Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Opinioni Postfazione a Zero - Pagina 6

Postfazione a Zero - Pagina 6

Indice
Postfazione a Zero
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Tutte le pagine

La terza scelta, fondamentale, fu di non cadere nell’errore in cui erano già caduti molti di coloro che, sul web, avevano ingaggiato la battaglia per la verità. E cioè di evitare di tentare una “dimostrazione” completa, definitiva e inequivocabile dell’andamento degli eventi reali. Appariva infatti evidente, fin da subito, che l'impresa di una ricostruzione meticolosa dei fatti, delle loro premesse, sarebbe stata al di fuori della nostra portata, così come delle possibilità di una qualunque équipe di ricercatori  privati e volontari, per quanto esperti, qualificati e decisi ad andare fino in fondo,  come era quella che noi potevamo mettere in campo. La maestosa imponenza dell'evento che ci apprestavamo a scandagliare non lasciava dubbi sulla complessità dello scandaglio. Ogni singolo componente, ogni istante di quella giornata memorabile e tragica, non appena si cercasse  di guardarvi dentro, mostrava una voragine di interrogativi, per rispondere ai quali si sarebbe dovuto disporre di poteri d'indagine simili a quelli di uno stato e dei suoi organi inquirenti. Si sarebbe dovuto disporre di più mezzi, inclusi quelli finanziari, di quanti non fossero stati a disposizione della stessa Commissione ufficiale d'inchiesta. Insomma non era in quella direzione che si poteva andare. Del resto era bastato leggere le parole di un esperto con un passato professionale e politico di tutto rispetto per capire che sarebbe stato impossibile arrivare a conclusioni certe e inequivocabili sulla sequenza dei fatti e dei protagonisti, con i mezzi a nostra disposizione. E che il rischio di imboccare quella strada sarebbe stato di finire dentro qualcuna delle trappole che gli organizzatori del terrorismo di stato lasciano dietro di sé mentre cancellano le tracce del loro operato.  L’ex ministro tedesco Andreas Von Bulow aveva già tracciato la sentenza finale su questo punto, quando aveva scritto :«(…) Posso affermare questo: la progettazione dell’attacco è stato un capolavoro dal punto di vista tecnico e organizzativo. Dirottare quattro grossi aerei di linea in pochi minuti e lanciarli sui bersagli entro un’ora con complicate manovre di pilotaggio! Questo è impensabile, senza l’appoggio, e per anni, di apparati segreti dello Stato e dell’industria». 1 Pensare di giocare ad armi pari una partita di queste dimensioni e con tali avversari era impresa suicida. Bisognava evitarla con la massima cura. Tanto più  - ci dicemmo dopo avere soppesato tutte le varianti - che non era necessario farlo per ottenere il risultato che ci proponevamo: quello di verificare  il livello di consistenza della versione ufficiale.  In realtà non partivamo da zero. Prima di noi, insieme a noi, in parallelo con noi, centinaia di persone, in gran parte di nazionalità americana, avevano già fatto molta ricerca, avevano raccolto materiali, avevano tratto conclusioni parziali. Non tutto era oro colato, ma molte cose preziose erano già state  scoperte. I dubbi che ciascuno di noi nutriva sulla versione ufficiale erano già stati dilatati dalle numerose ricostruzioni e dai dettagli che erano emersi . Il web era, sotto questo profilo, una riserva pressochè inesauribile di pezzi del mosaico che avremmo dovuto comporre. Si trattava dunque di selezionare con cura i materiali, di andare alla ricerca dei testimoni (di quelli ascoltati e di quelli mai ascoltati) per verificare direttamente e senza intermediazioni le loro deposizioni, di cercarne di nuovi. Si trattava di effettuare una serie di verifiche delle versioni note, alternative a quella ufficiale, e di scartare tutto quello che poteva essere considerato dubbio. Si trattava di consultare esperti e specialisti, integrando, completando e correggendo l'opera di chi ci aveva preceduto.  L'oggetto della ricerca sarebbe stato, molto più semplicemente, quello di verificare se, dove, come i responsabili avevano mentito. Sospettavamo, fortemente, che avessero mentito. Se fossimo giunti alla conclusione, dimostrabile, che era effettivamente così, avremmo raggiunto l'obiettivo. Fatto questo primo passo, fondamentale, di dimostrare che la versione ufficiale era un falso, avremmo aperto la strada alla seconda domanda: “perché ci hanno raccontato il falso?”. Una domanda inesorabile, che tutti si sarebbero posta, che non sarebbe stato possibile eludere.  E, ad essa, avremmo aggiunto una richiesta: riaprire l'inchiesta. Negli Stati Uniti in primo luogo, associandoci alle richieste di decine di comitati e organizzazioni americane. E, se negli Stati Unti fosse stato impossibile ottenerlo, avremmo chiesto la costituzione di una commissione internazionale indipendente, composta di personalità autorevoli della cultura, della politica e della scienza, per riesaminare l'intera questione da un punto di vista che non potesse essere preventivamente irriso, svalutato, sepolto nel silenzio.