Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni Almendras: ''Io so'', il senso della denuncia - Pagina 3

Almendras: ''Io so'', il senso della denuncia - Pagina 3

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Almendras: ''Io so'', il senso della denuncia
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Questi sono tempi propizi, se lo vogliamo, per riuscire a far valere inostri diritti, per gioire del coraggio di fare una promessa. Unapromessa alla vita, al futuro. Una promessa che Saviano rinnova giornoper giorno nell'esprimere la sua libertà di pensiero, nel dare senso alsuo “Io so”, come denuncia, come mezzo, come ponte, come una svegliaper le coscienze e se si vuole, come coscienza stessa di una societàche nella maggior parte vive addormentata nella sua routine, nellamancanza di informazione e nell’indifferenza, una società che paga unprezzo molto alto per quell'abulia di fronte all'abuso di potere, perquel comodo mimetizzarsi con esso, goderlo, arruffianarselo per ilproprio interesse, perché tanto ci sono stati, ci sono e ci sarannoaltri che denunceranno al posto loro.
Uno di questi altri è stato ed è Roberto Saviano, il quale dopo“Gomorra” non si è messo a riposare e a godersi i suoi guadagni o ilsuo ego, al contrario si è sentito spinto ad approfondire i suoiprincipi, con lo stesso sentimento di nobiltà ammirevole che lo haispirato a recarsi alla tomba di Pasolini. Francamente,  moltidovrebbero visitare la tomba di Pier Paolo Pasolini per cercare unposto per riflettere, in modo di rendere più eterno quello scritto didenuncia, quell' “Io so”, deciso, fermo, legittimo, autentico, unico,che ci da la possibilità della parola, per capire che loro, i mafiosi,sono la negazione della vita.

Sono sicuro che il libro “Gomorra” è soltanto il primo anello di unacatena di denunce che sono in atto. Il suo “Io so” dinamico. Che battesecondo per secondo, un battito che si sente in Italia e fuori di essa.Un battito che ci parla di altre realtà.
Il Messico è una di queste.
Saviano, che sta elaborando un libro sul narcotraffico messicano,afferma senza giri di parole che in America Latina la popolazione nonsi rende conto di quello che può fare la mafia nella propria terra, inparticolare il narcotraffico: “pensano che la Colombia sia il centrodella questione, ma anche se la Colombia è importante per la cocainache si produce lì, adesso questo paese è passato in secondo piano, stadietro al Messico, che è la culla dei cartelli più famosi di questoperiodo”.
Attraverso una video conferenza, da un punto non precisato di Roma,Saviano ha detto che dal Messico “giunge la droga negli Stati Uniti ein Africa. Dall'Africa passa all'Europa e questo traffico è gestito daicartelli italiani”. Ma Saviano richiama l'attenzione anche sullanascita in Messico di una nuova generazione di borghesi criminali,persone che hanno studiato, non più “gente di strada” e considera chele autorità messicane abbiano agito troppo tardi e che nemmeno con lacollaborazione degli Stati Uniti sarà possibile risolvere questa sfida,se non diventerà una priorità internazionale allo stesso livello delterrorismo. Ha spiegato inoltre che “secondo l'Agenzia AntidrogheStatunitense (DEA) e le Nazioni Unite, ci sono prove che inarcotrafficanti hanno costruito in Messico e in Africa strutture piùgrandi e stabili di quelle delle istituzioni”.
In questo drammatico contesto il presidente messicano Felipe Calderònha inviato oltre 36.000 militari a combattere i cartelli messicani, aiquali si attribuiscono oltre 6.400 omicidi dal 2008, concentratisoprattutto lungo la frontiera con gli Stati Uniti. A partire da questasituazione Roberto Saviano - sul quotidiano La Repubblica - ha fattodei pronostici preoccupanti. Secondo il suo parere, i gruppi delittuosihanno la possibilità di acquisire più potere nell’ambito della crisieconomica che prevale attualmente “perchè dispongono della liquiditàche serve alle banche. Oggi, nelle banche di tutto il mondo, anche inquelle italiane, entrano per lo più capitali di origine illecita,soprattutto dal narcotraffico, che alla fine della crisi ipotecherannoil recupero economico”.
Saviano aggiunge che sono le mafie: “quelle che quando c’è crisi hannoi soldi e saranno loro a decidere a quali gruppi concedere dei crediti.Basta fare attenzione a un dato per capirlo: rispetto al passato, lebanche hanno denunciato una cifra molto bassa di movimenti sospetti.Perchè se prima i soldi puzzavano un po', adesso non hanno piú odore”.
Ma non solo il Messico è stato o è  terreno fertile per la mafiaitaliana; come in tempi passati, fuori dallo stivale italiano, inparticolare dalla Sicilia, dalla Calabria o da Napoli, il continentesudamericano è stato ed è lo scenario scelto dal crimine organizzato,per non parlare degli Stati Uniti.
L'autore di Gomorra afferma che “quando esplose la crisi economica inArgentina, nel 2001, tutte le mafie del mondo estesero le loro reti diaffari nella zona del Rio de la Plata. Tutti finirono in Argentina,persino i più deboli. Ad esempio, tra i napoletani, il clan deiFabrocino, che aprì sportelli bancari. Ance se la presenza della mafiaitaliana in Argentina risale a molti anni prima: i clan napoletanifurono coloro che vendettero armi all'Argentina durante la guerra delleMalvine”.
Il messaggio di Roberto Saviano riassume il messaggio dei tanti chehanno dedicato la loro vita alla causa antimafia, a diversi livelli. Laposizione franca e coraggiosa del giornalista supera tutte leaspettative di coloro che hanno il coraggio di denunciare e dicontribuire allo smantellamento delle organizzazioni mafiose dentro efuori dalle frontiere italiane, in una cassa di risonanza fertile comequella dei territori sudamericani.