini delle cosche. Ma proprio per questo sarebbe stato più bello epiù forte che Pdl e Lega e Udc avessero puntato con chiarezza sullacommissione Antimafia. Avrebbero tutelato non solo la città, ma anche iloro stessi partiti, avrebbero isolato preventivamente eventuali "melemarce" e avrebbero potuto dire ai cittadini: vedete? noi siamo dallaparte della legalità. Così finisce invece per prevalere una difesa aoltranza della politica, in nome dell´appartenenza, invece che in nomedella legalità condivisa. A questo punto tocca alla città: continui illavoro morto prima di cominciare, costituisca una commissioneAntimafia, non di parte, non strumentale, non contro i partiti, marealizzata con chi ci sta della politica e della pubblicaamministrazione, della cultura e dell´economia. Il meglio di Milano ègià pronto a impegnarsi.

Tratto da:
la Repubblica Edizione Milano