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Opinioni Tutti si scandalizzano per la lentezza dei processi

Tutti si scandalizzano per la lentezza dei processi

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Tutti si scandalizzano per la lentezza dei processi
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di Bruno Tinti - 7 marzo 2009
Qui di seguito vi propongo una situazione tipo e vi invito a riflettere: è proprio vero che la rapidità del processo è ciò che dobbiamo desiderare più di ogni altra cosa?
Indagine per dichiarazione infedele: l’imputato, Giuseppe Casinista ...


... è un commerciante che opera come ditta individuale, si è beccato una verifica della Guardia di Finanza che prende in esame gli ultimi 3 anni, il 2005, 2006 e 2007.
Il criterio è semplice: la sua contabilità riporta in media ogni anno costi per 175.000 euro e ricavi per 250.000 euro; la sua dichiarazione presenta un reddito imponibile di 75.000 euro all’anno. La Guardia di Finanza esamina gli estratti conto dei suoi rapporti bancari e trova che vi sono accrediti per 500.000 euro per ogni anno. Gli chiede di giustificare i 250.000 euro all’anno non annotati in contabilità. Il commerciante farfuglia quello che può, cerca affannosamente documenti e ricevute ma trova poco; la contabilità gliela teneva la moglie, che è morta due anni fa; e poi la figlia, una diciottenne che ha appena finito la scuola; lui ha sempre solo badato agli acquisti e alle vendite.

La Guardia di Finanza manda il tutto all’Agenzia delle Entrate recuperando a tassazione circa 350.000 euro all’anno; eh, si, perché si calcolano anche gli addebiti in conto, oltre che gli accrediti: così dice la legge. Inoltre, siccome c’è un’evasione d’imposta superiore a 60.000 euro per anno, lo denuncia alla Procura della Repubblica.
Il processo sembra bello che fatto, i conti tornano (anzi non tornano ma proprio per questo c’è la prova dell’evasione di imposta).

Si interroga Giuseppe che, con molta difficoltà (è uno che capisce niente di tutto quello che non riguarda il suo mestiere) racconta che lui risparmiava soldi da tutta la vita e che a un certo punto (non si ricorda quando, forse nel 2000) ne aveva prestati un po’ (non si ricorda quanti, forse 200.000 euro) a una sorella di sua moglie, Giovanna Sicheso, che doveva comprarsi una casa. Poi questa, pian piano, glieli aveva restituiti, qualche volta con assegni, qualche volta con bonifici bancari, qualche volta in contanti.
Poi spiega anche che anni prima (quando?, mah, forse nel 2001) aveva comprato una casa al mare (200.000 euro) e poi l’aveva rivenduta nel 2007 guadagnandoci, anche un pochino, per 250.000 euro. Si, ma l’atto notarile? E gli assegni? Eh, prima ci pensava sempre la moglie, poi …; forse è rimasto tutto nella casa al mare, magari quello che l’ha comprata potrebbe non aver buttato tutto via. Come si chiama? Mah, mi pare Alberto Marinaio.
Poi c’è un altro problema: lui ha sempre fatto un po’ di pasticci con i conti correnti, certe volte andava in rosso e allora, per coprire, faceva i giri conto, spostava soldi da un conto all’altro. Poi dire quando e come …
Insomma un casino.
Certo potevano essere tutte balle, di solito lo sono. Però …