Archivio Antimafia Duemila

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Opinioni ''In alcuni settori il mondo imprenditoriale e' stato un pezzo rilevante del blocco mafioso'' - Pagina 3

''In alcuni settori il mondo imprenditoriale e' stato un pezzo rilevante del blocco mafioso'' - Pagina 3

Indice
''In alcuni settori il mondo imprenditoriale e' stato un pezzo rilevante del blocco mafioso''
Pagina 2
Pagina 3
Tutte le pagine


Una vera e propria “rivoluzione” da perseguire...
Ribadisco il concetto che la mafia si combatte con tre comportamenti. L’azione repressiva dello Stato, che in Sicilia, ci tengo a sottolinearlo, sta funzionando. In tutte le province vi sono magistrati, poliziotti, carabinieri, guardia di finanza, determinati e competenti che in alcune realtà hanno riconquistato il controllo del territorio. Il secondo elemento riguarda la responsabilità che deve assumersi il mondo imprenditoriale. La nostra responsabilità non è quella del semplice cittadino, è molto più forte. I nostri comportamenti possono provocare effetti negativi o effetti largamente positivi per il territorio. Il terzo elemento riguarda la modernizzazione dell’apparato produttivo. Più l’impresa è internazionalizzata, è aperta alla concorrenza, più investe in tecnologia, in persone e collaboratori con altro profilo professionale, meno c’è l’incidenza della mafia, minori le collusioni, minori le difficoltà. E comunque la mafia investe anche in aziende tecnologiche. I casi più rilevanti sono quelli che hanno interessato grandi aziende di lavori pubblici, aziende di forniture edili, di distribuzione. Il terzo elemento rappresenta quindi uno sforzo di modernizzazione del sistema produttivo che passa anche attraverso politiche pubbliche.  Che non possono più essere quelle degli incentivi “a pioggia” che hanno contribuito ad alimentare la cultura mafiosa e della connivenza.

Resta però il fatto che nonostante i recenti arresti eclatanti, da Provenzano ai Lo Piccolo ecc., non si è ancora riusciti a far fare il passo avanti definitivo nella lotta al pizzo.
Vedere il documentario sulla cattura dei Lo Piccolo e pensare che una città come Palermo, con la sua storia, le sue tradizioni, possa essere succube di quella gente, mi ha indignato profondamente. Io non riesco a capire come una persona normale possa acconsentire a tutto questo, come possa piegare la sua volontà e la sua attività a queste persone. Quello che mi preoccupa fortemente è la debolezza morale della nostra società, solo una simile debolezza può consentire tutto questo. Si tratta di un compromesso che svilisce ogni valore. Esattamente come quelli che in silenzio continuano a pagare o colludere e contemporaneamente sono lì ad applaudire le nostre iniziative ben sapendo che un consenso generico, senza comportamenti concreti, non danneggia nessuno.

Di fatto, in merito alla questione del “consumo critico”, una cultura antimafiosa che spinga la cittadinanza ad andare a comprare là dove non si paga il pizzo, non è ancora così pregnante.

E’ una battaglia lunga che si gioca sulla coerenza dei comportamenti e sulla capacità di tenuta. E’ una questione sulla quale avremo risultati importanti se io, nei due anni che mi restano, continuerò a fare quotidianamente quello che faccio oggi e, se chi verrà dopo di me, continuerà a farlo. Noi abbiamo deciso per le espulsioni e abbiamo scelto di costituirci parte civile nei processi perché “queste persone” devono sapere che vengono espulsi dal mondo civile. Devono capire che non sono degne di stare con noi, che i loro comportamenti danneggiano tutti noi,  sono lesivi dei nostri interessi, degli altri imprenditori, dei cittadini e sono comportamenti per i quali si paga  giudiziariamente o socialmente.

