Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni 'Ndrangheta, affari da 40 miliardi all'anno

'Ndrangheta, affari da 40 miliardi all'anno

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'Ndrangheta, affari da 40 miliardi all'anno
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di Vincenzo R. Spagnolo - 16 marzo 2009
La montagna di denaro sequestrata nel rifugio di Giovanni Strangio? Una goccia del mare di denaro che la ’ndrangheta è capace di accumulare col narcotraffico. Parola di Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

«La ndrangheta - racconta - si è modernizzata già a metà degli anni Settanta, quando gli allora quarantenni iniziarono a scalpitare contro patriarchi delle ’ndrine come Antonio Macrì e Mico Tripodo: non possiamo più andare avanti, dicevano, accontentandoci dell’abigeato o del trasporto di inerti, dobbiamo entrare nel mondo degli affari veri, nella pubblica amministrazione». Quei patriarchi furono uccisi, vinsero i quarantenni e istituirono il grado della "Santa", con doppia affiliazione, alla ’ndrangheta e alla massoneria deviata. Entrarono in contatto coi quadri della pubblica amministrazione, medici, ingegneri, avvocati, sedendosi al tavolo delle gare d’appalto. Qualche anno dopo, coi miliardi dei sequestri di persona e del pizzo, la ’ndrangheta ebbe enormi liquidità da investire nel narcotraffico, approfittando delle "colonie" di emigranti meridionali in mezzo mondo, dove furono creati cloni dei "locali" presenti in Calabria. Quando ci fu il passaggio dal consumo di eroina a quello di cocaina, i boss fecero valere il fatto di trovarsi già in Sud America, allacciando rapporti diretti coi Narcos, strappando prezzi bassi e "imbiancando" letteralmente l’Europa.

 Alcuni enti di ricerca stimano un fatturato di oltre 40 miliardi di euro e 5mila affiliati. Stime reali?
«Gli affiliati sono almeno 6-7mila. E non esiste al mondo affare più redditizio del narcotraffico: un kg di coca viene pagato in Colombia 1.200 euro. I grossisti lo rivendono a 40mila euro. Poi viene tagliato e se ne ricavano 4 kg e mezzo (23-24% di stupefacente), rivenduti a 50-70 euro al grammo. Neppure le speculazioni in Borsa, nell’era del boom, rendevano tanto…».

Qual è la destinazione di quel denaro? In Calabria non sembra ne circoli molto…
«In Calabria restano le briciole, qualche supermercato, qualche palazzo. I boss hanno una regola: non ostentare, abitando magari in case non intonacate all’esterno, che però dentro ospitano pezzi d’antiquariato o pavimenti di onice. Diverso è l’atteggiamento all’estero: la ndrangheta è l’unica organizzazione mafiosa presente in tutti i cinque continenti. Dall’Italia si è radicata in Europa, nel Nord e Sud America, in Australia, in Africa, perfino in Asia. Ha tanto denaro che il costo degli immobili cresce se sono le cosche a comprare: i boss, o i loro prestanome, non hanno il problema di dover discutere sul prezzo, ma solo quello di giustificare la ricchezza. Quando tanto denaro entra nel circuito legale, fa saltare le regole della concorrenza: un imprenditore normale chiede i soldi in banca con interessi salati, un imprenditore ’ndranghetista no. E può vendere lo stessi prodotto meno caro, perché non deve pagare la mazzetta».