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Opinioni ''Lento, leggero e profondo'' lettera del Sig. Pietro Gatti

''Lento, leggero e profondo'' lettera del Sig. Pietro Gatti

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''Lento, leggero e profondo'' lettera del Sig. Pietro Gatti
La risposta di Giulietto Chiesa
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15 aprile 2009
Una discussione sul passo della politica e della comunicazione, la risposta a un lettore.
Caro Giulietto,
mi presento. Mi chiamo Pietro Gatti, sono di Parma.


Ero alla serata del Fuori Orario di mercoledi’ scorso.
Sono quel ragazzo che le propose di fare come il giornale CARTA per PandoraTV (o radio) e di avere un approccio, per fare un esempio, come radio 3, ossia leggero e profondo al contempo nell’ideazione e nella realizzazione delle trasmissioni e dei contenuti, per fare qualcosa di finalmente diverso da una tv colonizzatrice del pensiero. Aggiunsi che, se la crisi che abbiamo di fronte ha un impatto e una velocitа altissime, probabilmente dobbiamo pensare a risposte comunque dal basso, lente e profonde. Le ho promesso che le avrei scritto perche’ lei mi ha risposto dicendo qualcosa che, lungi dal volere essere polemico, mi sembra abbia frainteso le mie idee.
Lei mi replico’ che Carta vendeva poche migliaia di copie. E lei vuole fare una tv di massa, da un milione di ascoltatori. Il paragone e’ spiazzante, ma non e’ questo che le proponevo. Secondo me, l’ottima idea di CARTA e’ quella di fare parlare realtа’ che giа Resistono e che hanno molto da dire ma che necessitano di un organo che “faccia rete” come CARTA sa fare molto bene. Questa intuizione, la rete fra soggetti che fanno politica dal basso, per farli parlare tra loro e con gli altri, e’ ottima, faticosa ma necessaria e sarebbe un gran bene se esistesse un organo piu' potente di un settimanale per aiutare ancora meglio. Di piu’ le comunitа che in Calabria accolgono i rifugiati dei Paesi del Sud del mondo nei centri storici abbandonati, i GAS, i Comitati contro le grandiosamente dannose opere, possono avere quel contenuto da raccontare e quella “necessitа” del raccontare che li rende forse piu’ ideali dei comitati territoriali della tv che lei necessita di creare. Certo, qua rischio di confondere pero per pomo io: le due cose probabilmente hanno funzionalitа diverse, e allora possono coesistere, no? Anche perche’ di sedi locali di giornalisti e ideatori probabilmente e’ difficile fare a meno.
Io avevo scritto una lettera, tra l’altro, anche a Pierluigi Sullo, chiedendogli di parlare anche di Pandora.
Poi, continuando, le mi disse che, e’ vero, la tv e’ di sua natura prepotente ma che per questo bisogna democratizzarla. Fortunatamente penso che esistano giа programmi altri perche’ belli: che tempo che fa, report, racconti di vita, mediterraneo (sono le sole cose che ora ho il tempo e la voglia di vedere). Come vede io potrei essere, come diceva Gaber, un comunista perche’ guarda solo rai3. Non e’ detto che l’intrattenimento sia per sua natura brutto e vada sostituito sempre con grande informazione. Anche perche’ si sarebbe tutti degli studiosi altrimenti e non ne hanno in molti la voglia.
Infine, la mia proposta di “lento, profondo e dolce (ossia dal basso)” parte dal pensiero che sia questo il ritmo “geologico” di cui siamo parte, e se vogliamo Agire con benessere per resistere, facciamolo come solo possiamo. Mille auguri
Pietro




