Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Opinioni 'Ndrangheta, affari da 40 miliardi all'anno - Pagina 2

'Ndrangheta, affari da 40 miliardi all'anno - Pagina 2

Indice
'Ndrangheta, affari da 40 miliardi all'anno
Pagina 2
Tutte le pagine

Tanto denaro facile non rappresenta un miraggio per molti giovani? Lo stesso Strangio ha solo 30 anni…
«I soldi, quelli veri, restano nelle mani dei boss, meno del 10% della popolazione ndranghetista. Gli altri nasceranno garzoni e moriranno garzoni. Mi spiego: statisticamente, va in carcere soprattutto l’esecutore materiale di un crimine. Prendiamo un ragazzo della ionica che sale a Milano con 5-10 chili di coca per volta. Al settimo-ottavo viaggio verrà beccato e mediamente condannato a 10 anni. La sua gioventù la trascorrerà in galera e spesso non potrà pentirsi perché dovrebbe denunciare 200 parenti e conoscenti. All’inizio i legali gli verranno offerti dal capofamiglia, per controllare che nei primi momenti di debolezza psicologica il giovane non ceda alla tentazione di collaborare. Poi nemmeno quello: così sbatterà la testa al muro pensando alla sua gioventù bruciata in galera e comprenderà che quel facile guadagno svanirà pagando gli avvocati. Spesso avrà ha una moglie di 24-26 anni e dei bambini, perché in quella cultura ci si sposa giovanissimi. Lei si sentirà umiliata, perché resterà sola e dovrà essere mantenuta dalla cosca. Ci sono centinaia di "vedove bianche" della ’ndrangheta, che vanno in depressione e finiscono sotto cura, perché costrette giovanissime a crescere i figli da sole, in casa, senza un marito al fianco. C’è un paesino in Calabria dove si registra il più alto consumo italiano di psicofarmaci».

In molti pensano che la strage di Duisburg si sia rivelata un boomerang per le ’ndrine.
«Le indagini successive, i sequestri di beni e le catture di latitanti dimostrano che la mattanza di Duisburg è stato un errore, per coloro che la idearono, perché ha costretto le polizie di mezza Europa a interessarsi della ’ndrangheta. Da allora, le cosche hanno avuto difficoltà a riciclare i proventi della droga. Per questo, la pax è stata imposta dopo pochi mesi dai capi famiglia. Peraltro la ndrangheta, ancorché agguerrita, resta una minoranza in Calabria. E noi uomini delle istituzioni dovremmo fare meglio il nostro dovere: dal punto di vista giudiziario, ad esempio, sono 15 anni che non vedo modifiche normative proporzionate alla pericolosità della realtà criminale».

Cosa servirebbe?
«Se alle condanne seguissero pene certe e severe, intanto sarebbe un primo passo. Essere capomafia di un paese oggi significa controllare il battito cardiaco, il respiro di un paese. Come si fa a far uscire dal carcere un boss condannato per l’articolo 416 bis, dopo cinque o sei anni? Dovrebbe starci vent’anni…».

E l’irrigidimento del regime di detenzione?
«Ad esser sincero, mi pare quasi uno slogan pubblicitario, perché su circa 60mila detenuti, 800-900 persone hanno un regime carcerario ex 41 bis. Si potrebbe parlare ad esempio di campi di lavoro, di colonie agricole: far lavorare queste persone, se vogliono mangiare».

Tratto da: avvenire.it