Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Opinioni Postfazione a Zero - Pagina 2

Postfazione a Zero - Pagina 2

Indice
Postfazione a Zero
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Tutte le pagine

In che è consistito, dunque l’esperimento? Nel verificare se, e fino a che punto, sarebbe stato possibile rompere il muro del silenzio contro cui – nelle condizioni della “grande fabbrica dei sogni e della menzogna” (GFSM) – si infrange ogni verità.
Di queste verità frantumate dal silenzio la più grande, immensa, tremenda, è stata quella dell’11 settembre. Che mi apparve subito, fin dai primi momenti successivi alla tragedia, come il frutto di una sapiente “organizzazione mediatica”. E che nei mesi e negli anni successivi, con il silenzio e la censura esercitata dai media e sui media, si è confermato come il paradigma dei tempi moderni proprio in quanto momento di massimo dispiegamento della potenza di fuoco del controllo mediatico.
Quel giorno, letteralmente “sotto i nostri occhi”, perché così “doveva” essere, la storia del pianeta è stata deviata da un micidiale “clinamen”,  e la deviazione è stata resa possibile dal controllo mediatico integrale. Non fosse esistita la televisione non sarebbe esistito l'11 settembre. Dunque si trattava di prendere il toro per le corna, di cominciare proprio dall'11 settembre per verificare se il macigno che ostruisce l'uscita dell'Uomo dalla grotta platonica, verso la verità che produce le ombre, è ancora possibile.
Il risultato di questo esperimento è stato, a mio avviso, importante. La risposta è che la GFSM non solo non è invincibile ma è, al contrario, assai vulnerabile. Per essere più precisi: la sua invulnerabilità apparente è stata fino ad ora l’effetto della assenza totale di ogni contrasto al suo dominio. Gli oggetti - gl'individui consumatori compulsivi  - di quel dominio erano e sono senza strumenti di difesa, atomizzati, soli. I soggetti operativi del dominio, convinti, complici, comprati, coatti, a loro volta incapaci di comprendere il meccanismo, vi lavorano dentro espletando funzioni di servizio e creative che conducono quasi tutte (le eccezioni sono presenti ma quasi invisibili) a una censura, a una menzogna, alla deformazione, al silenzio attorno alle cose essenziali . Lasciati “liberi” di agire senza alcuna pressione proveniente dagli oggetti del dominio, dai consumatori del messaggio, gli stessi ufficiali del dominio (in prima fila i giornalisti, i pubblicitari, i conduttori di spettacoli, gli ideatori dei format e così via) hanno finito per credere alla propria invulnerabilità, impermeabilità, impunità e a quella del sistema che servono e da cui sono protetti e stipendiati.
E’ accaduto così che, trovandosi improvvisamente esposti a una pressione dal basso, essi abbiano cominciato a reagire scompostamente, convulsamente, irosamente. Hanno perduto il controllo, hanno inveito, mostrando paura e sconcerto. Soprattutto non hanno potuto nascondere la loro incompetenza, la loro incapacità a verificare le loro fonti, mentre appariva sempre più evidente che le loro fonti erano tutte inquinate.