Caro Pietro,
ci sono molte cose cui rispondere. E, in un dibattito non si puo’ approfondire tutto. Nemmeno in una lettera. Ma le questioni che sollevi sono tutte importanti, quindi ci provo.
Si’, ribadisco che nell’epoca della grande fabbrica dei sogni e delle menzogne, ovvero nella “societa’ dello spettacolo”, se non vieni trasmesso non esisti.
Bisogna essere realisti e concreti: questa e’ la realta’, nuda e cruda. Non averlo capito e’ stata una delle tragedie della sinistra. L’esperienza di Carta e’ preziosa, ma manca totalmente di questa consapevolezza. Questo vale per tutte le esperienze analoghe, tentate in questi anni in Italia e altrove. Sono miriadi, molto simili a involontarie monadi. Ciascuna separata dalle altre, incapaci di fare massa critica. Infatti non l’hanno fatta, questa massa critica. Guarda l’esempio del movimento per la pace, che fu potente, per un attimo, e poi fu demolito dalla propria insipienza e da quella dei suoi leader, tutti grandi predicatori, ciascuno per conto proprio. Tutti incapaci di vedere la potenza di fuoco dell’avversario e di cercare di farvi fronte. Molti convinti che l’avvento di Internet avrebbe ammazzato il mainstream e avrebbe liberato automaticamente la pluralita’ di voci. Tutte sciocchezze, naturalmente, come la realta’ (non Giulietto Chiesa) sta mostrando. Imparare dal nemico e’ arte elementare se si vuol vincere. Invece noi abbiamo pensato di essere piu’ furbi del nemico e, mentre lui vinceva, andavamo per farfalle. Torniamo a Carta. Tu dici che fa rete. Io dico che cerca di fare rete in una nicchia, dalla quale non uscira’ perche’ non puo’ uscirne. Per le ragioni di cui sopra. Ci parliamo tra di noi. I milioni restano estranei, per noi irraggiungibili. Ma raggiungibili e raggiunti, infatti, dal nemico, che ne fa cio’ che vuole.
Il campo di battaglia era ed e’ il sistema della comunicazione. Qui si vince o si perde. E qui abbiamo perduto perche’ eravamo da un’altra parte a combattere. Alzi eravamo a combattere nelle mille nicchie in cui ci siamo rinchiusi.
Io provo da anni, attraverso Megachip, a diffondere queste idee. Che la sinistra (e quelli di Carta inclusi) considera eretiche. Quelli di Carta sono gli stessi che consideravano ottime le comparsate di Bertinotti da Bruno Vespa. E che, a piu’ riprese, non solo sono stati ostili teoreticamente alle mie sollecitazioni, ma praticamente hanno esercitato il loro piccolo sistema censorio negando a Megachip il ruolo di interlocutore. Piu’ volte.
Dici che hai scritto una lettera a Pierluigi Sullo, chiedendogli di parlare di Pandora. L’hanno fatto? Niente, silenzio. Nemmeno per criticare, per polemizzare. Eppure la nostra cura iniziale, nel momento in cui avviammo l’idea, fu di avvertire tutti delle nostre intenzioni, sollecitando anche critiche, chiedendo suggerimenti o proposte di modifiche. Abbiamo inviato centinaia di mail ai siti di quella che tu chiami Rete. Ma rare risposte sono venute, e poi sono sparite. Questo e’ fare rete? Questo e’ il piu’ stupido dei suicidi collettivi.
Il mainstream e’ dominato da Berlusconi e dalle grandi corporations. Abbiamo studiato come funziona? Molti studi, ma pochissima organizzazione politica.
Tu dici che ci sono alcuni buoni momenti nella tv generalista, ed e’ vero. Ma sono grida, che non spezzano il “rumore di fondo”, che sono gli altri, i potenti, a determinare. Squilli di tromba che subito si spengono e che vengono dimenticati anche dai pochi che li hanno potuti ascoltare. Ti sei mai chiesto perche’ dopo ogni trasmissione di Report non succede niente? Eppure le denunce sono potenti, tremende, documentate. Non succede niente perche’ Report e’, al tempo stesso, una nicchia e un alibi. La vedono in molti, ma sono i molti che non contano. E serve per far dire ai potenti che sono molto ‘democratici”. Vedi come siamo pluralisti? Anche la Gabanelli puo’ parlare, perfino in prima serata. Anche Santoro, idem. Anzi Santoro ha il compito di dimostrare al grande pubblico berlusconiano che la sinistra e’ faziosa e intollerante. Cosi’, ad ogni girone, la vite potra’ essere stretta un po’ di piu’.
E nessuno – tra i pochi che l’hanno capito c’e’ solo Freccero – che si sia reso conto che l’informazione e’ un tre di picche rispetto alla potenza dell’intrattenimento e della pubblicita’. Noi facevamo contro-informazione e loro se ne sono sempre fregati altamente. Perche’ su quel 10% scarso su cui noi agivamo, loro facevano un conto relativo, ben sapendo che sul restante 90% dei palinsesti non c’era gara, essendo gli unici a occuparlo. Noi non abbiamo mai pensato a un contro-intrattenimento, a una contro-reclame. Noi non c’eravamo quando maneggiavano i cervelli dei milioni inconsapevoli come fossero plastilina.
Ovvio che Pandora dovrebbe fare anche intrattenimento. Dovrebbe fare mille cose che non potra’ fare se non raccogliera’ denaro a sufficienza. Ovvio che ci vorra’ del tempo per intaccare le granitiche fortezze del vincitore.
Anche a me piace il procedere lento, profondo e dolce. Il grande scrittore Herzen ammoniva i socialdemocratici rivoluzionari, poi divenuti bolshevichi, a “procedere con il passo dell’uomo”. E’ anche ma mia filosofia. Sfortunatamente l’uomo ha creato una crisi che procede con il passo della Natura offesa, non con quello dell’uomo. Per cui abbiamo poco tempo. Non sappiamo nemmeno quanto ne abbiamo. Per cui dobbiamo tenere conto anche dell’eventualita’ che si debba correre. Se non altro per salvarci la pelle, per sopravvivere.
Buona fortuna
Giulietto