Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni Caso De Magistris: vogliono uccidere Mani Pulite 2 - Pagina 3

Caso De Magistris: vogliono uccidere Mani Pulite 2 - Pagina 3

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Caso De Magistris: vogliono uccidere Mani Pulite 2
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In ogni caso De Magistris viene perseguitato, o perseguito – a seconda dei gusti – da ispezioni ministeriali continue che partono dal Governo di centrodestra con il Ministro Castelli, proseguono con il Governo di centrosinistra di Mastella, con Mastella al Ministero e poi si arriva al procedimento per trasferirlo d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale e quindi il trasferimento a Napoli da Catanzaro, con il divieto di fare il Pubblico Ministero, ma con l’obbligo di passare alla giudicante, perché appunto non è capace a fare il PM e quindi deve fare il giudice ed è incompatibile con Catanzaro ma non con Napoli. Ora, se fosse un incapace lo dovrebbero cacciare dalla Magistratura, non cambiargli la funzione e cambiargli la sede, perché se uno è incapace a Catanzaro è incapace anche a Napoli. In ogni caso lo stesso problema si pone per la Forleo che è stata dipinta praticamente come una psicopatica ed è stata dichiarata incompatibile con Milano, ma se fosse psicopatica anche lei dovrebbe essere buttata fuori dalla Magistratura, perché se uno è psicopatico a Milano, è psicopatico anche a Cremona, dove è stata destinata. In realtà se uno legge i due procedimenti si rende conto che De Magistris non è affatto un incapace e la Forleo non è affatto una psicopatica, bisognava trovare il modo di liberarsi di loro, laddove stavano facendo tra virgolette danni a quel fronte trasversale che era protagonista delle inchieste che essi seguivano, caso UNIPOL, scalate bancarie, AntonVeneta e RCS per la Forleo e le tre indagini di De Magistris in Calabria dove gli indagati erano un bel fronte trasversale che andava da destra a sinistra e che andava a toccare anche non solo la politica ma anche malaffari trasversali e massonerie varie più o meno occulte e uomini degli apparati, delle forze dell’ordine, dei servizi di sicurezza e anche della Magistratura.
De Magistris, ancor prima di essere trasferito, quando comincia a finire nel mirino di colleghi, ispettori ministeriali, interrogazioni parlamentari e tutto quanto, si rivolge alla Procura competente per valutare i reati di Catanzaro, dei magistrati di Catanzaro e cioè Salerno e fa le sue denunce. Nel frattempo a Salerno si sviluppa un pellegrinaggio incessante di suoi superiori e di suoi indagati che a loro volta denunciano De Magistris accusandolo di ogni sorta di nefandezze, irregolarità, abuso di potere, eccetera. I magistrati di Salerno dunque non si occupano di Catanzaro per loro sfizio, si occupano di Catanzaro perché ufficialmente investiti da denunce di magistrati e altre persone di Catanzaro e quindi, doverosamente, non potendo ignorare le denunce perché in Italia c’è l’obbligatorietà della /sede/ penale e fanno le indagini su entrambi i fronti. Le denunce di De Magistris contro gli altri e la denuncia degli altri contro De Magistris.
E dopo mesi di indagini arrivano alla conclusione che De Magistris si è comportato bene, è stato corretto, non ha commesso alcun tipo di reato o di illegalità, ha fatto bene a iscrivere Mastella nel registro degli indagati e anche era doveroso, scrivono i magistrati, che lo facesse e così vengono archiviate tutte le denunce che vengono presentate contro De Magistris, mentre invece si scopre che le denunce di De Magistris hanno un fondamento e con una mole enorme di riscontri oggettivi viene scritto il decreto di perquisizione e di sequestro probatorio della Procura della Repubblica di Salerno per andare a prendere quelle famose carte a Catanzaro.
Immediatamente ovviamente la casta, o forse è meglio dire la cosca, si chiude a riccio e reagisce alla sua maniera, si comincia a seminare polveroni e a dire che c’è una guerra fra Procure, che c’è un crociato conflitto che va sanato. Perché? Perché la Procura di Catanzaro, invece di sottoporsi agli accertamenti previsti dalla legge che fa competente Salerno, si mette a strillare nella persona del Procuratore Generale Iannelli che definisce addirittura atti eversivi le perquisizioni, i sequestri fatti dai colleghi competenti su di lui, e Iannelli è indagato ovviamente per /varie/ ipotesi di reato e va in televisione a ufficializzare questo atto di insubordinazione alla giustizia e non trova di meglio che rispondere, l’autorità giudiziaria di Catanzaro, indagando per interruzione di pubblico servizio e altri reati i suoi indagatori, cioè i magistrati di Salerno che stanno compiendo gli accertamenti.
Purtroppo, mentre Salerno può e deve indagare i magistrati di Catanzaro, i magistrati di Catanzaro non possono indagare i magistrati di Salerno, sia perché la competenza sugli eventuali reati commessi dai giudici di Salerno non è di Catanzaro ma è di Napoli, e quindi se uno ritiene a Catanzaro che siano stati commessi reati da magistrati di Salerno presenta un esposto contro di loro alla Procura di Napoli affinché la Procura di Napoli faccia il suo dovere. Se poi si ritiene che i reati dei magistrati di Salerno siano stati commessi a Catanzaro e quindi siano di competenza della Procura di Catanzaro, tutto può succedere, tranne che gli indagati, i magistrati indagati a Catanzaro indaghino a loro volta sui magistrati che indagano su di loro, perché è evidente quando uno è parte in causa, competenza o non competenza, comunque l’obbligo è di astenersi dall’occuparsi di vicende che lo riguardano personalmente, altrimenti questa contro-indagine sugli indagatori salernitani assume immediatamente i contorni e i sospetti di una ritorsione e di un’intimidazione.