Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni Almendras: ''Io so'', il senso della denuncia - Pagina 2

Almendras: ''Io so'', il senso della denuncia - Pagina 2

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Almendras: ''Io so'', il senso della denuncia
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Effettivamente Roberto Saviano ha perso la libertà. Vive praticamentein clandestinità, protetto notte e giorno da tre guardaspalle. Quandoha raggiunto il successo editoriale delle 100 mila copie vendute delsuo libro, da intercettazioni telefoniche tra boss napoletani è emersocon chiarezza che la sua vita era in pericolo,  perchè i capi mafiosidella Camorra lo avevano condannato a morte. A quel punto si decise diproteggerlo. Una protezione che è diventata però una specie diesecuzione, come se la mafia gli avesse riservato una realtà non menoamara della morte stessa, perchè  Saviano non ha più una vita libera,deve spostarsi sempre in macchina blindata e con ritmi opposti a quellidi un cittadino normale. In un'intervista concessa da Saviano allagiornalista Elisabetta Piquè, quest'ultima gli ha chiesto se in qualchemomento si era pentito di avere scritto Gomorra. La risposta di Savianoè stata diretta: “Si, mi sono pentito molte volte. Diciamo chepubblicamente mi viene da dire che lo rifarei cento  volte. Ma non èvero. Cioè, lo rifarei, ma chi si esprime così è lo scrittore, quandosono solo invece molte volte mi chiedo se ne è valsa la pena”.
La giornalista gli ha chiesto anche se avesse paura. Saviano è stato dinuovo molto franco: “Non ho paura perchè praticamente mi hanno giàucciso. Ho ancora molto da perdere, ovviamente, ma purtroppo mi hannogià tolto quello che volevano, la libertà. Una volta sono ritornato almio paese, Casal di Principe, dove mi aspettavo di trovareindifferenza. Ma non è stato così: quando sono passato la gente haabbassato le persiane, ha chiuso le finestre. Ci sono rimasto male.Quando sono rientrato nella macchina blindata, sempre con i mieiragazzi, loro hanno tradotto perfettamente la situazione con una frasenapoletana che dice “Ti abbiamo fatto la bara - riferendosi all'autoblindata -  senza bisogno di ucciderti”.
Da quando è nata la mafia, e da quando si è creato un sentimentoantimafioso, non sono stati pochi quelli, tra giudici, pubbliciministeri, carabinieri e perfino giornalisti, a cui “è stata fatta labara”, almeno in Italia. Ma questa nuova “modalità di sepoltura”,conseguente senza dubbio alla denuncia, la vive sulla propria carneRoberto Saviano, con autenticità, se si vuole, e con stoicismo.Stoicismo, che per coraggioso che sia, non è privo di timori,umanamente giustificati. Perché la paura è presente e ha vita propria,esercita il suo potere occulto, mitigato occasionalmente dallacoscienza, dalla vocazione alla giustizia e dall'audacia che hacaratterizzato un altro grande della comunicazione di valoriuniversali. Mi riferisco a Pier Paolo Pasolini, la cui personalità eopera di denuncia, attraverso l'arte cinematografica, ha avuto e hamolto in comune con Roberto Saviano. Entrambi sono legati al senso dilibertà, nonché alla capacità di trasmettere e affrontare ogni tipo dipotere, ogni tipo di demagogia, o di manifestazione  nociva allosviluppo del cittadino come entità libera.
Roberto Saviano ha apprezzato e compreso il Pasolini comunicatore, ilPasolini certamente stravagante ma innovatore e audace per quel tempo;il Pasolini persona integra che da sempre ha fatto e disfatto facendotremare molti con il suo “Io so”, il suo celebre scritto di denuncia,contro il potere e la malizia dei potenti del sistema, i mafiosiinclusi.
Roberto Saviano è andato a visitare la sua tomba nel cimitero della viaValvasone, a Casarsa, non per rendergli omaggio, non per festeggiarlo,ma semplicemente per cercare: “un posto dove fosse ancora possibileriflettere senza vergognarsi sulla possibilità di comunicare. Lapossibilità di scrivere riguardo i meccanismi di potere, al di là dellestorie, al di là dei  dettagli. Riflettere sul fatto se fosse ancorapossibile dire i nomi, uno per uno, indicare i volti, mettere a nudo icorpi del delitto e tradurli in elementi utili alle autorità. Se ancorafosse possibile inseguire le dinamiche del reale senza metafore, senzamediazioni, con la sola fiamma della scrittura”.  Queste sono state lesue parole riferite nel  libro “Gomorra”, il suo “Io so” di questitempi.
Tempi in cui occorre rinnovare il coraggio di dare il giustoriconoscimento a coloro che sono stati divorati dal male mafioso -  masoltanto fisicamente, non le loro idee, non la loro energia, non laloro essenza, non la loro opera -  esplosi in aria o crivellati daproiettili.