Archivio Antimafia Duemila

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Opinioni Caso De Magistris: vogliono uccidere Mani Pulite 2 - Pagina 2

Caso De Magistris: vogliono uccidere Mani Pulite 2 - Pagina 2

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Caso De Magistris: vogliono uccidere Mani Pulite 2
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In ogni caso questo è il contesto, un’indagine legittima, doverosa, prevista dalla legge, imposta dalla legge che nasce da un fatto molto preciso, e cioè che a Catanzaro c’era un Pubblico Ministero, completamente isolato nel suo ufficio da colleghi e superiori, che ha condotto tre indagini particolari, di particolare importanza, che si chiamano Toghe Lucane, sui malaffari ipotizzati e denunciati da magistrati lucani nei loro uffici giudiziari, da Potenza ad altre sedi, indagini che tra l’altro poi hanno portato addirittura ad arresti di magistrati lucani e trasferimenti d’ufficio da parte del CSM, quindi sicuramente non un’indagine cervellotica e campata in aria, perché già convalidata da provvedimenti, e giudiziari e anche disciplinari. Quell’indagine era condotta da De Magistris il quale poi ne ha condotta un’altra a proposito di una decina di depuratori che avrebbero dovuto essere costruiti in Calabria per ripulire il mare sporco, che è una delle ragioni per cui il turismo è fermo in una zona tipicamente turistica e marina come la Calabria, depuratori che sono stati finanziati dall’Unione Europea con credo 800 milioni di euro e che poi non sono stati costruiti perché i soldi nel frattempo sono spariti, o sono stati fatti sparire, c’è un rapporto della Corte dei Conti che certifica questa ruberia di denaro pubblico e quindi De Magistris si occupava dei profili penali di questa gigantesca truffa ai danni dell’Europa, che coinvolge politici, loro mogli, loro prestanome, loro galoppini, loro portaborse, e una serie di società fantasma costruite per incamerare i soldi e farli sparire, con il risultato di un danno erariale gravissimo e anche di un danno per l’economia della Calabria che continua ad avere il mare sporco perché non ci sono i depuratori. E poi c’era la terza indagine, quella che si chiama Why Not, che parte da alcune società che avrebbero dovuto anch’esse incamerare finanziamenti pubblici europei, regionali e statali per sviluppare attività economiche nel settore informatico e che naturalmente queste attività non sono mai partite perché anche in questo caso i denari pubblici, un’enorme fiumana di denari pubblici, sarebbero scomparsi nelle tasche dei soliti noti, e questa è l’indagine che ha come imputato principale Antonio Saladino che è il leader de La Compagnia delle Opere, in Calabria, uomo dalle mille ramificazioni e che poi ha coinvolto via via uomini dell’entourage di Prodi, fino a un’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso Premier di allora, Prodi, per valutare l’uso di un telefono cellulare che sarebbe stato intestato a lui ma usato da suoi collaboratori che invece risultano pesantemente indagati, mentre la posizione di Prodi, a quello che si sa, era marginale ma andava indagata per vedere chi e come usava questo telefono.
E poi l’indagine ha portato all’iscrizione anche dell’allora Ministro della Giustizia Mastella per i suoi rapporti con Saladino, con altri faccendieri come ex-piduista già condannato per Enimont Bisignani, come altre persone che stavano in quell’indagine e proprio alla vigilia della perquisizione nella sede Il Campanile, organo dell’UDEUR, che avrebbe potuto portare a scoprire ciò che poi L’Espresso ha rivelato, e cioè un uso privato di finanziamenti anche pubblici a quel giornale di partito da parte di Mastella e famiglia, anche questa indagine è stata tolta a De Magistris. Quella della Poseidone sui depuratori gliel’ha tolta il suo allora Capo della Procura di Catanzaro, Mariano Lombardi; quella Why Not gli è stata avocata, quindi tolta anch’essa dal Procuratore Generale, Dolcino Favi. A De Magistris è rimasta la terza indagine, quella sulle Toghe Lucane e De Magistris ha fatto in tempo, dopo essere già stato trasferito, nelle more del suo trasferimento a completare l’indagine e inviare gli avvisi di conclusione delle investigazioni ai vari indagati e poi, mentre stava scrivendo le richieste di rinvio a giudizio, da Napoli è partito l’ordine di trasferirsi subito, immantinente, dall’oggi al domani, e così De Magistris non ha potuto nemmeno scrivere le richieste di rinvio a giudizio di questa indagine e quindi nessuna delle tre indagini gli è stato consentito di concludere.
Queste indagini, come sono finite o come finiranno, non sono più responsabilità di De Magistris perché non è stato lui a concluderle, cioè il titolare se l’è viste sfilare di mano durante e sul finire, il che crea un primo problema: abbiamo letto su vari giornali che De Magistris sarebbe un fumista, sarebbe un bravo ragazzo ma incapace di trovare le prove, di incastrare gli imputati sulla base di elementi seri e oggettivi, per cui sarebbe autore di ricostruzioni fantasiose oppure comunque giornalistiche di nessuna rilevanza penale, nel qual caso non si capisce per quale motivo, se è un magistrato incapace, si accaniscano tutti a togliergli le indagini mentre le sta facendo, se si è così sicuri che le indagini finiranno nel nulla, in un buco nell’acqua, e si infrangeranno davanti a regolari dinieghi dei GIP e dei Tribunali del Riesame, dei Tribunali ordinari, delle Corti d’Appello, della Cassazione… fategliele finire, così si sputtanerà da solo e potrete dimostrare che avevate ragione. Non si capisce se è così incapace per quale motivo invece di lasciarlo andare a sbattere contro i successivi gradi di giudizio gli vengano sempre tolte tutte le indagini in modo che così lui possa dire che le indagini sono finite nel nulla perché gliele avevano tolte e sono state distrutte, smembrate, svilite, sminuzzate e polverizzate dai suoi colleghi che ce l’hanno con lui. E’ totalmente incoerente quello che sta succedendo, tant’è che tanta pervicacia nel portargli via le indagini prima che le finisca fa persino pensare che non sia poi quell’incapace che si dice, perché altrimenti tutti avrebbero interesse a lasciare che vada a rovinarsi e a suicidarsi con le sue mani.