In un passaggio della sentenza del processo Agate + 45 della Corte d’Assise d’Appello di Palermo si legge: “Libero Grassi ha pagato con la vita un biglietto di sola andata da un inferno di viltà – non suo, ma di buona parte di un popolo come quello siciliano che da troppo tempo subisce il ricatto mafioso – al paradiso che si vuole arrida agli eroi. E come eroe civile egli è stato celebrato; da morto. Ma vile rischia di apparire, suo malgrado, tutto un popolo che deve celebrare come eroe, e solo dopo che è stato ucciso, chi ha semplicemente uniformato la propria condotta ai doveri di cittadino probo e ai dettami della propria coscienza di uomo libero, trovando peraltro nella dignità del proprio lavoro la forza e la rabbia per ribellarsi alla prepotenza mafiosa”. Cosa pensa di questa descrizione del popolo siciliano?
Ci sono ancora tante vigliaccherie e viltà in questa terra... Quando al teatro Biondo è stata presentata l'associazione LiberoFuturo (10 novembre 2007 ndr) ho chiesto scusa a Pina Grassi. Le ho chiesto scusa perché la vicenda di Libero Grassi è stata emblematica. Libero Grassi era un uomo che diceva le stesse cose che diciamo noi oggi, ma che invece della solidarietà dei suoi colleghi fu isolato, denigrato, visto come qualcuno che veniva a rompere un equilibrio che disturbava un patto tacito. E Libero Grassi morì perché fu lasciato solo. In quella sede dissi anche che era finito l’alibi per la società siciliana. Oggi non ci sono vittime, ci sono persone che scelgono di pagare consapevolmente. La retorica della vittima diventa un grande alibi per non compiere determinate azioni. Coloro che hanno denunciato hanno trovato nello Stato tutela, garanzie, sono stati essi stessi elementi capaci di favorire altre denunce. Oggi non c’è alternativa a quella della collaborazione. Lentamente qualcosa comincia a muoversi. L'epilogo di Libero Grassi è vergognoso per il nostro mondo. Ed oggi nel nostro mondo ci sono viltà che non ammettono alcuna scusante.


Viltà le cui radici affondano nei tantissimi lutti che hanno segnato la Sicilia e tutto il nostro Paese.
Nella mia formazione la vita è stata scandita da grandi tragedie. Mi ricordo bene Rocco Chinnici quando parlava nelle scuole... ricordo il giorno della strage di via Pipitone. Ricordo gli anni ’80, anni terribili... ricordo le stragi... Io penso che non ci sia stato nessun siciliano onesto che non abbia pianto di fronte alla morte di Falcone e di Borsellino.
Ma dopo la reazione emotiva che si è avuta non è più possibile ritornare alla vita quotidiana normalmente...
Noi abbiamo il dovere di onorare con comportamenti coerenti quelli che per noi hanno pagato un prezzo altissimo. Questo è un comportamento che dovrebbe essere talmente ovvio da rendere intollerabili le viltà e vigliaccherie presenti ancora in Sicilia. Come ad esempio le viltà di colui che collude con la mafia,  o come il politico che fa uno scambio di favori politico-elettorale per favorire la propria carriera. Questa è un’offesa alla memoria ed alla tradizione.
Non dimentichiamo però che da sempre in Sicilia c’è stato un pezzo di società che non ha mai tollerato la Mafia: poliziotti, carabinieri, magistrati e anche qualche imprenditore, tanta gente, un pezzo della società, sicuramente minoritario, che credeva fosse possibile un’alternativa alla connivenza con la mafia e che credeva realmente che la mafia dovesse essere combattuta e repressa.

Cosa si aspetta dal futuro, teme possibili “ripercussioni” a tutti i livelli?
Io sono convinto che nel futuro i silenzi si tramuteranno in azioni. E’ inevitabile. Ciò non toglie che mi rendo conto perfettamente come molti stiano ancora temporeggiando per vedere chi ci segue e se poi questa azione ha la possibilità di radicarsi. Ad ogni modo ho la sensazione che tutti abbiano capito che facciamo sul serio.
So bene che quando le nostre azioni si intensificheranno si avranno inevitabili reazioni.
Ed è per questo motivo che dobbiamo arrivare a quel momento talmente forti e preparati da poter resistere a tutte le eventuali e possibili reazioni.


Info: 

www.addiopizzo.org

www.confindustriasicilia.it

www.antiracket.it