Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni A 2506 chilometri dal giornalismo-liquame

A 2506 chilometri dal giornalismo-liquame

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1 aprile 2009

Un articolo de «l’Unità» sulla candidatura di Giulietto Chiesa e la risposta dell’europarlamentare.
 

 


Addio Italia, Giulietto Chiesa si candida in Lettonia
di Francesco Costa

Duemilacinquecentosei chilometri separano Roma da Riga, capitale della Lettonia. Chissà quante volte nei prossimi mesi Giulietto Chiesa dovrà percorrere questa distanza, alla luce del suo annuncio odierno: a fronte dell'assenza di «liste politiche nelle quali potrei candidarmi senza contraddire le mie posizioni», Giulietto Chiesa ha infatti deciso di candidarsi alla rielezione al parlamento europeo nelle liste del partito lettone PCTVL (Par cilvēka tiesÄ«bām vienotā Latvijā, cioè Per i diritti umani in una Lettonia unita). I maligni sostengono che nessuno lo abbia mai cercato per offrirgli una ricandidatura, tanto meno l'Italia dei valori, dato il feroce contenzioso legale intrapreso col partito di Di Pietro all'indomani delle ultime europee per una questione di rimborsi elettorali. Chiesa però è perentorio: impossibile candidarsi nelle liste italiane senza «avallare forme e modi con cui esse sono state concepite, e anche attenuare o stemperare la dura critica politica nei confronti dei comportamenti e delle scelte di tutti i partiti del centro sinistra e della sinistra in questi ultimi anni».
Candidato nel 2004 nelle liste dell'Italia dei valori ed eletto in Parlamento europeo grazie alla rinuncia di Achille Occhetto, autore di diversi libri sulla storia russa e corrispondente da Mosca per varie testate nazionali negli anni Ottanta e Novanta – tra cui l'Unità – Giulietto Chiesa ha deciso quindi di candidarsi in Lettonia, nelle liste di un partito espressione della minoranza russa del paese ex-sovietico: molto vicino alle posizioni di Mosca, il PCTVL chiede l'uscita della Lettonia dalla Nato ed è guidato da Tatjana Arkadevna Ždanoka, già funzionaria del partito comunista sovietico e membro del soviet di Riga durante la guerra fredda.
Viscerale oppositore delle politiche americane (comunque queste siano cambiate nel corso dei decenni), immutabilmente affetto da nostalgie sovietiche, Giulietto Chiesa negli ultimi anni ha goduto di qualche notorietà per il documentario Zero sul presunto complotto statunitense in occasione degli attentati al World Trade Center, da lui scritto e promosso, e per il fugace passaggio alla direzione del settimanale Left-Avvenimenti, dalla quale fu rimosso dopo un solo numero. «Reagiremo in sede legale, ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente», scrisse all'epoca. L'editore Luca Bonaccorsi gli rispose in un'intervista: «Che razza di sinistra? Quella annunciata nel piano editoriale: non-violenta, laica, pluralista, obiettiva, attenta alla libertà delle donne, attenta alle esigenze oltre che ai bisogni, all’ambiente, alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo. Questa sinistra ha incontrato il niet di Chiesa. Ma lo saprà cosa è un modello di sviluppo o lui pensa ancora al piano quinquennale?». Tre anni dopo, Giulietto Chiesa si candida alle europee in uno dei paesi che li vide all'opera, i piani quinquennali, nelle file di un partito che non fa mistero di rimpiangerli. Tutto si può dire, tranne che non sia coerente.
31 marzo 2009

La risposta di Giulietto Chiesa
L'autore dell'articolo è un discreto esempio del giornalismo fazioso che impera in Italia. Non lo assumerei se avessi un giornale. Non perché mi attacca. Perché non si informa. E, non essendo informato, disinforma. Mettere insieme tante scemenze in un solo pezzo di poche righe è impresa ardua, ma lui c’è riuscito.
Per esempio non “i maligni”  ma la realtà dice che non ho ricevuto proposte di candidatura in Italia. Mi avesse telefonato, glielo avrei detto io, evitandogli la ricerca dei “maligni”.
Infatti, come ho spiegato nella mia dichiarazione, mi stavo accingendo a non essere candidato.
Non è obbligatorio ricandidarsi e trovo la cosa normale.
Poi c'è stata la proposta della collega parlamentare europea Tatjana Zhdanoka. Che mi è parsa bella e utile, anche se non significa affatto essere eletto. 
All'Unità dà fastidio. Peggio per loro. Ma se a loro dà fastidio presumo che sia giusta.
Poi viene la serie delle falsificazioni, da parte di un giornalista che non sa fare il suo mestiere. Giornalista bugiardo e incolto. Lo dico con ampia facoltà di prova, sfidandolo a citare una sola riga dei miei scritti che esprima “nostalgie sovietiche”.  Dire che il partito in cui mi candido “non fa mistero” di “rimpiangere” i piani quinquennale la prova numero due che l'autore dell'articolo è un pasticcione che non conosce il mestiere. Lo sfido, con ampia facoltà di prova, a dimostrare l'affermazione. Non ha letto il programma del partito, non sa niente e scrive di cose che non sa.
Infine la perla: per parlare male di me usa le dichiarazioni di quel tal Bonaccorsi che licenziò me e Adalberto Minucci perché volevamo semplicemente fare il nostro mestiere e rifiutavamo l'imposizione della rubrica del guru della sinistra bertinottiana. Anche il Bonaccorsi aveva la mania dei piani quinquennali. Dio li fa e poi li accoppia, dice il proverbio.
Dopo Left voleva comprarsi anche Liberazione. Magari anche l'Unità? 
Ma col giornalismo cosa ha a che fare tutto questo? Naturalmente niente. Liquame. Lontano 2506 chilometri: l'unica cosa accertata in tutto l'articolo.

G.C.